I termini del tennis: glossario minimo per principianti

Non capite nulla di tennis e non volete darlo a vedere? Ecco una guida per navigare tra i più comuni termini del tennis, dagli ace alle ciambelle, passando per falchi e ciclopi.
I termini del tennis: glossario minimo per principianti

Da qualche mese il tennis è sulla bocca di tutti gli appassionati di sport in Italia. Il merito è di un’ondata di successi arrivata quasi all’improvviso, anche se a dire il vero è da un po’ di anni che il tennis maschile italiano sta ottenendo dei buoni risultati. La finale a Wimbledon conquistata da Matteo Berrettini, però, ha dato al tennis italiano un’esposizione mediatica senza precedenti. I suoi successi, uniti ai promettenti risultati dei giovanissimi Jannik Sinner e Lorenzo Musetti, hanno conquistato i titoli dei telegiornali: segno che, mai come oggi, il tennis sta diventato sempre più mainstream. Ecco perché abbiamo deciso di scrivere una breve guida con i principali termini del tennis.

Ultimamente vi sarà capitato di sentir parlare di servizi, dritti, demivolée, teste di serie e tante altre parole legate al mondo del tennis. I termini utilizzati dai commentatori di questo sport sono a volte oscuri (per non parlare del punteggio, che meriterebbe un articolo a parte) ed ecco perché abbiamo pensato di creare un glossario che potrete usare nel caso vi ritroviate a seguire una partita, magari con un italiano in campo, e abbiate paura di fare brutta figura, o meglio, abbiate intenzione di sfoggiare le vostre conoscenze in ambito tennistico. La terminologia del tennis è parecchio complessa e un solo articolo probabilmente non basta: ma si parte sempre dalle basi, no?

(Leggi anche: La nostra guida all’etimologia sportiva)

I termini del tennis: i colpi

Prima di tutto, occorre sapere come vengono chiamati i colpi e qui c’è la prima bella notizia: quelli che bisogna assolutamente sapere sono tre.

Servizio (o battuta): è il colpo di inizio gioco, quello che fa iniziare il punto. Quando il servizio porta un punto diretto senza che l’avversario riesca a colpire la palla, viene chiamato ace. La risposta invece è il colpo con cui l’avversario cerca di intercettare il servizio.

Dritto e rovescio: la differenza tra dritto e rovescio è definita dalla mano dominante, cioè la mano con cui si impugna la racchetta. Se tenete la racchetta con la mano destra, allora il dritto è il colpo che giocate quando la palla è alla vostra destra; viceversa, quando colpirete la palla alla vostra sinistra, quello sarà il vostro rovescio. Il rovescio (ma anche il dritto, in rarissimi casi) può essere colpito con una o due mani. Nel primo caso viene chiamato rovescio a una mano, nel secondo a due mani – o bimane.

Oltre a questi tre colpi fondamentali, esistono altri colpi che è bene conoscere:

  • la volée, è il colpo che viene giocato al volo, cioè senza far rimbalzare la palla;
  • la demivolée, cioè una mezza volée, è un colpo molto raro e viene giocato spesso nei pressi della rete. Si effettua una frazione di secondo dopo il rimbalzo ed è molto difficile da controllare, perciò la vedrete effettuare un paio di volte a partita, non di più;
  • lo smash, una specie di schiacciata pallavolistica, un colpo forte e potente che viene effettuato sopra la testa e con il braccio in estensione.
  • il lob, o pallonetto, un colpo dalla parabola molto alta che viene usato per scavalcare un giocatore che si trova a rete
  • il dropshot, o palla corta, che come la definizione italiana lascia intuire, è un colpo che idealmente arriva nei pressi della rete, sorprendendo così l’avversario che si trova a fondo campo.

Bonus: un punto termina essenzialmente in due modi, con un vincente (o winner), ossia un colpo su cui l’avversario non riesce ad arrivare, oppure con un errore, cioè quando l’avversario arriva sulla palla ma non riesce a rigiocarla.

I termini del tennis: come funziona il punteggio e cosa significa bagel?

È fuor di dubbio che il punteggio nel tennis sia una delle parti più ostiche da comprendere. I termini del tennis sono complicati già di per sé, ma capire come vengono assegnati i punti è forse la parte meno intuitiva. Per esempio: non è detto che chi vince più punti sia anche il vincitore della partita.

Per vincere una partita, di solito, bisogna vincere due set. Per vincere un set bisogna vincere 6 game (o 7, nel caso si arrivi a 6 pari; in tal caso si gioca il tie-break, e chi arriva per primo a 7 punti si aggiudica il set). Per vincere un game, bisogna vincere almeno 4 punti, con un margine di due punti sul suo avversario. I giocatori si alternano al servizio tra un game e l’altro, vuol dire cioè che un giocatore serve finché non è finito il game. Una volta assegnato il game, il servizio passa all’avversario.

(A complicare ulteriormente le cose, a volte i set vengono chiamati “partita“. Non è raro sentire, quando il match è terminato: “gioco, partita, incontro“, la traduzione di “game, set and match“. Sì, a volte sembra quasi che lo facciano apposta.)

I punti sono quindi l’unità minima del punteggio del tennis e vengono chiamati in una maniera singolare, la cui origine è antica e misteriosa: il primo punto è “15”, il secondo è “30”, il terzo è “40”. Se un giocatore ha vinto tre punti e l’altro uno, il punteggio sarà quindi 40 a 15. Quando un giocatore vince il quarto punto, vince il game. Se però i due giocatori hanno vinto tre punti a testa (= 40 pari), si va ad oltranza finché uno dei due non vince con due punti di scarto. In tal caso, si usa il termine parità (o deuce) quando i giocatori sono pari e vantaggio (o advantage) quando uno dei due è in vantaggio di un punto. Semplice, no?

Bonus: tra i termini del tennis che sentirete più spesso c’è break, e non ha a nulla a che vedere con la pausa (anche se è comune sentir parlare di un toilet break, quando un giocatore ha chiesto di usare il bagno). Il break viene realizzato da chi è in risposta, cioè dal giocatore che non sta servendo, quando questi vince il game. Si tratta di un termine molto importante, perché nel tennis professionistico è difficile vincere un game in risposta, visto che il servizio è un colpo solitamente molto potente che concede un grande vantaggio a chi lo effettua. Generalmente parlando, chi sta servendo ha più probabilità di vincere il game. Se si è in grado di vincere il game in risposta, quindi, aumentano considerevolmente di vincere il set.

Curiosità: in inglese lo zero viene chiamato “love“. Esatto: “amore”. Tra i termini del tennis, la storia di questa parola è quella più singolare. Pare che, agli albori di questo sport, lo zero fosse chiamato “ouef“, cioè uovo in francese. E pare che gli inglesi, stufi di chiamare il punteggio in francese, abbiano deciso di tradurlo a modo loro, facendolo diventare “love”. C’è anche un’altra parola interessante, presa tra i termini del tennis inglese: bagel, cioè ciambella. Quando un set termina 6-0, si dice che il tennista ha rifilato un bagel all’avversario. E il motivo è abbastanza ovvio, se guardate com’è fatta una ciambella.

(Leggi anche: Le parole del rugby)

Falchi, linee e ciclopi

Ok, ora che abbiamo capito come si chiamano i colpi e come si contano i punti proviamo a vedere come funziona il gioco in sé. Per comprendere a fondo i termini del tennis, una differenza cruciale da tenere a mente è quella tra colpo incrociato e lungolinea. A dire il vero, si tratta di una distinzione piuttosto semplice da intuire: quando la palla è alla mia destra e la indirizzo alla destra del mio avversario, avrò eseguito un colpo incrociato; viceversa, se indirizzo la palla alla sinistra del mio avversario, sarà un colpo lungolinea. Per questioni biomeccaniche, giocare un colpo incrociato è più facile di giocare un colpo lungolinea. Ma non è l’unico motivo: la rete del tennis, infatti, è leggermente più alta ai lati. Per questo, il colpo lungolinea è generalmente più rischioso del colpo incrociato. Allo stesso tempo, se ben effettuato, può diventare un colpo vincente o rovesciare le sorti di uno scambio.

Il colpo, per essere buono, deve terminare in una certa porzione del campo. Se questo non succede, il giudice di linea (ossia gli arbitri che si trovano dietro ai giocatori e che sono esclusivamente responsabili di controllare se una palla è uscita o no dalla loro linea di competenza) chiamerà fuori la palla, facendo così terminare il punto. Ma cosa succede se il giudice si è sbagliato? Si possono verificare due casi: il giudice di sedia, quello che sta seduto su quell’alto seggiolone a metà campo, potrà ribaltare la chiamata (il termine tecnico è overrule) e riassegnare (o far rigiocare) il punto. Oppure, il giocatore che non si trova d’accordo, potrà effettuare un challenge, chiedendo la “moviola”. Nei maggiori (e più ricchi) tornei del mondo, si utilizza un sistema di telecamere che ricrea la traiettoria della palla contestata e indica se il colpo era buono o meno. La tecnologia più diffusa è chiamata “Hawk-eye” (Occhio di falco) ed è per questo che sentirete dire, ogni tanto, che un tennista “ha chiamato il falco“: ha chiesto, cioè, di verificare con la tecnologia se la chiamata del giudice era corretta oppure no.

Bonus: negli anni ’80 si utilizzava un altro tipo di tecnologia, ora sparita, che si chiamava Cyclops e che era solo limitata a decretare se un servizio era buono o meno.

(Leggi anche: Chi sono gli atleti che parlano più lingue?)

Terminologia del tennis: tabelloni, teste di serie e perdenti fortunati

Non andremo nel dettaglio di come funziona la classifica (o ranking), chi ha diritto a giocare un torneo e chi no eccetera eccetera. Vi basti sapere che, sia per gli uomini che per le donne, sono quattro i tornei più importanti, e durano due settimane ciascuno. Sono gli Slam: gli Australian Open, che si tengono a gennaio a Melbourne; il Roland Garros (o French Open), che si tiene tra maggio e giugno; Wimbledon, il più celebre, che si tiene a luglio a Londra; e infine gli US Open, che si giocano a settembre a New York. Questi sono i tornei più prestigiosi, i più ricchi e quelli che assegnano più punti. Vincere uno di questi quattro tornei, anche una sola volta in carriera, è l’obiettivo più ambizioso per un tennista professionista.

Oltre agli Slam, ci sono altri tornei prestigiosi, ma nessuno di questi può anche solo pensare ad ambire allo status di quei quattro. Uno di questi è il torneo di fine anno, a cui si qualificano gli otto tennisti più forti della stagione. Quello femminile (WTA Finals), si tiene attualmente a Shenzhen, in Cina, mentre quello maschile (ATP Finals) a partire da quest’anno si terrà a Torino.

Ad eccezione di questi due tornei, che hanno una formula particolare, il tennis ha una regola molta semplice: se vinci vai avanti, se perdi sei fuori. Il tabellone è sempre ad eliminazione diretta, quindi, e il modo in cui i giocatori vengono sorteggiati segue alcune regole in base alla classifica dei tennisti che vi partecipano. In questo ambito il termine da tenere in mente è “testa di serie“. In buona sostanza, i tennisti più forti sono le teste di serie e beneficiano di un sorteggio agevolato, di modo che i migliori, almeno secondo la classifica, si possano affrontare solamente nelle fasi finali del torneo. Avete notato che, quando appare il punteggio di una partita, accanto al nome di alcuni giocatori c’è un numero tra parentesi? Quel numero è la sua testa di serie (seed, in inglese) e più basso è quel numero, più forte è quel giocatore.

Bonus: scorrendo un tabellone (anche detto draw), vi potrebbe capitare di vedere una Q accanto al nome di un giocatore, oppure la dicitura “LL”. Che cosa significano questi termini? Nel tennis, un qualificato è un giocatore che è dovuto passare per un torneo di qualificazione, perché non aveva diritto a partecipare a quel torneo, secondo la sua classifica. LL sta invece per lucky loser, il perdente fortunato, ed è un tipo particolare di qualificato: è un tennista che ha perso nel torneo di qualificazione ma è stato ripescato perché un giocatore del tabellone principale ha rinunciato a giocare all’ultimo minuto.

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Daniele Vallotto
Grande appassionato del colore arancione, di polpi e di termini dialettali in disuso. Il suo principale hobby è cercare il segreto per una cacio e pepe perfetta.
Grande appassionato del colore arancione, di polpi e di termini dialettali in disuso. Il suo principale hobby è cercare il segreto per una cacio e pepe perfetta.

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