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10 anni all’estero e 3 figuracce memorabili

Livia vive all’estero dal 2007. Parla inglese, francese, tedesco e italiano. Ciò non le ha impedito di rendersi ridicola in tre memorabili occasioni.
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10 anni all’estero e 3 figuracce memorabili

Illustrazione di Eleonora Antonioni

Dopo un’adolescenza trascorsa a sognare di vivere all’estero, mi sono trasferita in Belgio nel 2007 grazie a un progetto universitario. Da allora non sono più tornata in Italia: al Belgio sono seguiti i Paesi Bassi, la Germania e la Svizzera. Oltre all’italiano, padroneggio perfettamente l’inglese, il francese e il tedesco. Ciò, ahimè, non mi ha impedito di rendermi ridicola in tre memorabili occasioni.

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Bruxelles, agosto 2007: proposte indecenti al parrucchiere

Dopo i primi mesi di assestamento in una città straniera, ogni expat si ritrova davanti a una tappa obbligata: quella dal parrucchiere. Per quanto si possa fare richiamo a tutto il proprio coraggio, il rischio di ritrovarsi con una testa assurda è concreto. In fondo, cosa ne potevo sapere io dei trend belgi in materia di acconciature? Se solo avessi saputo che presto avrei avuto dei problemi più grossi…

Parrucchiere: “Bonjour mademoiselle”

Io: “Bonjour monsieur, pourrais-je avoir un coup, s’il vous plaît ?”

Parrucchiere: “Hahahahahahah-rhoooo-hahahah”

Perché?

Un taglio di capelli: une coupe

Un coup: un colpo – informale: un cicchetto o una sveltina.

Nella mia ansia di ritrovarmi con dei capelli orribili, ho commesso l’errore fatale: ho scambiato une coupe con un coup e ho fatto un’involontaria avance al parrucchiere!

Berlino, settembre 2008: mai farsi belli con la suocera

Nel 2008, a Berlino, mi sono recata a casa dei genitori del mio fidanzato per una visita e sono stata accolta da una meravigliosa torta di prugne. All’epoca vivevo e lavoravo a Monaco di Baviera, i cui panifici in estate espongono addirittura i cartelloni pubblicitari del dolce. La torta infatti è diffusa in tutta la Germania, ma si dice sia originaria della città bavarese di Augusta. Tra mille difficoltà, ne avevo dunque imparato il nome in tedesco, davvero difficile da pronunciare.

Io: “Vielen Dank, dies ist ein wunderbarer Zwetschgendatschi!”

Mia suocera: “Wie bitte?”

Perché?

Torta di prugne (nel sud della Germania): Zwetschgendatschi

Torta di prugne (nel resto della Germania): Pflaumenkuchen

Fortunatamente, il mio fidanzato si affrettò a spiegare che avevo parlato a mia suocera, berlinese… in bavarese.

Monaco di Baviera, marzo 2010: il tempo è gay

Si sa, il freddo secco è più semplice da sopportare del freddo umido e penetrante. Sembrava chiarissimo anche a me, quando in un marzo 2010 particolarmente piovoso dissi ai miei colleghi tedeschi:

“Das Wetter ist wirklich schwul heute”

Seguirono risate generali.

Perché?

Schwul: omosessuale / Schwül: umido

Quindi la mia frase voleva dire: “Oggi il tempo è veramente gay!”

Morale: mai sottovalutare un’umlaut! Da allora, tuttavia, preferisco usare feucht.

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