Parole dalla (e sulla) Luna

50 anni fa il primo uomo mise piede sulla Luna. Sapete, precisamente, cosa disse in radio? (Attenzione, perché la risposta non è scontata). E sapete quali sono state le ultime parole pronunciate da lassù, tre anni dopo?
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Parole dalla (e sulla) Luna

Secondo alcuni fu durante una partita di baseball, secondo altri si trattava di una partita di Risiko.
Quel che è certo è che Neil Armstrong, quella frase che è rimasta incastonata nella memoria collettiva del Novecento non la improvvisò, su due piedi, appena toccato il suolo lunare.
Parola di Dean Armstrong, che ha dichiarato che l’assai più famoso fratello, un paio di settimane prima del decollo a Cape Canaveral – durante una partita di baseball o di Risiko, appunto – gli passò un foglietto con scritto sopra: “That is one small step for a man, one giant leap for mankind”. Lo guardò, e gli chiese: “Che te ne pare?”.

Perlomeno, questo secondo le dichiarazioni di Dean stesso, rilasciate nel 2013, quando Neil era già morto (e impossibilitato a replicare). Quindi, in fondo, nessuna certezza nemmeno qui: ma accade quasi sempre, quando la storia lambisce i territori del mito.

A complicare ancor più le cose, poi, c’è tutta un’enorme questione relativa a una minuscola vocale, che ha mobilitato perfino un team di studiosi della Michigan State University: Armstrong ha detto “one small step for a man” o “one small step for man?”. Le registrazioni radio non sono chiare. Ma ci arriviamo poco più avanti.
Intanto procediamo con ordine, con questo articolo dedicato alle parole sulla Luna, a 50 anni di distanza da che il primo essere umano ci mise piede.

Senza la Luna niente allunaggio

Fatto piuttosto lapalissiano, concorderete.
Ma non ci perderemo nei meandri astrofisici delle ipotesi sulla formazione del nostro satellite, così amato da poeti e lunatici.  Ci interessa, qui, l’etimologia.

Nelle lingue neo-latine il termine luna (Lune in francese, Luna in spagnolo, Lua in portoghese, Lună in rumeno) deriva dalla stessa radice di “luce” (lux).
Nelle lingue germaniche (Moon, in inglese, Mond in tedesco) l’etimologia è legata, invece, a quella del termine per indicare il “mese” (Month in inglese, Monat in tedesco): la Luna, con le sue fasi, era uno degli indicatori più utilizzati per scandire lo scorrere del tempo.

Nell’antica Grecia la dea della Luna è Selene, bella e pallida donna, che s’innamorò di un giovane mortale, Endimione, che a sua volta fu condannato da Zeus a dormire per 30 anni in una grotta in Asia Minore.
Così la bella Selene – ogni notte, puntuale – andava a trovare il suo bell’addormentato.

L’allunaggio (quasi) in diretta (in Italia)

“Ha toccato!”. Un applauso scroscia nello studio televisivo della RAI, a Roma, in via Teulada. È Tito Stagno, il conduttore di una diretta televisiva durata ben 28 ore, a dare con enfasi questo annuncio. Ma il modulo Eagle, che ospitava Armstrong e Aldrin, in realtà non aveva ancora toccato il suolo lunare.
“Qui ci pare che manchino ancora 10 metri” ribatte Ruggero Orlando (che ha ragione) inviato della RAI al Centro Spaziale di Houston.
A questo punto inizia un battibecco tra i due, condito di applausi e risate del pubblico in studio.
Tito Stagno aveva, in effetti, annunciato l’allunaggio con 56 secondi di anticipo. Ruggero Orlando lo annuncerà con 10 secondi di ritardo, per via del pittoresco siparietto.

Il mare della tranquillità

Il modulo Eagle, nonostante il battibecco dei presentatori italiani, si posa sulla superficie lunare alle 20:17:40 UTC di domenica 20 luglio 1969.
Il luogo scelto per l’allunaggio viene nominato “Tranquillity Base” da Neil Armstrong, in contatto radiofonico con Houston. L’Unione Astronomica Internazionale approverà, in seguito, il termine: mutandolo, come di abitudine, in latino: “Statio Tranquillitatis”. E la regione intorno al punto dell’allunaggio verrà battezzata “Mare Tranquillitatis” (il “Mare della Tranquillità”).

P.S.: “mare” è un termine che sulla Luna indica delle pianure basaltiche, contraddistinte da un colore più scuro

Per un uomo? O per l’uomo?

Un piccolo passo per un uomo, “one small step for a man”… o un piccolo passo per l’uomo, “a small step for man”?
Questione di una sola vocale, questione di lana caprina potrebbe apparire a molti: ma intorno ad essa ci si continua a scontrare da 50 anni.
Armstrong stesso ha più volte sottolineato che quella “a” c’era, eccome. Lui voleva sottolineare che per un singolo “uomo”, cioè per lui, quello era un piccolo passo (che era allo stesso tempo un enorme balzo per l’umanità). Ma nelle registrazioni radiofoniche pare proprio che quella “a” non ci sia, e che il piccolo passo sia piuttosto dell’uomo, di qualsiasi generico uomo.

Forse è colpa della qualità del segnale, sostiene qualcuno: per quello la “a” si è come dissolta. A qualcuno la spiegazione non bastava: tra questi ci fu Laura Didley, assistente alla Michigan State University, che mise insieme un team per studiare come in Ohio centrale – terra natale di Armstrong – le persone pronunciano la sequenza “for a”: pare che ci sia la tendenza a impastare la a con la “r” di “for”.

Una Bibbia sulla Luna

Sì, c’è una Bibbia sulla superficie lunare. È stampata su microfilm (per via delle limitazioni relative al peso da imbarcare a bordo dei moduli spaziali), e occupa un quadrato di 4 centimetri per lato. La lascio lassù l’astronauta Edgar Mitchell, durante la missione Apollo 14, del 1971.

Le ultime parole (poco) famose

L’ultimo uomo a posare il suo piede sulla Luna fu Harrison Schmitt, l’11 dicembre del 1972. L’ultimo a pronunciare da lassù delle parole fu il suo compagno di missione (Apollo 17) Eugene Cernan. Che così parlò: “America’s challenge of today has forged man’s destiny of tomorrow. And, as we leave the Moon at Taurus–Littrow, we leave as we came and, God willing, as we shall return, with peace and hope for all mankind. Godspeed the crew of Apollo 17″.
[“La sfida dell’America di oggi ha forgiato il destino dell’uomo di domani. E, lasciando la Luna da Taurus-Littrow (valle lunare dove atterrò l’Apollo 17, ndr), ce ne andiamo come siamo venuti e – se Dio vorrà – allo stesso modo torneremo, portando pace e speranza per tutta l’umanità. Buona fortuna all’equipaggio dell’Apollo 17”]

La lingua dello spazio è… il russo

Il programma spaziale americano Space Shuttle ha chiuso i battenti, con l’ultima missione, l’11 luglio 2011. Da allora, e fino ad oggi, tutti gli astronauti che vengono lanciati in orbita per raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale lo fanno a bordo di veicoli Sojuz, di fabbricazione e proprietà russa, appunto. E quindi è bene – anzi, è obbligatorio per tutti – conoscere il russo; è quella la lingua con cui si ricevono e si danno le comunicazioni con la Terra.
Imparare nuove lingue, insomma, è fondamentale anche per chi viaggia nello spazio.

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