Parla le lingue come hai sempre sognato

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Il porcellino d'India viene dal Perù e altri malintesi linguistici

Perché si dice "non fare il portoghese"? Come mai il porcellino d'India non ha nulla a che fare con Calcutta? Ecco a voi alcune curiosità sull'uso delle nazionalità nella lingua italiana.

Illustrazione di Eleonora Antonioni

La lingua italiana è ricca di espressioni bellissime che raccontano storie e vicissitudini e che sono arrivate fino ai giorni nostri da tempi lontani: quante volte le pronunciamo senza neanche chiederci se ne conosciamo davvero l’origine?
Beh, lasciatemelo dire, è proprio un peccato; non solo perché questi modi di dire racchiudono mondi e tradizioni, ma anche perché, a volte, vengono usati a sproposito.
Non so voi, ma a me piace moltissimo arricchire una conversazione con aneddoti e curiosità; non stupitevi, quindi, se mi sentirete ripetere più di una volta che "ciao" è una parola che in tutto il mondo usano senza sapere che deriva dal dialetto veneto (per dire la verità, neanche molti veneti lo sanno) oppure che non è affatto appropriato autodefinirsi "snob" pensando di darsi un tono.

"Ciao" è una contrazione della parola in dialetto veneziano "s’ciao" (schiavo). Salutare qualcuno con "ciao", quindi, è un modo per dire a quella persona che le siete leali e che siete al suo servizio… proprio come degli schiavi.
"Snob", invece, è una contrazione del latino "sine nobilitate", ossia "senza nobiltà". Pensateci bene la prossima volta che deciderete di utilizzare quest’espressione!

Qualche giorno fa, mi sono interrogata sui diversi aggettivi di nazionalità associati a particolari oggetti, fatti e situazioni piuttosto comuni nella vita di tutti i giorni.
Mi riferisco a espressioni tipo "sauna finlandese", "bagno turco", "estate indiana" e "puntualità svizzera". Vi sembrano ovvie? State pensando che è normale definire le cose a seconda del loro luogo di provenienza? Certo, la "sauna finlandese" si chiama così perché è stata proprio inventata in Finlandia: pensate che "sauna" è una parola finlandese!

… Ma per quanto riguarda il resto? Se vi dicessi che non per tutti i modi di dire è così scontato?

Ecco alcune curiosità da tenere a mente per rendere la conversazione più arguta, brillante e ricca di aneddoti.

Porcellino d’India

Il porcellino d’India (conosciuto anche come cavia) è un tenerissimo animale domestico molto intelligente e famoso per il suo inconfondibile fischio. Bene, sappiate che il nome che gli abbiamo dato è… completamente sbagliato.
Prima di tutto, il "porcellino" non è affatto un piccolo suino, bensì un roditore simile a un grosso criceto. In secondo luogo, la sua provenienza va spostata qualche centinaio di chilometri più a ovest: la cavia è, infatti, originaria dell’America Latina. L’errore deriva probabilmente dall’inesatta credenza di un tempo (dopotutto ci era cascato anche Cristoforo Colombo) che il Sudamerica fosse in realtà nelle Indie. Insomma, l’errore si è tramandato e quello che dovremmo chiamare "cricetone d’Ecuador", oppure "coniglietto del Perù", ha cambiato specie e paese!

Curiosità aggiuntiva

Pare che nessuno, nel mondo, si sia preoccupato del fatto che la cavia appartenga alla famiglia dei roditori e non a quella dei suini: l’errore sulla specie, infatti, è comune a quasi tutte le lingue.
Sulla sua provenienza, invece, ci si è davvero sbizzarriti: in francese e portoghese il porcellino viene dall’India (cochon d’Inde, porquinho da Índia) in tedesco, russo e polacco si parla di un generico "mare", mentre inglese e olandese scelgono la Guinea, in Africa, come luogo di nascita del piccolo mammifero.
Della serie: l’errore può variare, ma se sbagliamo tutti, va bene lo stesso!

Fare il portoghese

Devo ammettere che miei amici portoghesi non erano proprio al settimo cielo quando ho spiegato loro il significato di questa espressione: intimare a qualcuno di "non fare il portoghese", infatti, significa considerarlo uno scroccone, sempre pronto ad andarsene senza pagare.
Malgrado l’elevato potenziale offensivo di questo modo di dire, la sua origine rivela una storia completamente diversa, dove i portoghesi sono vittime e non "carnefici".
Secondo la leggenda, tutto ha avuto inizio a Roma, quando, in seguito a una generosa donazione, il Papa concesse al Re del Portogallo e ai suoi sudditi l’entrata gratuita in città.
E che cosa successe? Numerosi italiani si spacciarono per portoghesi pur di non pagare il dazio!
Il resto, come si suol dire, è storia.

Bacio alla francese

Proprio come pensate: nulla a che vedere con i nostri cugini d’Oltralpe, o quasi.
Il nome "bacio alla francese" deriva dall’inglese "french kiss" e nasce da uno stereotipo: all’inizio del secolo scorso, infatti, i francesi erano considerati dai britannici molto libertini.
Non è strano che noi italiani abbiamo deciso di copiare una dicitura straniera quando, in casa nostra, abbiamo un modo italianissimo di definire questo bacio intimo e romantico? Il famoso bacio alla francese, infatti, è anche conosciuto come "bacio alla fiorentina".
Perché complicare le cose?

Quadro svedese

Tutti ricordate la palestra della scuola, vero? Le pertiche, la palla medica, il materassone blu sul quale si atterrava dopo un rovinoso Fosbury, quell’odore inconfondibile di plastica e scarpe da ginnastica e, dulcis – per modo di dire – in fundo, il temibile quadro svedese.
L’aggettivo di nazionalità, in questo caso, è stato assegnato in modo corretto: il quadro svedese, assieme alla spalliera, è stato proprio inventato in Svezia dal Professor Pehr Henrik Ling.
Perché ve ne sto parlando, quindi?
Sapete che cosa significa l’espressione tedesca schwedische Gardinen? La traduzione letterale è "tende svedesi" e indica le sbarre della prigione che, guarda caso, si intrecciano in quadrati molto simili a quelli creati dall’attrezzo ginnico.
Coincidenza o caso? Quel che è certo è che a me il quadro svedese non è mai piaciuto (o forse non ho mai ben capito come usarlo).

Roulette russa

L’origine di questo pericolosissimo gioco è russa solo per caso. Si è deciso di chiamarlo così solamente perché il primo a descriverne le regole in un libro è stato lo scrittore russo Mikhil Lermontov: malgrado ciò, nulla lascia pensare che il gioco sia stato inventato proprio in questo paese. Il nome "roulette", infatti, è francese e si ispira al gioco d’azzardo.
Il risultato del gioco è, proprio come al casinò, dettato puramente dalla fortuna (o sfortuna) dei partecipanti e il movimento compiuto dal tamburo della rivoltella nella fase iniziale è molto simile a quello della roulette (conosciuta anche come "girella" in italiano).

Zuppa inglese e Pan di Spagna

Se al momento di assaggiare una gustosa zuppa inglese o un soffice pan di Spagna, vi siete sentiti molto internazionali… beh, avete proprio sbagliato. Entrambi questi deliziosi dolci fanno parte della tradizione culinaria nostrana! Del resto, la bravura in cucina non ci manca, vero?
Scommetto che vi state chiedendo come mai si chiamino proprio così.
Malgrado non ci sia il minimo dubbio sulla sua origine italiana (la ricetta della zuppa inglese appare per la prima volta nel ricettario di Pellegrino Artusi pubblicato nel 1891), nessuno conosce con precisione la regione in cui la zuppa inglese è stata inventata e cucinata per la prima volta, essendo oggi diffusa in tutto il Nord e Centro Italia.
Chi ha deciso di attribuirvi un’origine britannica, quindi?

Le teorie al riguardo sono due:

All’epoca della sua invenzione, si pensava che l’aggettivo fosse adatto a descrivere l’alta quantità di alcol presente nel dolce (la zuppa inglese è letteralmente immersa nel liquore), a causa dello stereotipo secondo il quale i britannici sarebbero stati tutti propensi ad alzare il gomito.
La seconda teoria è molto più semplice e sensata: si pensa infatti che la ricetta della zuppa inglese altro non fosse che una rivisitazione di un vero dolce britannico chiamato trifle, diventato popolare in epoca elisabettiana come espediente per riciclare gli avanzi dei pasti consumati a corte.

Per quanto riguarda il Pan di Spagna (che in Spagna si chiama bizcocho), esso sarebbe una rivisitazione della famosa pâte génoise, inventata a Genova ed esportata nella penisola iberica grazie all’ambasciatore Domenico Pallavicini… o meglio, grazie al suo cuoco personale!
Per aumentare ulteriormente la confusione, sappiate che il Pan di Spagna è utilizzato come base per… la zuppa inglese!

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