Messaggi in bottiglia. Ovvero, come comunicare con gli alieni

Negli ultimi decenni abbiamo spedito nello spazio delle placche, un disco per grammofono, dei messaggi radio. Tutto per cercare di “parlare” con gli alieni.
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Messaggi in bottiglia. Ovvero, come comunicare con gli alieni

Illustrazione di Chaim Garcia

C’è qualcuno là fuori? Fuori dall’atmosfera terrestre, s’intende.
Una domanda che rimbalza, da decenni, dalle pellicole di fantascienza, alle ricerche pubblicate dalle migliori menti della scienza, fino alle teorie più bislacche e infervorate di complottisti di tutti i tipi.
Una domanda che, in fondo, ronza nella testa dell’uomo fin dall’alba dei tempi, quando le regioni più remote del cielo s’immaginavano abitate da divinità antropomorfe, da eroi o eroine trasformate in pianeti o costellazioni, da esseri supremi delle più diverse, terribili o affascinanti forme.

Siamo soli nell’Universo, dunque?
Ci sono fisici e matematici che si sono arrovellati sulla questione per decenni, elaborando complessi calcoli. Il punto di partenza è sempre lo stesso: se l’Universo ha una grandezza infinita e infiniti scenari, ci sono altissime probabilità che – da qualche parte, magari a una distanza inimmaginabile – si siano create condizioni adatte alla vita.
L’equazione di Drake (insigne astronomo e astrofisico statunitense) sembra supportare questa tesi.
Ma c’è anche il famoso paradosso attribuito ad Enrico Fermi, che recita più o meno così: «Se l’Universo e la nostra galassia pullulano di civiltà sviluppate, dove sono tutte quante?»

La verità è che non abbiamo ancora nessuna risposta a riguardo. Nel frattempo, però, ci stiamo attrezzando per comunicare con “quelli là fuori”… nell’eventualità che prima o poi, sbuchino da qualche parte.

Studi di linguistica aliena

Ci sono delle persone che si stanno chiedendo, ormai da anni, quali possono essere le lingue usate dagli alieni, e come potrebbero funzionare. Non stiamo parlando di qualche bizzarro cultore di fantascienza. Si tratta di un gruppo di ricercatori universitari, che ha organizzato un ciclo di workshop dedicato alla “lingua degli alieni”; l’ultimo si è svolto alla US National Space Society, a Los Angeles, ed ha catturato l’interesse dell’autorevole rivista scientifica Nature.

Il padre di questi studi – a metà tra l’avanguardia e l’utopia – può essere individuato in Frank Drake (proprio quello dell’equazione omonima) che il 16 novembre 1974 lanciò un messaggio radio nello spazio, attraverso il radiotelescopio di Arecibo, a Porto Rico. Si tratta di un complicato crittogramma composto di 1679 cifre binarie, una sorta di rompicapo spaziale.
Se mai ci fosse qualcuno “là fuori” capace di risolvere l’enigma si troverebbe di fronte a una serie di preziose informazioni relative a noi essere umani, e alla nostra vita: i numeri da 1 a 10; una rappresentazione grafica della doppia elica del DNA; un “disegno” che rappresenta un essere umano nella sua corporatura media; una schematica “mappa” del sistema solare; solo per fare qualche esempio.

Messaggi nella bottiglia (in un mare sterminato)

In principio furono un uomo e una donna nudi, incisi su delle placche in alluminio anodizzato con oro, a bordo delle sonde spaziali Pioneer 10 e Pioneer 11, lanciate, rispettivamente, nel 1972 e nel 1973.
Oggi abbiamo perso i contatti con entrambe le sonde – che si sono spinte, per prime, fuori dal sistema solare – ma pare comunque immensamente improbabile che qualche alieno si sia trovato di fronte la placca, con le “nostre” immagini senza veli.

Nel 1977 fu il turno di un disco per grammofono, che viaggia ancora a bordo della sonda Voyager 1 (che, ad oggi, è l’oggetto artificiale che si trova alla maggior distanza dalla Terra). Un alieno che dovesse entrare in possesso del disco – e scoprisse il modo per riprodurlo – si troverebbe ad ascoltare:
– un messaggio del presidente statunitense Jimmy Carter e uno dell’allora segretario generale delle Nazioni Unite Kurt Waldheim.
– 55 saluti in 55 lingue del mondo, dall’accadico all’idioma Wu (che si parla in Cina).
– una selezione di suoni naturali (dalle onde, al vento, al tuono) e di versi animali.
– una variegata compilation, di circa 90 minuti, di pezzi musicali da ogni angolo del pianeta (per gli USA c’è Chuck Berry con “Johnny B. Goode”; per l’Austria c’è Mozart; a rappresentare l’Italia, per qualche strano motivo, c’è un brano di Beethoven… )

E per concludere: spazio alla pubblicità!

Non è uno scherzo. Nel 2018, Doritos, brand americano di patatine in sacchetto, ha lanciato uno spot nello spazio, caso mai ci fosse qualche alieno all’ascolto. Il segnale è stato inviato a 42 anni luce di distanza dalla Terra, in direzione dell’Orsa Maggiore.
Viene da pensare che se davvero c’è qualcuno là fuori, di certo non avrà voglia di farsi tutta quella strada per delle patatine.

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