Che cos’è il verlan e dove si parla?

Che sia segreto, insolente, cortese, ribelle o sboccato, il verlan fa parte del vocabolario comune. Ma come può uno straniero impararlo al meglio?
Foto di due ragazze che si affacciano da una finestra e guardano in basso.

Fuori dalla Francia, il verlan non è molto conosciuto. Eppure, la sua influenza si è fatta sentire anche in Italia. Avete presente il trancorio e il riocontra? Si tratta di gerghi che si ispirano proprio al verlan.

I madrelingua francesi conoscono le regole alla base della costruzione del verlan. Se voi, invece, siete appena arrivati a Parigi per completare un’esperienza lavorativa o siete semplicemente in visita, avrete bisogno di un buon metodo per comprendere la ricchezza e l’impatto culturale del verlan.

Prima di tutto: che cos’è il verlan?

Il verlan è un linguaggio inventato, o meglio un gergo, che viene utilizzato in Francia. Non si sa esattamente a quando risale la sua nascita, ma si suppone che sia nato dopo la Seconda guerra mondiale. La caratteristica principale del verlan è la creazione di parole nuove a partire da parole reali della lingua francese nel quale l’ordine delle sillabe viene rovesciato.

La stessa parola, “verlan” cioè, spiega come funziona: verlan è la versione rovesciata di “à l’envers”, cioè “al contrario”. Per esempio, “famille” diventa “mifa”, “tomber” diventa “béton” e “fête” diventa “teuf”.

Così come il riocontra e il trancorio, questo codice è stato inventato per comunicare in maniera segreta (beh, in teoria almeno) ed infatti è nato in ambito giovanile per contrastare il controllo dell’autorità, in genere quello dei genitori e degli insegnanti. Da lì in poi, come vedremo, l’uso si è riversato anche in altri ambiti. Ma quali sono le regole da seguire, quando si parla verlan?

Regola #1: il verlan non ha regole

Non serve consultare l’Académie française, seguire lezioni a livello B2 o adottare un metodo linguistico particolare. Il verlan non si impara a scuola e si trova per iscritto solo raramente. Però tutti lo capiscono (anche le mamme francesi). Dato che si utilizza soprattutto nel parlato, tutti provano a cimentarcisi (comprese le mamme, con risultati a volte imbarazzanti).

La buona notizia è che, data l’assenza di regole chiaramente definite, si possono, almeno temporaneamente, schivare le infinite e tediose norme grammaticali della lingua di Molière. In questo modo risparmierete del tempo (soprattutto se volete conquistare la vostra interlocutrice o il vostro interlocutore madrelingua).

Regola #2: ci sono pur sempre alcune regole

Eppure delle regole (poche), ci sono. Il principio alla base del verlan è estremamente semplice: verlan = l’envers (l’inverso). Si tratta dunque di invertire le sillabe di una parola per crearne una nuova, attraverso un procedimento che ai linguisti è noto come metatesi. Attenzione, però! Come ogni lingua segreta che si rispetti, il verlan è stato codificato e quindi non c’è spazio per la creazione di propria iniziativa. Non solo non sarete capiti, ma rischiate anche di suscitare compassione. Quindi, a meno che non vogliate parlare da sole o da soli, vi conviene continuare a leggere.

Ma torniamo a ciò che ci interessa: la costruzione delle parole. Sapete già che il verlan è una forma complessa (ma gioiosa) di metatesi. Qui di seguito possiamo elencarvi, in maniera schematica, i quattro passi che sono generalmente necessari per la costruzione di una parola in verlan.

  • Accentazione o rimozione dell’ultima sillaba della parola
  • Divisione della parola in sillabe
  • Inversione delle sillabe
  • Adattamento fonetico, per pronunciare la parola appena formata con più facilità

Ad esempio: “L’absence de règles permet de vesqui les sempiternelles et assommantes normes grammaticales”. In questa frase è presente il termine “vesqui”, che non è altro che la versione verlan del verbo “esquiver” (schivare, evitare). Vediamo come funziona la costruzione di una parola in verlan:

1. Esquiver > (rimozione dell’ultima sillaba) > Esquiv’

2. Esquiv’ > (divisione della parola in sillabe) > Es/qui/v’

3. Es/qui/v’ > (inversione delle sillabe) > V’/es/qui

4. V’/es/qui > (adattamento fonetico) > Vesqui

Regola #3: il verlan non si parla, si declama

Dunque, seguendo le istruzioni che vi abbiamo dato, dovreste essere in grado di provare a utilizzare il verlan! Per esempio, potrete sorprendere i madrelingua utilizzandolo nel corso della vostra prossima chiacchierata.

L’uso del verlan è ormai parte integrante della lingua francese, ma è soprattutto il risultato di una massiccia diffusione che ha avuto luogo negli anni Ottanta e poi negli anni Novanta. Utilizzato come segno distintivo dai giovani delle banlieue negli anni ’70, questo gergo è stato portato alla ribalta da Renaud, che ha visto un’opportunità di rinnovare la canzone francese tramite il suo modo di scrivere diretto e insolente.

Grazie all’introduzione di nuove parole, il verlan consente anche di creare nuove rime e contribuisce così all’arricchimento della lingua. Il suo utilizzo ha anche permesso al rap francese di trovare una propria identità, in contrapposizione allo slang utilizzato dall’hip hop americano.

Regola #4: seguite i consigli dei nostri “esperti”

Di fatto, la maggiore difficoltà nell’uso, e quindi anche nell’apprendimento, del verlan è che viene utilizzato in maniera molto istintiva. C’è da dire che, oltre al proprio bagaglio linguistico “classico”, tutti i francesi hanno anche incorporato un certo numero di parole in verlan nel proprio vocabolario abituale. Anche rinunciando alla disinvoltura, a volte. Vi state chiedendo se suona male usare “c’est cheum” al posto di “c’est moche” (“è brutto)? La risposta è: certo che sì.

Alcune parole in verlan

  • en deuspi = en speed (rapidamente)
  • meuf = femme (donna, ragazza)
  • relou = lourd (pesante, gravoso)
  • reum = mère (madre)
  • vesqui = esquiver (schivare, evitare)
  • pécho = choper (rimorchiare, flirtare)
  • tiep = pitié (pena, compassione)
  • kéblo = bloqué (bloccato)
  • seul-tout = tout seul (da solo)
  • n’importe nawak = n’importe quoi (qualunque cosa)
  • c’est ouf = c’est fou (è pazzesco)
  • c’est cheum = c’est moche (è brutto, è terribile)
  • la tehon = la honte (la vergogna)
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