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Sboomerizzati!

La Guida di Babbel per comunicare con la Generazione Z, tra nuovi social media, itanglese, attivismo e musica.

Ok, mi butto!

Ti è mai capitato di essere additato scherzosamente come "boomer" da qualcuno della tua famiglia o di tua conoscenza? Era qualcuno molto più giovane di te, vero? Ci mettiamo la mano sul fuoco. Questa e molte altre espressioni (che risultano spesso incomprensibili) sono infatti sempre più usate dai ragazzi della Generazione Z e capirsi a volte diventa davvero complicato. Le differenze sono tante e, di conseguenza, lo sono anche le difficoltà. Dal lessico alla forma, passando per i modi di esprimersi più specifici, come può una persona più “attempata” capire appieno il modo di parlare di chi è nato dopo il 2000? Se è vero che siamo stati tutti quindicenni, è anche vero che essere quindicenni al giorno d’oggi è una questione completamente diversa rispetto al passato. Ecco allora una guida che speriamo possa esserti utile per capire meglio quella che viene universalmente riconosciuta come Generazione Z, i ragazzi e le ragazze nati dopo il 1995.

Gen Z: una generazione online

La Generazione Z non può che essere quella dello smartphone: il computer è ormai uno strumento fin troppo antiquato per chi oggi ha intorno ai vent’anni e si connette soprattutto tramite quello che un tempo veniva chiamato “cellulare”. In base ad alcuni studi, il 95% dei Centennials possiede uno smartphone e non può farne a meno: tra gli appartenenti alla Generazione Z, un ragazzo su 3 si sente a disagio dopo appena 30 minuti senza il suo telefono. Questo perché ormai all’interno degli smartphone c’è un mondo a parte fatto di chat, video, social e contatti di ogni tipo con amici, parenti o semplici conoscenti. “Hai sempre quel telefonino in mano?”: questa domanda ti sarà scappata almeno una volta, per esasperazione, trovandoti di fronte a un adolescente assorto nella lettura o completamente rapito da un video. Ebbene sì, i ragazzi della Generazione Z trascorrono un sacco di tempo online: basti pensare che in una settimana guardano all’incirca 23 ore di contenuti video… quasi una giornata intera! Lo smartphone è la finestra sul mondo dei Centennials: lo utilizzano davvero per qualsiasi cosa, dall’intrattenimento ai giochi all’informazione, passando ovviamente per le interazioni con gli altri. Una delle rivoluzioni più importanti che vede protagonisti proprio i Centennials è quella che sta coinvolgendo il mondo della formazione: questa generazione sta infatti modificando profondamente il settore dell’apprendimento, spingendolo ad abbandonare i vecchi schemi ed evolversi, sfruttando gli strumenti e le potenzialità offerti dall’innovazione tecnologica. Non solo le aziende che operano in questo settore, ma anche le stesse università si stanno pian piano adattando, ripensando la propria offerta didattica e prendendo sempre in maggior considerazione la possibilità di andare incontro agli studenti con programmi in modalità e-learning accessibili anche da remoto.

Social network e altre piattaforme

Per le generazioni precedenti il social network per eccellenza è senza ombra di dubbio Facebook, che ha inaugurato un modo tutto nuovo di interagire e condividere contenuti online con persone conosciute e sconosciute. Agli occhi della Generazione Z, invece, questo formato “classico” di social risulta poco attraente e stimolante; di conseguenza, i siti e le app di social network che si rifanno a questo modello vengono messi da parte per lasciare spazio ad alternative decisamente più dinamiche. Tra i social più amati dai giovanissimi oggi troviamo infatti YouTube, Instagram (in particolare per le stories) e TikTok. Gli ultimi due social hanno una caratteristica comune che li contraddistingue: i contenuti caricati dagli utenti sono visivi e temporanei, quindi disponibili online solo per un breve lasso di tempo, al termine del quale è impossibile usufruirne. Dei quattro citati, il più rivoluzionario e in voga tra gli appartenenti alla Generazione Z al momento è TikTok: nato in Cina nel settembre 2016 col nome musical.ly, questo nuovo social rappresenta ormai un punto di ritrovo virtuale alternativo (perché molto meno conosciuto dai “grandi”) e può vantare un bacino di utenti pari a 2 miliardi in tutto il mondo; la percentuale di giovanissimi è davvero alta: basti pensare che il 27% degli utenti ha un’età compresa tra i 13 e i 17 anni e il 42% tra i 18 e i 24 anni, coprendo il 69% degli utenti totali.

Ma cosa rende questo social così speciale e preferibile rispetto agli altri? La possibilità di condividere dei video musicali divertenti della durata di pochi secondi (15 al massimo) e personalizzati con degli effetti speciali, ma soprattutto l’esistenza delle challenge. Queste ultime sono delle “missioni” che vengono regolarmente proposte dalla piattaforma (a cadenza settimanale e con linee guida generiche) e invitano gli utenti a sfidarsi e a pubblicare contenuti creati secondo uno spunto e un hashtag precisi. Si tratta quindi di un modo tutto nuovo di mettersi in contatto e coinvolgere utenti di ogni parte del mondo, che sta facendo tendenza e che crea spesso dei veri e propri fenomeni di massa.

Un mondo da cambiare

Se non ti è mai capitato di parlare di temi “seri” con un under 25, a questo punto probabilmente ti starai chiedendo: social e videogiochi a parte, qual è il pensiero critico dei Centennials? Grande rilievo viene dato alle tematiche sociali: da parte loro c’è attivismo, senso di multiculturalità e di inclusione. La Generazione Z, secondo alcune ricerche, è tra le più attive per quanto riguarda il sostegno verso movimenti come Black Lives Matter (80%), i diritti LGBTQ+ (74%) e il femminismo (63%), a dimostrazione della grande attenzione che hanno verso le tematiche dell’uguaglianza e dei diritti individuali. I Centennials, inoltre, hanno una spiccata sensibilità verso temi delicati come il cyberbullismo, visto che il 28% pensa che un aspetto come questo avrà un impatto importante sulla loro generazione. Delle ottime notizie in vista del futuro, insomma: i giovani di oggi, che saranno poi gli adulti di domani, sembrano davvero molto consapevoli di ciò che sta loro intorno. E questo non può che essere un aspetto positivo.

Al contrario di come vengono spesso dipinti, poi, gli appartenenti alla Gen Z risultano molto meno materialisti rispetto alle generazioni precedenti: secondo uno studio, infatti, circa uno su cinque preferisce spendere i propri soldi per vivere delle esperienze piuttosto che per possedere dei prodotti. In altre parole, un viaggio viene preferito di gran lunga a un paio di jeans nuovi, un concerto o uno spettacolo appaiono più interessanti rispetto all’ultimo modello di occhiali da sole. Questo materialismo ridotto può essere in qualche modo correlato anche alla maggiore attenzione all’ambiente, altro tema di grandissima importanza per i nostri giovanissimi. La Gen Z si dimostra infatti molto più consapevole dei suoi predecessori anche per quanto riguarda l’impatto che ogni singolo essere umano ha sull’ambiente: gli Zoomer hanno infatti una tendenza molto più marcata nell’evitare tutti quei comportamenti potenzialmente dannosi, impegnandosi contro gli sprechi di ogni tipo e “premiando” quelle aziende e quei marchi che dimostrano di agire in maniera etica e rispettosa, sia in termini di condizioni di lavoro sia di impatto ambientale.

Questa maggiore consapevolezza appare chiarissima osservando i trend in fatto di shopping: il 59% sceglie prodotti fatti con materiali riciclati (contro il 57% dei Millennials, il 47% della Gen X e il 38% dei Baby Boomers), avvicinandosi molto alla percentuale raggiunta dalla Silent Generation (52%); il 29% acquista o scambia vestiti di seconda mano in mercatini appositi o tramite app (contro 24% Millennials e il 20% di Gen X, Baby Boomers e Silent Generation); il 27% sceglie oggetti che possono essere utilizzati più volte, evitando quindi quelli “usa e getta”.

Meme e GIF: i nuovi modi di comunicare

Come appare chiaro dalle tendenze d’uso dei vari social network, la tipologia di comunicazione più diffusa tra gli Zoomers è senza ombra di dubbio quella visuale. L’uso delle immagini viene infatti generalmente preferito al testo, in quanto rende i contenuti “d’impatto”, immediati, quindi più chiari e comprensibili e, di conseguenza, più coinvolgenti e condivisibili. Questa modalità di comunicazione è quella che più rispecchia l’epoca nella quale sono nati e cresciuti gli appartenenti a questa generazione, caratterizzata dalla frenesia della vita quotidiana e dal multitasking. E non è un caso se anche i social network più apprezzati dalla Gen Z siano quelli che lasciano maggiore spazio alle immagini, mettendo da parte i “muri” di parole.

Ma qual è l’utilità di questo nuovo tipo di comunicazione? Chi ricorre all’uso di meme e GIF lo fa per esprimere uno stato d’animo particolare che sarebbe difficile (o semplicemente meno divertente) esprimere a parole, ma anche per ironizzare o rispondere a un post o a un messaggio privato. I meme creano insomma una sorta di “nuovo lessico”, costruendo dei veri e propri riferimenti culturali condivisi; chi non si dimostra capace di restare al passo con questo tipo di trend comunicativi, non riconoscendoli e facendoli propri, rischia di restare tagliato fuori da da alcune discussioni in quanto è come se non parlasse “la stessa lingua”.

Gen Z e musica Trap

Secondo alcuni studi, la Gen Z passa il 42% del suo tempo online ascoltando musica. E da queste canzoni traggono alcuni termini che poi utilizzano nelle situazioni di vita quotidiana: di recente il portale Skuola.net ha effettuato uno studio incentrato proprio sul rapporto tra i Centennials e la trap, dal quale sono emersi alcuni aspetti interessanti. Per due terzi degli intervistati, infatti, questo genere musicale rappresenterebbe una vera e propria fonte di ispirazione. Tra tutti i generi musicali, rap, hip-hop e trap sono in assoluto i preferiti della Generazione Z: sono in assoluto i preferiti tra gli intervistati, il cui lessico viene quindi influenzato canzone dopo canzone, album dopo album. Sempre secondo lo studio effettuato da Skuola.net, più di quattro Centennials su dieci preferiscono ascoltare i cantanti italiani. Tra questi, per fare qualche nome tra i più conosciuti del “settore”, c’è ad esempio Sfera Ebbasta, uno dei pionieri della trap in italia, che al momento su Instagram conta 3,2 milioni di follower. E così i cantanti trap spopolano su Spotify e sulle altre piattaforme di streaming, mentre il loro linguaggio prende sempre più piede tra i giovani. Se quindi sentite un ragazzo più giovane di voi urlare “ESKERE”, non spaventatevi: non è impazzito, non sta urlando parole a caso; sta semplicemente parlando il linguaggio trap, in una sorta di crasi italianizzata di “let’s get it”.

Impara una lingua!

Salvare il pianeta non ha prezzo

Le abitudini di consumo dei Gen Z favoriscono un approccio ecosostenibile

Il 73% dei Gen Z intervistati afferma di essere disposto a pagare un prezzo maggiore rispetto alla media per un prodotto o un servizio ecosostenibile, contro il 68% dei Millennials, 55% della Gen X e 42% dei Baby Boomers.

Il glossario della Generazione Z

Chi ha fatto degli studi classici potrebbe essere tratto in inganno e pensare che si tratti di una parola latina, sforzandosi di ricordare il suo significato, ma BAE non è altro che un acronimo inglese che sta per “Before Anyone Else”. Viene usato per riferirsi a una persona che viene “prima di chiunque altro” (tradotto letteralmente) e che avrà quindi sempre la priorità, indipendentemente dalla situazione in cui ci si trova. In genere si usa per indicare il/la migliore amico/a, ma anche un fratello o una sorella, un genitore oppure la persona alla quale si è legati sentimentalmente.

  • “Lo faccio solo per te, bae!”

Cosa significa, quando qualcuno ti “blasta”? Sostanzialmente vieni sconfitto malamente in una discussione, zittito da una frase secca che mette a tacere l’interlocutore. Il termine è preso in prestito dalla lingua inglese: “to blast” tradotto in italiano vuol dire “distruggere”. L’espressione va molto di moda sul web, dove viene spesso usata nel momento in cui qualcuno risponde in maniera secca e perentoria a qualcun altro, “annientandolo”.

  • “Hai letto quel commento? Lo ha proprio blastato!”

“Ok boomer” è una delle espressioni più inflazionate, negli ultimi tempi, e rappresenta la risposta che le nuove generazioni danno quando vengono rimproverati da persone più anziane. Questo perché, a loro dire, i “baby boomer” (ossia i nati tra il 1946 e il 1964, in pieno boom economico) avrebbero rovinato il mondo e per questo avrebbero perso il diritto di rimproverare le generazione successive: tutti questi concetti racchiusi semplicemente in due parole. I boomer nel linguaggio comunque sono anche quelli semplicemente un po’ all’antica, che non capiscono mode o tormentoni del momento.

  • A: “Forse dovreste smetterla di stare sempre al telefono e uscire di più. Ai tempi nostri…”

  • B: “Ok boomer”

Bufu, nonostante sia l’acronimo di un inglesismo, è un termine tutto italiano: coniato nel 2017 dalla Dark Polo Gang, come riporta Treccani è l’acronimo di “By us fuck u”, tradotto sta per “per quanto ci riguarda, vai a quel paese”. La parola è nata come risposta agli haters della band trap, poi si è diffusa nel gergo ed è diventata un’espressione che può essere utilizzata anche con toni più simpatici, rivolta ad un amico/conoscente.

  • “Se stasera non vieni alla festa sei un bufu”

In genere il termine “cringe” viene utilizzato per indicare qualcosa che è estremamente imbarazzante, per il quale si prova vergogna (per sé o per un’altra persona). Il significato di questa parola in inglese è infatti “strisciare”, “farsi piccolo”, nel senso di nascondersi e diventare quasi invisibile per la vergogna. L’uso di questo termine è diventato più diffuso a seguito della pubblicazione di alcuni video su YouTube intitolati “Try Not to Cringe”, una sorta di challenge nelle quali si sfidavano gli utenti a non provare imbarazzo davanti a delle scene particolari.

  • “Che situazione cringe…”

Con il termine “ghosting” (da “ghost”, che in inglese vuol dire “fantasma”) si intende “sparire senza dare spiegazioni”. Si tratta di un fenomeno piuttosto diffuso tra i ragazzi, in particolar modo sui social network e sulle app di messaggistica. Se qualcuno con cui si parla solitamente in chat di punto in bianco non risponde più e fa sparire ogni sua traccia (magari anche eliminando il proprio account), sta facendo ghosting e molto probabilmente ha intenzione di tagliare i rapporti.

  • “Cosa posso fare se la ragazza che mi piace fa ghosting?”

Qui, anche se ci troviamo di fronte ad un termine inglese, si può agilmente capire a cosa si riferisca: il “normie” altro non è che una persona conformista, che segue la moda e i trend del momento. Può essere applicato a diversi campi e funzionare sempre: sei normie sia se si parla di musica che se si parla di film, oppure di meme. Sappi, quindi, che se ti omologhi alla massa in qualsiasi campo rischi che qualcuno ti dia del… normie!

  • “Se ti piace quella canzone sei proprio un normie”

Diffuso soprattutto sul web, questo termine deriva dall’inglese “to trigger”, che vuol dire sostanzialmente “innescare”. Il verbo è stato italianizzato ed è diventato “triggerare”, con tutte le sue declinazioni: oggi si utilizza per indicare che qualcosa ci ha dato particolarmente fastidio, o comunque ci ha colpiti attirando la nostra attenzione per alcune caratteristiche negative. Secondo l’Accademia della Crusca, in futuro potrebbe diventare un semplice sinonimo di “far arrabbiare”.

  • “Quel messaggio mi ha proprio triggerato”