Un mese arcobaleno: ecco tutte le parole da conoscere prima di partecipare al Pride

Ecco una lista di parole molto importanti da conoscere per poter parlare in modo informato e consapevole del Gay Pride e del mondo LGBT.
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Un mese arcobaleno: ecco tutte le parole da conoscere prima di partecipare al Pride

Siete pronti a farvi travolgere dall’onda arcobaleno di musica, balli ed entusiasmo?
Prima di gettarvi nei cortei del Pride Month, ecco una lista di parole molto importanti da conoscere per poter parlare in modo informato e consapevole del Gay Pride e del mondo LGBT.

LGBT(QI)

Iniziamo dalle basi. L’acronimo LGBT, usato in Italia a partire dagli anni ’90, generalmente indica chiunque non si identifichi come eterosessuale e, letteralmente, significa “Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transessuali”. In tempi più recenti, all’acronimo sono state aggiunge la lettera Q per indicare i queer (coloro i quali non si sentono descritti dalle “etichette” esistenti) e la I per descrivere la categoria degli intersessuali (le persone i cui cromosomi e caratteri sessuali non sono definibili né come maschili né come femminili).

Cisgender (cisessuale) / Transgender (transessuale)

È cisessuale (o cisgender) la persona che si sente a proprio agio con il genere sessuale assegnato alla nascita. La cisessualità si verifica quindi quando i caratteri sessuali corrispondono all’identità di genere dell’individuo.
Al contrario, l’individuo transessuale non vive la stessa concordanza e la sua identità sessuale non corrisponde alla sua identità di genere. Questa condizione, indicata dalla psichiatria come “disforia di genere”, porta in genere alla transizione tra i due sessi attraverso terapie ormonali, psicoterapiche e chirurgia estetica e ricostruttiva.

Queer

Il termine “queer” che, letteralmente, in inglese significa “strano, stravagante”, viene usato in questo ambito per indicate una persona che non si identifica strettamente nelle principali categorie e che, in generale, si trova in disaccordo con le “etichette”, non ritenendole complete a descrivere la complessità della propria identità sessuale.

Omofobia

Abbiamo deciso di includere questa parola nella nostra lista, malgrado si tratti di un termine orribile che non vorremmo più sentire. Eppure, purtroppo, l’omofobia è diffusa e l’Unione Europea l’ha equiparata – in una Risoluzione del 2006 – ad altre forme di odio quali razzismo, sessismo, antisemitismo e xenofobia.
Che cos’è l’omofobia nello specifico? Il termine deriva dal greco antico ὁμός (stesso, medesimo) e φόβος (paura). Non si tratta di una vera e propria “fobia” clinicamente accertata, bensì di una forma di odio irrazionale basata sul pregiudizio e rivolta contro le persone appartenenti alla categoria LGBT.
Gli omofobi sono, statisticamente, persone rigide e insicure che temono tutto ciò che è diverso da quello che loro considerano normale, oppure persone che non possono e non vogliono accettare l’omosessualità a livello inconscio oppure a causa delle loro credenze (sociali o religiose),
Come si traduce nella realtà un comportamento omofobo? Le variazioni sono molto numerose: si passa dalla semplice accettazione di azioni discriminatorie commesse da altri a danni delle persone LGBT, alla vera e propria azione verbale o fisica nei confronti delle minoranze sessuali. L’omofobia provoca conseguenze terribili (bullismo, discriminazione, isolamento, mobbing) che possono portare al suicidio l’individuo che ne è vittima.

Pride

Anche conosciuto con il nome completo “Gay Pride” (orgoglio/fierezza gay), il “Pride” promuove una serie di atteggiamenti e iniziative (cortei, manifestazioni, campagne di sensibilizzazione) che hanno come scopo finale quello di ribadire la bellezza della diversità sessuale e il concetto che l’orientamento e l’identità sessuali sono presenti fin dalla nascita nell’individuo e sono, di conseguenza, innati.
Il simbolo del “Gay Pride” è la famosissima bandiera arcobaleno.

Famiglia arcobaleno

Le famiglie arcobaleno sono tantissime e variegate. Come indicato nel sito ufficiale dell’Associazione dei Genitori Omosessuali, esse includono:

Uomini o donne che hanno avuto i figli in una relazione eterosessuale e che, in seguito, scoprono o decidono di assumere la loro identità sessuale. Si trovano a fronteggiare problematiche analoghe a quelle delle coppie separate e delle famiglie ricomposte eterosessuali.

  • Coppie omosessuali che desiderano un figlio e che pianificano la procreazione in coppia facendo ricorso alle tecniche di procreazione assistita all’estero, ad autoinseminazione con dono di gameti da parte di un amico, con surrogacy all’estero per le coppie di uomini e all’adozione, se cittadini o residenti di paesi che la permettono. Si confrontano con tematiche analoghe a quelle delle coppie eterosessuali sterili, ma a differenza di queste i loro figli non sono protetti dalla legge per ciò che non rientra nel legame biologico.
  • Coppie o singoli omosessuali di sesso differente che fondano una famiglia insieme (genitorialità condivisa) e che organizzano il quotidiano come coppie eterosessuali separate, con affido congiunto.
  • Singoli omosessuali che decidono, nei modi più vari, di diventare genitori. Si misurano con il vissuto dei genitori single.
  • Le famiglie arcobaleno sono queste e molte altre, Famiglie fondate non sulla biologia, nemmeno sulla legge, purtroppo, ma sulla responsabilità assunta, l’impegno quotidiano, il rispetto, l’amore.

Conoscete altre parole da aggiungere a questa lista?

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