Storia delle carte da gioco italiane (e le parole da conoscere)

Un paese, tante tipologie di carte da gioco: un breve viaggio nella storia di questa tradizione italiana.
Un quadro di Paul Cézanne, I giocatori di carte, con tre uomini seduti che giocano a carte e un uomo in piedi che li osserva

“Hai portato le carte?” è la classica domanda che si rivolge durante un picnic, o nel bel mezzo di una grigliata tra amici. Perché le carte da gioco sono quell’elemento sempre presente, un’opzione di svago irrinunciabile. Se ci pensate, le carte sono una delle pochissime cose che accontentano tutti: è una cosa “da vecchi” e una cosa “da giovani” (qualsiasi cosa vogliano dire queste espressioni) e non è certo un caso che siano in giro da secoli e non abbiano perso nemmeno un grammo del loro fascino. La storia delle carte da gioco italiane, peraltro, è un riflesso perfetto della storia d’Italia e, in qualche modo, della nostra lingua.

Lo sappiamo tutti: in Italia esistono tantissimi tipi di carte da gioco, ma vi siete mai chiesti perché? La cosa buffa è che, se alcuni di questi tipi sono molto simili, altri invece sono talmente diversi da risultare praticamente incomprensibili anche ai giocatori più esperti. Avete mai giocato con un mazzo di carte trevigiane? Se non siete veneti, avrete più di qualche difficoltà a distinguere i “bastoni” dalle “spade”. A cosa è dovuta questa diversità, tanto simile a quella dei dialetti italiani?

L’arrivo delle carte da gioco in Italia

Tanto per iniziare, occorre dire che le carte da gioco italiane sono 40 (anche se non sempre) e non 52 come le carte a semi francesi. È questa la prima grande distinzione da fare: le carte a semi francesi hanno come semi i cuori, i quadri, i fiori e le picche. Le carte a semi “latini” hanno invece dei semi diversi, che sono: bastoni, spade, coppe e ori (o denari). Come vedremo, la rappresentazione di questi semi è molto diversa a seconda della regione.

Ma quando sono arrivate le carte da gioco in Italia? Si dice intorno al quattordicesimo secolo, ma non si hanno molte informazioni a riguardo. Ad ogni modo, pare che non si tratti di un’invenzione europea, perché le prime testimonianze dell’esistenza di questo tipo di gioco si trovano in Cina, quasi quattrocento anni prima della sua comparsa in Italia (o in altri paesi europei).

C’è qualche sicurezza in più su chi portò le carte da gioco in Europa (e in Italia): furono i Mammeluchi egiziani, i cui mazzi erano composte da 52 carte divise in 4 semi (bastoni da polo, denari, spade e coppe). in sostanza, un aspetto molto simile alle carte con cui giochiamo tutt’ora.

Ma, come detto, con l’arrivo in Europa, pur rimanendo praticamente intatte nei fondamenti, le carte da gioco cominciarono a prendere un aspetto molto diverso a seconda del paese e della regione. In Francia, per esempio, vennero introdotti dei semi completamente differenti. In Italia e in Spagna, invece, le carte divennero 40, con l’8, il 9 e il 10 che vennero sostituiti dal fante (o donna: ci torneremo più tardi), dal cavallo e dal re. Le carte a semi francesi, invece, vanno dall’1 al 10, a cui si aggiungono il fante, la regina e il re (oltre a due jolly, o matte, che però sono stati aggiunti solo in un secondo momento e in molti giochi non vengono utilizzati).

Tipi di carte da gioco italiane

Le carte da gioco italiane possono essere divise in quattro grandi gruppi:

  • le carte da gioco dell’Italia settentrionale: appartengono a questo gruppo le carte bergamasche, le carte bresciane, le carte trentine, le carte triestine, le carte trevisane e le carte bolognesi. I semi sono: bastoni, spade, coppe e denari. Generalmente sono mazzi di 40 carte, ma esistono delle varianti a 36 e 52
Carte da gioco bergamasche
Carte da gioco bergamasche. Fonte: Wikimedia Commons
  • le carte da gioco di tipo spagnolo: appartengono a questo gruppo le carte piacentine, le carte napoletane, le carte romagnole, le carte siciliane, le carte sarde e le carta abruzzesi. I mazzi sono sempre a 40 carte. Le spade, rispetto alle carte settentrionali, le quali sembrano più delle scimitarre, sono più dritte, mentre i bastoni assomigliano più a dei randelli. Inoltre, quelli che nelle carte settentrionali si chiamano denari, qui sono chiamati “ori”.
Carte da gioco napoletane
Carte da gioco napoletane. Fonte: Wikimedia Commons
  • le carte da gioco di tipo francese: appartengono a questo gruppo le carte genovesi, le carte milanesi o lombarde, le carti piemontesi e le carte fiorentine. Come è facile intuire, queste carte utilizzano i semi francesi (cuori, quadri, fiori e picche). Esistono varianti di mazzi a 36, 40 e 52 carte.
Carte da gioco toscane
Carte da gioco toscane. Fonte: Wikimedia Commons
  • le carte da gioco di tipo tedesco: principalmente diffuse in Alto-Adige, sono anche dette salisburghesi e hanno dei semi peculiari, cioè le foglie, i cuori, i campanelli e le ghiande.
Carte di tipo tedesco
Carte di tipo tedesco. Fonte: Wikimedia Commons

Espressioni e proverbi sulle carte da gioco regionali

Una peculiarità davvero curiosa delle carte da gioco italiane è che in alcuni mezzi del Nord Italia, si possono trovare delle espressioni o proverbi. Ecco quali sono:

  • sull’asso di bastoni delle carte bergamasche c’è scritto “Vincerai”
  • sull’asso di coppe delle carte trevigiane c’è il motto “Per un punto Martin perse la cappa”, che è diventato anche uno dei più comuni modi di dire veneti; su quello di denari c’è scritto “non val sapere a chi ha fortuna contra”; su quello di bastoni “se ti perdi tuo danno”; su quello di spade “non ti fidar di me se il cuor ti manca”
  • sull’asso di bastoni delle carte triestine c’è scritto “molte volte le giuocate van finire a bastonate”; su quello di spade “il giuoco della spada a molti non aggrada”; su quello di coppe “una coppa di buon vin fa coraggio fa morbin”, mentre su quello di denari, a seconda di chi fabbrica le carte, c’è scritto “son gli amici molto rari quando non si ha danari” oppure “non val saper chi ha fortuna contra” (quest’ultimo ricalca il motto dell’asso di denari delle carte trevigiane).

Il glossario delle carte da gioco italiane

Ora che conoscete le carte da gioco italiane, vediamo quali sono i termini più comuni che si utilizzano quando si gioca a carte e cosa significano. Tenete presente che, però, molti di questi termini vengono poi declinati in maniera diversa a seconda del dialetto.

Strozzare

Questo verbo, nell’ambito dei giochi di carte, ha un significato ben preciso: si usa quando una carta è superiore (anzi, più forte) di un’altra. Un 7, a briscola, “strozza” il 6, ma non il “3” (qui ci vorrebbe una spiegazione delle regole della briscola, ma ve le risparmiamo).

Picche

Vi siete mai chiesti che cosa siano le picche? È un’arma ormai in disuso, formata da un’asta di legno lunga qualche metro e terminante con una punta di ferro. Quella punta è stilizzata nelle “picche” che vedete nelle carte di semi francesi. Questa parola, peraltro, ha dato origine a un ampio numero di espressioni idiomatiche, che hanno a che fare con i giochi di carte e le loro regole: contare quanto il fante di picche, rispondere picche, dare il due di picche ecc.

Onori (o carichi)

Gli onori (o carichi) sono carte di alto valore e che vanno giocate con estrema cautela, perché perdere un “onore” potrebbe comportare la sconfitta.

Figura

Le figure sono invece quelle carte che non sono rappresentate da numeri, ma da personaggi: il fante (o donna), la regina, il re, il cavallo, il jolly sono figure. Le altre, no.

Come quando fuori piove

Questa breve filastrocca viene utilizzata per memorizzare l’ordine convenzionale dei semi, e per farlo basta prestare attenzione alla lettera iniziale di ciascuna parola. Cuori (Come), Quadri (Quando), Fiori (Fuori), Picche (Piove). Questo ordine gerarchico non vale per tutti i giochi di carte, ma in alcuni è davvero fondamentale ricordarselo, ad esempio il poker.

Cappotto

Anche questo termine gergale potrebbe oscuro per chi non si intende di carte, ma in realtà è una parola che viene utilizzata anche in altri ambiti (soprattutto sportivi). Il “cappotto” avviene, di solito, quando si ottiene il punteggio massimo possibile.

Donna (o fante)

Nelle carte da gioco italiane, la carta successiva al 7, viene chiamata “fante” o “donna”. Come mai questa differenza? Il motivo è che, una volta, il fante veniva rappresentato con un aspetto femmineo e anche se questa tradizione è ormai superata, al Sud si continua a chiamare “donna” quella carta. Nelle carte trevigiane, il fante di spade viene chiamato “Vecia de spade” (Vecchia di spade) e in effetti si tratta di una delle figure più enigmatiche del mazzo, perché è difficile capire se si tratti di un uomo o di una donna.

Scartine

Si tratta delle carte di scarso valore, che possono essere scartate senza ottenerne benifici o danni (sono il contrario degli “onori”, in pratica).

📸 Paul Cézanne, Les Joueurs de cartes

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