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L’elenco delle 20 figure retoriche più comuni (con esempi)

Sappiamo che siete venuti qua per capire la differenza tra sineddoche e metonimia.
L’elenco delle 20 figure retoriche più comuni (con esempi)

Alcuni di noi se ne ricordano vagamente, avendole studiate svogliatamente a scuola. La maggioranza le avrà dimenticate. Eppure, le figure retoriche fanno parte della nostra vita quotidiana in maniere insospettabili. A volte le usiamo senza nemmeno accorgercene, altre volte le sentiamo dire in televisione, o nel testo di una canzone. Inoltre, la pubblicità e il marketing fanno ampio ricorso alle figure retoriche, che siano quelle di suono, di ordine o di significato (più sotto spieghiamo che cosa sono, certo). Ecco quindi una lista delle 20 figure retoriche più comuni, così finalmente potrete fare colpo sui vostri amici dicendo “Ehi, ma questa… è una sinestesia!” (Ok, dipende da che tipo di amici avete…)

Che cosa sono le figure retoriche?

Prima di vedere la lista delle figure retoriche più utilizzate, occorre sapere che cosa sono le figure retoriche. Per “figura retorica” si intende un artificio retorico che ha lo scopo di ottenere un determinato effetto. In sostanza, si tratta di un modo di deviare dal linguaggio comune, sfruttando le potenzialità delle parole.

Le parole, infatti, hanno un valore connotativo: da un lato c’è la loro denotazione, cioè il significato vero e proprio; dall’altro c’è un sistema di significati che vengono generalmente attribuiti a quella parola. Per esempio, la parola “cuore” indica l’organo al centro del nostro sistema circolatorio (e questa è la sua denotazione). Dato il suo alto valore simbolico, “cuore” indica però una miriade di altre cose, cioè di connotazioni: una persona “di cuore”, per esempio, è una persona particolarmente attenta alle necessità altrui; “il cuore” del sistema è il suo centro; un “cuor di leone” è una persona particolarmente coraggiosa, e così via. Come vedremo, inoltre, le figure retoriche non sfruttano solo il significato (o le connotazioni) di una parola, ma anche la loro struttura.

L’ambito in cui le figure retoriche vengono più utilizzate è chiaramente la lingua letteraria, ma, come detto, possono comparire nei luoghi più inaspettati. Del resto, le figure retoriche sono una parte intrinseca del linguaggio e le si conoscono praticamente da sempre. Già ai tempi degli Antichi Romani, per dire, gli studiosi di retorica si presero la briga di catalogarle e i primi esempi di figura retorica si trovano nella Bibbia.

Le figure retoriche possono essere distinte in tre gruppi:

  • Figure retoriche di suono: figure che sfruttano l’aspetto fonico o ritmico di una parola o di una frase; le più note sono l’allitterazione, l’assonanza, l’onomatopea e la paronomasia.
  • Figure retoriche di ordine: figure che rimodulano l’ordine usuale delle parole all’interno di una frase; le più note sono l’anafora, l’anastrofe, l’antitesi, l’asindeto, il chiasmo, l’ellissi, l’iperbato e il polisindeto.
  • Figure retoriche di significato: figure che sfruttano l’aspetto semantico delle parole, cioè il loro significato; le più note sono l’iperbole, la litote, la metafora, la metonimia, l’ossimoro, la similitudine, la sineddoche e la sinestesia.

Figure retoriche di suono

Allitterazione

L’allitterazione consiste nella ripetizione di un suono (o di una serie di suoni simili) all’inizio di due o più parole.

Esempi di allitterazione:

  • “E caddi come corpo morto cadde” (Dante)
  • BrrrBrancamenta” (spot televisivo)
  • “Di me medesimo meco mi vergogno” (Petrarca)

Assonanza (con esempi)

L’assonanza assomiglia alla rima e consiste nell’accostare due parole che suonano in maniera simile perché hanno le stesse vocali, ma non le stesse consonanti.

Esempi di assonanza:

  • “E reca in mano un mazzolin di rose e viole” (Leopardi)
  • “Ho parlato a una capra / Era sola sul prato, era legata (Saba)

Onomatopea (con esempi)

L’onomatopea è una delle figure retoriche più note e riproduce il suono di qualcosa o il verso di un animale.

Esempi di onomatopea:

  • Zang Tumb Tumb” (Marinetti)
  • “Sentivo un fru fru tra le fratte” (Pascoli)

Paronomasia (con esempi)

La paronomasia è l’accostamento di due parole dal suono molto simile ma con significati molto diversi.

Esempi di paronomasia:

  • “Chi dice donna dice danno
  • “Dalle stelle alle stalle

👉 Leggi anche: L’evoluzione della lingua italiana attraverso la letteratura

Figure retoriche di ordine

Anafora (con esempi)

L’anafora consiste nella ripetizione di una o più parole all’interno di versi o frasi in successione.

Esempi di anafora:

  • S’i’ fosse foco, arderei ‘l mondo; s’i’ fosse vento, lo tempesterei” (Angiolieri)
  • Acqua azzurra, acqua chiara” (Battisti)
  • Piove su le tamerici / salmastre ed arse, / piove su i mirti / divini” (D’Annunzio)

Anastrofe (con esempi)

Anastrofe è una parola di origine greca che significa “inversione” e consiste appunto nell’inversione dell’ordine abituale di due termini.

Esempi di anastrofe:

  • Cammin facendo
  • “Allor che all’opre femminili intenta / sedevi” (Leopardi)
  • “benignamente d’umiltà vestuta” (Dante)

Antitesi (con esempi)

Gran parte delle figure retoriche hanno nomi difficili da ricordare e il motivo è che si tratta di gergo tecnico riservato agli studiosi di letteratura. Alcune di esse, però, vengono usate talmente spesso anche nella vita di tutti i giorni da essere diventate delle parole di uso comune. Antitesi è una di queste e indica l’accostamento di due parole di senso opposto. Nella lingua di tutti i giorni indica generalmente una contrapposizione (di idee, per esempio).

Esempi di antitesi:

  • “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi” (Tomasi di Lampedusa)
  • “Pascomi di dolor, piangendo rido” (Petrarca)

Asindeto (con esempi)

L’asindeto è un elenco di parole che sono legate tra loro senza l’uso di congiunzioni (come “e”) ma con quello della punteggiatura.

Esempi di asindeto:

  • Le donne, i cavalier, l’arme, gli amori / Le cortesie, l’audaci imprese io canto” (Ariosto)
  • Veni, vidi, vici” (Cesare)

Chiasmo (con esempi)

Il chiasmo è la disposizione incrociata di due parole o di due gruppi di parole secondo lo schema AB – BA.

Esempi di chiasmo:

  • “Odi greggi belar / muggire armenti” (Leopardi)
  • “Bei cipressetticipressetti miei” (Carducci)
  • Brilla nell’aria e per li campi esulta” (Leopardi)

Ellissi (con esempi)

L’ellissi è la soppressione di una o più parole che vengono lasciate sottintese.

Esempi di ellissi:

  • “A nemico che fugge, ponti d’oro.” (si sottintende: “vengono eretti”)
  • “La luce si fa avara / amara l’anima” (Montale)

Iperbato (con esempi)

L’iperbato consiste nell’allontanamento di una parola da quella a cui dovrebbe essere vicina (può quindi essere confusa con l’anastrofe).

Esempi di iperbato:

  • “ma valida / venne una man dal cielo (Manzoni)
  • “I nascenti del sol raggi rifrange…” (Parini)

Polisindeto (con esempi)

Il polisindeto è l’esatto contrario dell’asindeto: si tratta infatti di una serie di parole legate tra loro da congiunzioni.

Esempi di polisindeto:

  • “tra ombrosi mirti e pini e fagi e abeti” (Boiardo)
  • e mangia e bee e dorme e veste panni” (Dante)

Figure retoriche di significato

Iperbole (con esempi)

L’iperbole è un’esagerazione della realtà tramite delle espressioni che la amplificano per eccesso o per difetto.

Esempi di iperbole:

  • “Ci ho messo una vita
  • “Usciamo a fare quattro passi
  • “Ho sceso dandoti il braccio almeno un milione di scale” (Montale)

Litote (con esempi)

La litote è l’affermazione di qualcosa con la negazione del suo contrario. Si utilizza, per esempio, per attenuare la crudità di un’espressione o di una particolare situazione.

  • Esempi di litote:
  • Non mi sento molto bene
  • “si dieron colpi non troppo soavi” (Ariosto)

Metafora (con esempi)

La metafora è di gran lunga la figura retorica più nota. Tramite la metafora, si usa una parola (o una locuzione) per indicare qualcosa che solitamente non è denotato da quella parola o locuzione. Può essere confusa con la similitudine, la metonimia o la sineddoche, ma come vedremo più avanti ciascuna di queste figure retoriche ha una propria particolarità.

Esempi di metafora:

“Daniele è una pecora” (cioè Daniele segue gli altri ciecamente, come fanno le pecore)
“Anche un uomo tornava al suo nido) (Pascoli)

Metonimia (con esempi)

La metonimia è lo scambio di due parole che hanno un rapporto di contiguità logica o materiale.

Esempi di metonimia:

  • “Sto leggendo Simenon” (non sto leggendo la parola Simenon ma un’opera dello scrittore Georges Simenon)
  • “L’Inghilterra ha battuto l’Italia 2-0” (la squadra di calcio che rappresenta l’Inghilterra ha battuto la squadra di calcio che ha battuto l’Italia)
  • “Beviamoci un bicchiere” (cioè un bicchiere di qualcosa)

Ossimoro (con esempi)

L’ossimoro consiste nell’accostamento di due parole di senso opposto.

Esempi di ossimoro:

  • “Il dolce affanno” (Petrarca)
  • “Brusio di silenzio” (Montale)
  • “Un silenzio eloquente”

Similitudine (con esempi)

La similitudine è molto simile alla metafora, ma in questo caso il paragone viene esplicitato tramite degli avverbi.

Esempi di similitudine:

“Ti stai comportando come un pazzo
“Si sta come d’autunno, sugli alberi, le foglie” (Ungaretti)
“Picchia come un fabbro

Sineddoche (con esempi)

La sineddoche è sempre citata in coppia con la metonimia e in effetti queste due figure retoriche sono molto simili. Se la metonimia infatti sostituisce una parola o una locuzione con un’altra che ha una contiguità logica o materiale, la sineddoche sostituisce una parola o una locuzione con un’altra che ne rappresenta una parte (o viceversa: un termine più ampio per indicare qualcosa che ne fa parte). La metonimia esprime un rapporto qualitativo tra i due termini, mentre la sineddoche un rapporto quantitativo.

Esempi di sineddoche:

  • “Il felino attaccò l’antilope” (per dire “la tigre” si usa un termine più ampio che in realtà raggruppa molti altri animali)
  • “E se da lunge i miei tetti saluto” (Foscolo, che qui intende “la mia patria”)
  • “La fuga dei cervelli” (cioè dei giovani laureati)

Sinestesia (con esempi)

La sinestesia è un tipo di metafora nella quale vengono accostate due parole che appartengono a due sfere sensoriali diverse.

Esempi di sinestesia:

  • “L’odorino amaro” (Pascoli)
  • “Corsi a vedere il colore del vento” (De André)
  • “Un vino dal sapore ruvido

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