La lingua dei segni, dalle origini ad oggi

La lotta contro l’emarginazione delle persone non udenti passa attraverso la lingua dei segni: è iniziata con alcuni pionieri e si è protratta fino al ‘900.
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Non esiste una sola lingua dei segni, ce ne sono moltissime, quasi ogni nazione ha la sua. E tutte hanno subito – e subiscono – un’evoluzione nel tempo, come qualsiasi altro idioma.
È un mondo complesso, quello del linguaggio utilizzato dai non udenti, che le persone udenti tendono a semplificare.

Ci sono anche lingue dei segni ormai estinte: come quella utilizzata nel corso dell’Ottocento sull’isola di Martha’s Vineyard, in Massachussets. Qui la percentuale di sordi, sul totale della popolazione, era dell’0,7%, circa 20 volte superiore alla media statunitense di quegli stessi anni. I non udenti del luogo elaborarono un loro sistema di comunicazione, che può essere considerato alla stregua di un dialetto derivato dalla lingua dei segni americana.
Questa lingua veniva utilizzata e compresa anche dalle persone udenti: fatto, questo, che facilitava molto la comunicazione, riducendo l’emarginazione.

Il Gestuno e il Signuno

Il 23 settembre 1951, a Roma, si riunì il primo Congresso Internazionale dei Sordi (World Federation of the Deaf): erano presenti i delegati di 25 paesi del mondo. Oggi, nella stessa organizzazione, sono rappresentati ben 135 stati, di tutti i 5 continenti, che difendono gli interessi di 70 milioni di persone non udenti.

Il WFD è stato l’ambito in cui è stato ideato e si è sviluppato il “Gestuno”, un linguaggio dei segni comprensibile a livello universale, con un suo vocabolario standardizzato, pubblicato nel 1973, che comprendeva, in origine, circa 1500 segni.
Questo linguaggio è stato perfezionato negli anni ed è oggi conosciuto come Lingua Internazionale dei Segni (International Sign Language).

Esiste poi anche il “Signuno”, un linguaggio dei segni basato sull’Esperanto (la più famosa delle cosiddette lingue artificiali), che però ha riscontrato uno scarso successo

Agli albori della lingua dei segni

In gran parte del mondo i sordi dalla nascita vennero considerati non adatti a ricevere un’istruzione approfondita almeno fino al XVI secolo.
Poi qualcosa, molto lentamente, iniziò a cambiare. A partire dalla Spagna, con l’opera pioneristica di Pedro Ponce de Leon, un frate benedettino, nato all’inizio del Cinquecento, che dedicò gran parte della sua vita all’educazione di bambini non udenti. A lui si deve il primo metodo d’insegnamento in questo ambito, tramandato in un manoscritto ritrovato nel 1986 nell’Archivio Storico Nazionale di Madrid.

Al magistero del benedettino, negli anni successivi, si accodarono altri due religiosi: Manuel Ramírez de Carríon (che divenne precettore di Emanuele Filiberto di Savoia-Carignano, sordo dalla nascita) e Juan Pablo Bonet, che nel 1620 pubblicò quello che può essere considerato come il primo testo scritto in cui inizia a prendere forma l’antenato del moderno linguaggio dei segni.

A Parigi, nel 1760, venne aperta quella che può essere considerato come la prima scuola dedicata ai non udenti: l’Institut National de Jeunes Sourds de Paris, tutt’oggi attivo. L’iniziativa si deve all’abate Charles-Michel de l’Épée, a cui si ispirò, in Italia il presbitero Tommaso Silvestri, fondatore dell’Istituto Statale per i Sordi, a Roma nel 1783 (anche in questo caso, la scuola è tutt’ora in attività).

Nonostante questi esperimenti d’avanguardia, l’esclusione della comunità dei non udenti dall’istruzione si protrasse in Italia per tutto il Settecento e l’Ottocento. I sordi, durante tutto questo arco di tempo, erano equiparati a persone non in grado di intendere e di volere, privati della gran parte dei diritti giuridici e sociale.
Questo almeno fino al 1932, con la costituzione dell’Ente nazionale per la protezione e l’assistenza dei sordi (ENS).
L’atto costitutivo di questo ente è una storia di tenacia e creatività contro le difficoltà e l’oppressione, che è poco nota, e merita di essere raccontata.

Siamo nel pieno degli anni più bui del fascismo: il regime vieta ai sordi qualsiasi tipo di associazionismo, impedendo loro di organizzare convegni nazionali. Così al padovano Antonio Magarotto viene un’idea: far riunire tutti i sordi d’Italia nella sua città, con la scusa delle celebrazioni del settimo centenario della morte di Sant’Antonio.
E contro una trovata del genere, nemmeno il regime dittatoriale poté nulla. L’ENS nacque così.

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