Parla le lingue come hai sempre sognato

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11 modi di dire italiani che ci invidiano in tutto il mondo

Acqua, preti e diavoli: ecco la lista dei modi di dire italiani più belli!

Illustrazioni di Elena Lombardi

Nel lontano 2008, mentre il professore mi stringeva la mano e mi proclamava "Dottore Magistrale in Scienze Politiche", l’unica cosa che riuscivo a provare era un immenso senso di liberazione dopo tutti quegli anni di studio "matto e disperatissimo". Nessun pensiero di ottimismo per il mio futuro lavorativo nell’ambito diplomatico. No, decisamente no.
Avevo solo una cosa in mente: fare le valigie e partire. Basta con tutti quei libri e quelle tesine, volevo girare il mondo e imparare on the road quello che mi sarebbe servito per la mia vita dopo l’università.
Da quel momento sono passati 8 anni, 5 paesi e 12 case diverse. Se adesso mi fermo e guardo indietro per fare un bilancio e riflettere sulle mie esperienze, mi rendo conto che vivere all’estero non solo mi ha aiutato a mettermi alla prova e scoprire un po’ di più me stessa, ma è stato anche un modo – forse un po’ doloroso – di capire quali sono le cose che mi mancano di più dell’Italia.
E, forse perché sono una scrittrice e di conseguenza adoro tutto ciò che ha a che fare con le parole, direi che – senza alcun dubbio – tutta la mia nostalgia si rivolge al suono affascinante e familiare della mia lingua madre.
I miei amici provengono da tutte le parti del mondo, con loro parlo soprattutto in inglese (e faccio anche un sacco di gesti, certo), ma molto spesso mi trovo anche a cercare di tradurre alcune espressioni tipicamente italiane che considero perfette per descrivere un determinato concetto. È più forte di me, non riesco proprio a resistere!

Ecco la lista d’oro dei modi di dire che uso (e che amo) di più:


Stare con le mani in mano

Non è un luogo comune: noi italiani gesticoliamo come pazzi e spesso riusciamo a riassumere un intero discorso con un leggero sventolio di mani e dita. Proprio come fanno i tedeschi con le loro interminabili parole che esprimono concetti astrusi e complicati.
Bene, ora che abbiamo appurato il nostro amore per il linguaggio del corpo… ripensiamo un attimo a questa espressione: certo, ora è più facile comprenderne la connotazione negativa. Dopotutto, dire a un italiano che se ne sta "con le mani in mano" è come spogliarlo di uno dei suoi tratti distintivi.
L’espressione si usa nei confronti di una persona che non sta lavorando mentre tutti quelli attorno a lui si danno da fare ("Non stare lì con le mani in mano, aiutami con questa valigia!") oppure nei confronti di uno "sbadato" (o pigro o taccagno) che non ha portato il regalo a una festa di compleanno e si è presentato con… le mani in mano, appunto.

maniinmano

Non ci piove

Questo modo di dire di origine popolare – come la maggior parte delle espressioni che coinvolgono fenomeni atmosferici e calamità – descrive perfettamente l’idea di sicurezza e ineluttabilità di ciò che viene espresso.
Se "non ci piove", vuol dire che ci si trova in un posto protetto e irraggiungibile da qualsiasi dubbio, no?

Piove sul bagnato

Assieme a "chi ha denti non ha pane e chi ha pane non ha denti", questo modo di dire esprime in modo perfetto tutta la mia indignazione quando succede qualcosa di veramente ingiusto a chi non se lo merita per niente.
Se, ad esempio, un miliardario vince la lotteria oppure uno che è appena stato mollato dalla fidanzata perde anche il portafoglio… ecco, in quei casi "piove proprio sul bagnato" e a me non va giù!

Acqua in bocca!

Termino la "trilogia dell’acqua" con questa locuzione dall’origine decisamente buffa.
Narra la leggenda che una donna molto devota ma allo stesso tempo particolarmente pettegola avesse chiesto aiuto al suo confessore.
"Che cosa devo fare" chiedeva "per non sparlare più della gente e smetterla di commettere questo peccato?"
Il prete, decisamente saggio, le suggerì un liquido miracoloso che, a suo dire, avrebbe frenato il desiderio di sparlare e rivelare i segreti altrui.
"Ne prenda alcune gocce e le tenga in bocca" le disse "vedrà che è miracoloso!"
Come? State pensando che per trattenere un liquido sia necessario tenere la bocca chiusa ed evitare assolutamente di parlare? Beh, l’importante è che l’espediente del parroco sia stato efficace!

Pietro torna indietro

Questa frase, che per via della rima assomiglia più che altro a una filastrocca, di per sé non ha assolutamente senso. Chi è questo Pietro? E dove è andato? Nessuno lo sa. Quel che è certo, pare, è che tornerà. Ci vogliamo fidare? Fidiamoci.
Ecco perché lo chiamiamo in causa così tante volte quando prestiamo qualcosa: Pietro torna sempre indietro, su questo non ci piove (a proposito). L’uso di questa locuzione è talmente radicato che, molte volte, non serve neanche pronunciare l’intera frase ma basta sottintenderla.
"Mi presti questo libro?"
"Certo, sai come si chiama, vero?"
"Ok, messaggio ricevuto."


pietro

Non sei capace di tenerti un cece in bocca

Questo è quello che succede quando le signore chiacchierone non ascoltano i consigli del parroco e non riescono a tenersi in bocca né acqua né tantomeno ceci!

Chiodo scaccia chiodo

Alcuni pensano che per superare qualche "dramma del passato" (una relazione finita male o un licenziamento, tanto per fare qualche esempio) sia necessario trovare dentro di sé la forza per dimenticare e andare avanti. Certo, belle parole, ma nella realtà non è forse meglio risolvere il problema sostituendolo con qualcosa di bello ed emozionante?
Chiodo scaccia chiodo! Quel chiodo vecchio e arrugginito che tanto vi fa stare male deve lasciare il posto a un chiodo nuovo e scintillante. La soluzione è a portata di mano… e martello!

chiodo

Non avere peli sulla lingua

Ce l’avete anche voi quell’amico che vi dice le cose come stanno, senza filtri tra cervello e bocca e senza alcun riguardo per la vostra sensibilità? Certo, siamo tutti d’accordo sul fatto che forse potrebbe dimostrare più delicatezza nel comunicarvi le cose, questo è sicuro… Tuttavia, che cosa preferite? Uno che vi mente con il sorriso oppure uno che vi ferisce in nome della verità? Io non ho dubbi ed ecco perché, quando mi dicono che "non ho peli sulla lingua", lo prendo sempre come un complimento!

Avere un diavolo per capello

C’è forse una locuzione più adatta a descrivere una persona furiosa? Non si tratta semplicemente di essere così arrabbiati da temere di essere posseduti dal demonio (e chiamare un esorcista di conseguenza), non si tratta nemmeno di avere pensieri negativi e maligni – come suggeriti da un diavoletto seduto sulla vostra spalla – per le persone che vi disturbano. No. La situazione è decisamente più problematica.
Qui, di satanassi che vi turbano la mente ce ne sono a migliaia e sono lì a saltellarvi sulla testa e a tirarvi i capelli come pazzi. C’è quasi da aver paura.

diavolocapello

Da che pulpito viene la predica!

Mia nonna me lo raccontava sempre: una volta, quando nelle chiese venivano usati i pulpiti (in molte chiese moderne non vengono neanche più costruiti), il prete si divertiva a lanciare anatemi dal pulpito, facendo morire di vergogna i parrocchiani. Naturalmente il segreto della confessione era al sicuro ma, come si suol dire, chi aveva la coda di paglia si sentiva sempre preso in causa.
Ai giorni nostri, "predicare dal pulpito" è diventato un modo di dire riferito a chi si prodiga in consigli e raccomandazioni nei confronti di qualcuno che, presumibilmente, è in difetto. Se però la persona che parla non è esattamente senza peccato… la sua predica diventa ipocrita e la posizione di superiorità – il pulpito – risulta decisamente poco credibile.

È il mio cavallo di battaglia

Niente a che vedere con cruenti duelli medievali e terribili galoppate verso il nemico. Il povero cavallo che viene preso in causa è solo una metafora per indicare il meglio del meglio, la punta di diamante oppure il non plus ultra del nostro repertorio.
Il mio cavallo di battaglia? Senza dubbio l’imitazione del litigio tra Antonio Zequila e Adriano Pappalardo nella famosa puntata di "Domenica In" di qualche anno fa.
Che ci volete fare? Ognuno ha il suo.

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