Be international, be cool #1 – 9 parole utilizzate dai Millennials/Gen-Z da lowkey sapere

Nel primo articolo di Be international, be cool vi illustrerò alcune parole inglesi che spesso i giovani più all’avanguardia (tra cui molti influencers) utilizzano all’interno di frasi italiane, a sentimento, talvolta senza nemmeno conoscerne il significato.
10/06/2020
Be international, be cool #1 – 9 parole utilizzate dai Millennials/Gen-Z da lowkey sapere

Cari Millennials/Gen-Z!  No, neanche io sapevo ci chiamassimo così, ma concediamo ai Boomersi nostri genitori in crisi di mezza età – di sentirsi più giovani attribuendoci questi favolosi appellativi.

Illustrazione di Eleonora Antonini

Iniziamo dalle presentazioni: mi chiamo Elisa, ho 22 anni e abito a Berlino, dove sto facendo un tirocinio di 7 mesi (e fin qui who cares). Chiaramente qualcosa doveva andare storto, e quindi mi ritrovo qui, nel mezzo di una pandemia globale, a vivere una quotidianità fatta di lockdown e mascherine. Abbracciare questa situazione penso non sia stato facile per nessuno e, come tutti i Millennials/Gen-Z che si rispettano, il telefono si è gentilmente prestato a essere il prolungamento del mio braccio per gran parte di queste settimane. 

Inizialmente il mio principale passatempo era guardare stories, tiktok e video su YouTube dai contenuti più disparati. 
Più passavo le ore davanti a questo aggeggio infernale, più mi rendevo conto di quanto poco noi giovani italiani padroneggiamo la lingua inglese nella vita di tutti i giorni.
Sicuramente esistono forestierismi inglesi insostituibili (come computer e marketing), ma io vorrei invece soffermarmi su quelli “superflui”, che ormai con l’avvento di Instagram e Netflix sono destinati ad entrare nel linguaggio comune italiano, specialmente in quello di noi giovani Millennials/Gen-Z.

Non prendetemi per matta, non voglio fare una crociata contro la lingua italiana, che amo e venero, e non sto nemmeno dicendo che al prossimo esame dovrete sciorinare al vostro professore il Decamerone in itanglese.
Semplicemente, questa simpatica rubrica vuole proporre una serie di termini inglesi da utilizzare nella daily life. Termini del vocabolario inglese che, a mio avviso, vengono percepiti come più precisi e più evocativi, intrisi di un sound più moderno e international, quindi cool. 

Dire in inglese cose che si possono dire altrettanto bene in italiano è un fenomeno linguistico che testimonia vivacità culturale, fa parte delle nostre vite e del futuro della nostra comunicazione e nel prenderne parte non ci dev’essere alcun tipo di shaming (per una volta, condiamo un plauso ai milanesi che rispetto a molti giovani di altre regioni italiane utilizzano l’itanglese giornalmente). 

Che ne dite? Ci proviamo? Partiamo dalle basi:

1. CRINGE

Laura stava sparlando di Marco, mentre Marco si trovava proprio dietro di lei… Che cringe.

Poor Marco! Penso che inserito in questo contesto parli da sé, ma facciamo comunque chiarezza: il verbo inglese “to cringe”, che tradotto significa “farsi piccolo” o “strisciare”,  generalmente è utilizzato da Millennials/Gen-Z per commentare una situazione in cui un soggetto si trova a disagio, una specie di empatia mista a vergogna che spingerebbe ogni persona a strisciare sotto terra o diventare piccolissima pur di non affrontare questioni imbarazzanti, come, ad esempio, vedere una scena hot in tv insieme ai genitori. 

2. RANT

Devo per forza fare un rant contro Laura che ha passato l’esame copiando tutto.

Se doveste di nuovo sentire questa parola, tenetevi forte, o, ancor meglio, prendete la prima via di fuga che trovate per andarvene a gambe levate: state per essere investiti dal flusso di coscienza di una iena assatanata. Non importa se in direct, in videocall o al bar, con rant (filippica), si intende una lamentela molto più lunga del necessario su un determinato argomento, a prescindere dal fatto che a qualcuno importi o meno. Da non confondere mai  con “rent” che è invece l’affitto!

3. DRAMA 

Dopo averlo visto sbraitare per tutta la piazza perché lei aveva detto cornetto al posto di croissant, devo proprio ammettere che Marco, il ragazzo di Laura, è davvero drama. 

A braccetto con cringe e rant, nel podio del disagio non poteva mancare la parola drama. Il termine è tipicamente usato, da Millennials/Gen-Z, per definire persone che si annoiano cronicamente e che cercano di trascinare gli altri nel loro vortice di egocentrismo e pazzia, essenzialmente per attirare l’attenzione. Come on, ce l’abbiamo tutti quell’amic* che si rapporta con il mondo esterno reagendo puntualmente in modo esagerato!

4. LOW-KEY

Marco ha ricevuto per il compleanno un viaggio nello Sri Lanka con i suoi amici… Laura era low-key gelosa, avrebbe sempre voluto andarci con lui.

Eh cara Laura, come non capirti! La gelosia è da sempre una brutta bestia e, anche se si prova a nasconderla, in situazioni del genere la si può chiaramente veder trapelare da ogni poro. Qualcosa è “low-key” (basso profilo) + aggettivo in situazioni nelle quali voi avete miseramente provato a non mostrare il vostro vero mood, in realtà le vostre espressioni tradivano le vostre vere emozioni. 

5. DATE

Laura e Andrea si stanno scrivendo da un po’… Venerdì andranno al loro primo date.

Aspettate un attimo e Marco?! Vabbè dai, si chiude una porta e si apre un portone! Non è detto che tra loro sboccerà subito l’amore, ma, insomma, provarci non costa nulla. La parola date vuole identificare un incontro intimo tra due persone, non per forza innamorate. È spesso utilizzata in modo ironico, un po’ per mettere le mani avanti nel caso l’incontro risultasse un flop. Ad ogni modo, i dates possono continuare o meno una volta che una coppia è entrata in una relazione amorosa e, perché no, durante i  dates si possono condividere anche dei “dates” (datteri) da mangiare.

4 millennials/gen-z alle prese con l’inglese

6. BAD/GOOD VIBES – VIBE KILLER 

Il tempo trascorso insieme a Andrea durante il primo date ha trasmesso a Laura bad vibes.

Laura è proprio una vibe killer, non vuole mai fare le cose che le proponiamo.

Azzz! Mi sa che il date non è andato proprio come si sperava! 

Il vibe potrebbe essere definito come quell’umore positivo (good) o negativo (bad) che può trasmettervi l’odore di un pacco di uova scadute, una persona che urla in treno la mattina presto, ma anche una buonissima pizza verace, una spaghettata con le vongole, un brano musicale giusto e chi più ne ha ne metta. In poche parole, è quella sensazione che vi entra nello stomaco quando vi guardate intorno e tutto è viscido e schifoso (bad vibes) o, al contrario, tutto perfetto e idilliaco (good vibes). 

Esiste, inoltre, una determinata categoria di Millennials/Gen-Z capaci di trasformare i good vibes in bad vibes. Si contendono il premio di “latte alle ginocchia dell’anno” con i “drama”. Persone che, puntualmente, mentre vi state divertendo e state decidendo in che club andare, propongono di piazzarsi a casa, a guardare un film bevendo tè caldo al limone e zenzero, sotto le coperte di flanella infeltrita, insomma degli “ammazza divertimento”, più comunemente chiamati vibe killer.

7. RUMOUR 

Ho sentito questo rumour: Andrea ha tradito Laura dopo il loro primo date.

Hai capito Andrea… È da tener bene a mente che i rumours (pettegolezzo, diceria) possono benissimo essere un’esagerazione o una falsificazione di una storia, riguardante una persona che nemmeno è presente durante il pettegolezzo. Spesso questi rumours vengono raccontati da persone drama con lo scopo di umiliare o offendere la reputazione di qualcuno, o a volte semplicemente per distrarsi dall’inutilità della loro esistenza. Not very nice… 

8. PLOT-TWIST

Sono andata in discoteca, la mia amica Laura aveva detto che sarebbe rimasta a casa… Plot-twist, l’ho vista lì, di nuovo insieme a Marco! 

Avete presente quando siete su un mezzo di trasporto e vi si presenta davanti la persona più bella sulla faccia della terra? Voi subito iniziate a farvi un sacco di filmini sulla vostra futura love story, finché questa non vi sorride e… ha un bel pezzo di insalata in mezzo ai denti. Plot-twist (colpo di scena)! Mmm ho reso l’idea? Questa “espressione” è spesso utilizzata da Millennials/Gen-Z come esclamazione per definire un cambiamento improvviso degli eventi; spesso in maniera ironica.

9. TIP

Amic* Millennials/Gen-Z, eccoci arrivati alla fine di questa prima puntata di “be international, be cool”. Prima di leggere il prossimo articolo, ripassiamo le parole illustrate mettendo in pratica queste tips (suggerimenti). 

Innanzitutto, se volete essere davvero cool al vostro prossimo date, evitate di comportarvi da vibe killer, ad esempio ordinando un’insalata in un hamburgheria o dell’acqua ad un aperitivo.
Scampato il primo pericolo, siate cauti e pensateci due volte prima di sparare la prima cosa che vi passa per la mente. La vostra crush potrebbe ricevere
bad vibes, e, plot-twist, alzarsi e iniziare a urlare davanti a tutti rivelando il suo Caino interiore, risultando una/un drama. Anche se forse sarebbe meglio scoprirlo già dal primo (e forse ultimo) date
A questo punto, fossi in voi, me ne andrei
low-key soddisfatta, anche se con addosso una grande dose di cringe e auspicabilmente senza la famosa insalata tra i denti, ma pronta a dimenticare il tempo sprecato bevendoci su insieme agli amici, ai quali rovinerò a mia volta la serata con un bel rant contro il penoso incontro.
Chissà quanti
rumours partiranno quella sera, tra un gin tonic e l’altro!

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