Milano letteraria: la città in 13 libri e una poesia

Siete pronti per un tour letterario in città? Ecco a voi una booklist essenziale per conoscere la Milano raccontata nei libri!
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Milano letteraria: la città in 13 libri e una poesia

Che ne dite di fare un tour letterario metropolitano nella «città che sale», in una Milano che cambia continuamente e fa da sfondo o cornice a molti romanzi, opere di teatro e poesie? Abbiamo pensato per voi una booklist essenziale di autori che hanno raccontato Milano attraverso il loro sguardo, unico: che sia d’amore, storico, utopico o critico, lasciatevi incuriosire da questi spunti per scoprire i mille volti di una città oggi più vivace che mai.

1. “Milano è una seconda Parigi”

In primis, ecco una raccolta di ‘resoconti d’autore’, appunti e annotazioni dei viaggiatori britannici e americani dal 1608 al 1919: a partire dal XVII secolo, infatti, aristocratici e giovani intellettuali benestanti partivano per un Grand Tour alla scoperta diretta dell’Europa continentale, per perfezionare gli studi e conoscere l’arte, la cultura, l’antichità, la società e la politica europea, nonché per il diletto di trascorrere un periodo più o meno lungo (da pochi mesi a diversi anni) in località caratterizzate da clima temperato e paesaggi ameni: non è un caso che da questa esperienza ‘d’élite‘, siano derivati i termini turismo e turista. Molte città d’Italia – come Firenze, Roma, Venezia, Napoli e la Sicilia – erano considerate le mete più ambite, quelle che non avrebbero tradito le aspettative, insomma, soste assolutamente obbligate.
«Milano può sembrare poco interessante in confronto ad altre città italiane unicamente ad una valutazione superficiale», scriveva l’emancipata Edith Warton nel 1905: la poetessa e scrittrice, premio Pulitzer 1921 per The Age of Innocence, ben sapeva che la città era capace di sorprendere, in modo inaspettato, gli avventurieri aperti a suggestioni forse meno spettacolari dei Fori Romani o dei canali sui quali si affacciano i palazzi veneziani, eppure degni di grande considerazione.
Curiosi di scoprire chi prima di lei si fermò a Milano? John Ruskin e Charles Dickens nel 1845, due anni dopo Herman Melville, seguirono George Eliot, Mark Twain e Oscar Wilde – un suo commento presta il titolo a questa raccolta – incantato dai disegni di Raffaello e dai lavori di Dürer alla Pinacoteca Ambrosiana; infine, Henry James nel 1877 ne ammira la Cattedrale che «rappresenta il dominio sulle difficoltà, l’armonia delle risorse, la fatica, il coraggio e la pazienza».

2. “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni (1840-1842)

È impossibile dribblare il Manzoni: croce degli studenti, delizia degli amanti della letteratura e appassionati del romanzo storico. Lo abbiamo già ‘scomodato’ un paio di volte (qui e ), scrivendo di Milano. Se non siete mai riusciti a finirlo, perché allergici alle imposizioni scolastiche, forse è il caso di riprenderlo in mano con più fiducia e curiosità. Come direbbe Don Rodrigo, fate i bravi (lo so, è davvero pessima) e lasciatevi conquistare dalle avventure di Renzo durante i suoi due viaggi in una Milano violenta e viziosa, oppressa dalla dominazione spagnola. Quando nel 1628 il forno delle grucce (lungo l’antica Corsia dei Servi, oggi Corso Vittorio Emanuele) viene preso d’assalto durante una tumultuosa rivolta popolare, il giovane si ritrova a sera, ubriaco e a rischio di cattura, alla malfamata ‘Osteria della Luna Piena‘; e nuovamente nel 1630, anno in cui la ‘grande peste‘ imperversava: Renzo si spinge comunque fino al Lazzaretto (che oggi si troverebbe nei pressi di Porta Veneziain cerca della sua Lucia (spoiler: la trova, ma non finisce così). Insomma, materiale da serieTV ce n’è in abbondanza. Scommetto che vi piacerà.

3. “Fosca” di Igino Ugo Tarchetti (1869)

È il romanzo d’appendice più rappresentativo della scapigliatura, uscito a puntate sulla rivista Il pungolo, nel 1859 e primo titolo della collana Centopagine della casa editrice Einaudi, diretta da Italo Calvino. Cosa racconta? Un triangolo d’amore romantico e tormentato, morboso e a tratti persino horror, sullo sfondo di una Milano alle soglie dell’Unità d’Italia. In due parole: anomalo e anticipatore.

4. “Ascolto il tuo cuore, città” di Alberto Savinio (1944)

Forse non tutti sanno che Savinio era il fratello minore di Giorgio De Chirico. Pittore, compositore, ma anche scrittore, dedica questo maturo «entretenimento» ovvero, dice, «un lungo e tranquillo conversare» a Milano, considerata città «dotta e meditativa: la più romantica delle città italiane»; accompagna il lettore con ironia in una piacevole flânerie lungo le strade e nei cortili interni, giardini segreti custoditi nel ventre architettonico urbano. I dettagli e l’umore della città non sfuggono al suo occhio amorevole. Qualche anno fa, Cordelli scrisse di Savinio e di questo libro: «a Milano dedicò un intero libro, un voluminoso, enciclopedico, torrenziale, travolgente pastiche; una fosforescente, scoppiettante, luminosa fantasia». Cosa state aspettando?

5. “L’ Adalgisa. Disegni milanesi, dell’Ingegner Gadda” (1944)

Ecco un’altra raccolta di racconti, divertenti quadretti satirici e storici degli ambienti borghesi a Milano di primo Novecento. Gadda sbircia con sagacia e graffiante ironia nei salotti meneghini dei Lattuada, dei Rusconi, dei Ghiringhelli e altri, posando il suo sguardo soprattutto sulle loro donne – tra cui spicca l’Adalgisa, vedova Biandronni –, descrivendone movenze, atteggiamenti e apparenze, evidenziandone vanità e frivolezza a dir poco grottesche. Irresistibile. Oh, se vi divertirete!

6. “Uomini e no”  di Elio Vittorini (1945)

Vittorini racconta la resistenza partigiana a Milano, sempre più ferita, durante l’occupazione tedesca: «splendeva il sole sulle macerie del ’43; splendeva ai Giardini, sugli alberi ignudi e sulle cancellate; splendeva, ed era una mattina nell’inverno, era gennaio», indagando profondamente nei pensieri di un giovane combattente clandestino (nome in codice Enne Due) che si interroga sulla natura dell’essere umano, sul significato di essere nel mondo e sul proprio agire. A caratterizzare questo romanzo non è solo l’argomento attualissimo, quasi ‘in presa diretta’, ma anche lo stile: alcuni capitoli sono scritti in corsivo vengono alternati inseriti nella narrazione, dandole respiro: si tratta delle riflessioni del ragazzo, sulla vita e la morte come sulla felicità, e più ancora riguardano il suo grande amore mancato e impossibile per Berta, che interrompono azioni e dialoghi incalzanti.

7. “I segreti di Milano” di Giovanni Testori (1958-1962)
* Il ponte della Ghisolfa, La Gilda del Mac Mahon, La Maria Brasca, L’Arialda e Il Fabbricone.

Ecco la pentalogia di Giovanni Testori, che vi permetterà di esplorare anche le architetture industriali e le periferie della città, attraverso due raccolte (una di racconti, l’altra di storie brevi), due commedie teatrali (una censurata per oscenità) e un romanzo. Vi ritroverete ai margini popolari della società, abitati da operai, prostitute e immigrati durante il boom economico degli anni ’60. Il linguaggio è molto originale, ricco di coloriture dialettali, prestiti esterofili, e neologismi: la lingua di Testori è ruvida, come le tematiche che delinea. A queste prove letterarie e drammaturgiche, si dovrebbe aggiungere anche Nebbia al Giambellino, un secondo romanzo, pubblicato postumo nel 1995. Ai racconti della Ghisolfa si ispira la sceneggiatura di Rocco e i suoi fratelli, celebre film di Luchino Visconti del 1960 (sentite un po’ Martin Scorsese).

8. “La vita agra” di Luciano Bianciardi (1962)

È l’ultimo romanzo, in gran parte autobiografico, di una trilogia iniziata con Il lavoro culturale e L’integrazione. Un anarchico della provincia toscana raggiunge Milano per vendicare le vittime di un disastro minerario nel grossetano, causato dal mancato rispetto delle norme di sicurezza, dalla speculazione economica e dall’assoluta indifferenza del potere capitalista nei riguardi della vita degli operai coinvolti. Si rifugia nel torracchione (torre Galfa), un grattacielo nei pressi della Stazione Centrale – che descrive splendidamente – deciso a farlo saltare. Abbandona l’idea di portare a termine la sua missione, travolto dalla frenesia, dall’impersonalità dei rapporti umani e dalla rigida logica economica della metropoli, dove lavora, ormai rassegnato, come traduttore. E poi c’è Anna, una ribelle, impegnata politicamente e disinibita, ma di lei qui non dico altro. In estrema sintesi: ca-po-la-vo-ro. (Carlo Lizzani ne ha fatto un film nel 1984 con un brillante Ugo Tognazzi e ne parla qui)

9. “Un amore” di Dino Buzzati (1963)

Buzzati descrive dolorosamente la nascita di un’ossessione a parire dall’incontro, in una Milano dolente e allucinata, dell’ architetto Antonio Dorigo  uomo di mezza età introverso e solitario, se pur di successo – dunque puntuale alter ego dell’autore, con la giovanissima Laide, ballerina della Scala che lavora in una casa d’appuntamenti: «era una delle tante giornate grigie di Milano però senza la pioggia, con quel cielo incomprensibile che non si capiva se fossero nubi o soltanto nebbia al di là della quale il sole, forse». Tonino perde la testa per la ‘svergognata ragazzina’ strafottente e bugiarda, ed è logorato dalla passione. Il resto è storia: «sì, certo, complessivamente una storia ridicola, una vicenda come tante, banale, storta, comica, meschina. Era tanto semplice capirlo, non poteva che finire così, su, coraggio, buonanotte, a domani, non ne vorrà fare una tragedia spero, raddrizzi il nodo della cravatta piuttosto. Una doverosa risata. Buonanotte». Non è meraviglioso?

10. “La Paloma” di Carlo Castellaneta (1972)

Castellaneta ambienta molti dei suoi romanzi a Milano. Qui, rievoca la strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969, conseguenza dell’attentato terroristico alla Banca dell’Agricoltura di Milano, che apriva al periodo più cupo del secondo dopoguerra, gli ‘anni di piombo’, innescando la cosiddetta ‘strategia della tensione’. Chi è Pietro, ferroviere anarchico non violento, il protagonista? Sembrerebbe il ritratto dell’anarchico Pinelli, ma l’autore suggerisce essere un personaggio letterario, divorato dalla passione politica che investe interamente la propria vita nell’utopia della libertà.

11. Sant’Ambrogio e l’invenzione di Milano – Dario Fo (2009)

Uomo di teatro e premio Nobel per la letteratura nel 1997, il colto giullare Dario Fo guarda in modo anticonvenzionale a una figura fondamentale e non convenzionale della cristianità e di Milano: Sant’Ambrogio, giovane uomo carismatico divenuto vescovo e poi santo patrono della città. Si festeggia il 7 dicembre, giorno in cui s’inaugura la stagione del Teatro alla Scala, i cittadini meritevoli vengono premiati con l’Ambrogino d’oro – una moneta con l’effigie del santo – e nelle strade del centro (fino a pochi anni fa, lungo il perimetro della basilica a lui dedicata) ci si perde tra le tradizionali bancarelle di Natale degli Oh bèj, oh bèj. Ambrogio! Chi era costui? Come è arrivato a Milano? Se volete scoprirlo, questo è il libro che fa per voi.

12. “Morte di un uomo felice” di Giorgio Fontana (2014)

Un’altra narrazione sul terrorismo italiano, quello più tardo e feroce degli anni ’80. Questa è la storia del magistrato Colnaghi che indaga sull’assassinio di un politico democristiano. Nell’aula magna del Palazzo di Giustizia di Milano incontriamo un uomo normale, inquieto e intimamente cattolico, abbandonato da un padre ribelle deciso a combattere per la causa partigiana che porta avanti con ostinazione una lunga e articolata inchiesta su un nuovo gruppo armato, responsabile dell’attentato. Spinto da un forte desiderio di verità e comprensione del momento tragico che il Paese sta attraversando, il procuratore sente il dovere e la necessità di immergersi ‘nelle vite degli altri’, dall’assassino al ferroviere incontrato in un bar.

13. “I pirati dei Navigli” di Marco Philophat (2017)

Restiamo negli anni’80 per immergerci nella controcultura musicale underground e cyberpunk milanese: lo scantinato di una libreria, ribattezzato Helter Skelter (già, i Beatles) diventa il nuovo meeting point di varie sperimentazioni artistiche, culturali e sociali, e il centro sociale Cox18 in via della Conchetta, sulla Darsena, è più in fermento che mai. Da qui, in tutta la città si diffonde uno slancio utopico, rivoluzionario e resistente. Il romanzo è un susseguirsi di episodi e dis-avventure coinvolgenti, e offre un ritratto del libraio illuminato Primo Moroni: una figura ancora da riscoprire.

Infine, la poesia: è di Umberto Saba, malinconico e solitario poeta triestino.
S’intitola Milano, è raccolta nella sezione Parole (1932-1934) del suo Canzoniere.

Fra le tue pietre e le tue nebbie faccio villeggiatura.
Mi riposo in piazza
Del Duomo.
Invece
di stelle
ogni sera si accendono parole.
Nulla riposa della vita come
la vita.

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