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Il klingon: la lingua degli alieni di Star Trek (che piace agli umani)

Può una lingua “aliena”, nata all’interno di una serie televisiva, avere successo tra gli umani? Il caso del klingon pare suggerirci che sì, è possibile.
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Il klingon: la lingua degli alieni di Star Trek (che piace agli umani)

Illustrazioni di Chaim Garcia.

Ci sono lingue che hanno attraversato millenni di storia, si sono trasformate e sono giunte fino a noi. Altre ormai sono scomparse. Ci sono lingue che si conservano come fossili, in testimonianze scritte o incise, ma che nessuno parla o comprende più.
E poi c’è una lingua che nasce da una serie TV.

Parliamo del klingon, la lingua in cui comunicano gli alieni Klingon – appunto – negli episodi di Star Trek, opera fantascientifica ormai mitologica, ideata da Gene Roddenberry e apparsa sugli schermi statunitensi a partire dal 1966.
Se pensate che il klingon sia una sorta di goliardata, un linguaggio intraducibile senza capo né coda, qualcosa che servisse agli autori della serie-cult solo per dare un certo “tono alieno” ad alcuni dialoghi… ecco, vi sbagliate di grosso.

Per prima cosa, il Klingon è una lingua a tutti gli effetti, con tanto di certificazione internazionale ISO 639. Il suo codice identificativo è – per la precisione – ISO 639-2: tlh.
Il suo creatore è un illustre linguista, Marc Okrand (che nel 2001 ha inventato anche l’ “atlantiano”, questa volta per la Disney) e il suo anno di nascita ufficiale è il 1984, 17 anni dopo la prima menzione di questa lingua “aliena” durante la prima serie di Star Trek.
Il klingon oggi ha un suo dizionario, libri originali o tradotti da altre lingue, una raccolta di proverbi e modi di dire (“The Klingon Way”, pubblicato nel 1992).
Esiste, inoltre, il Klingon Language Institute che offre corsi di lingua on-line e si occupa della promozione del klingon nel mondo.

Innanzitutto, chi sono i Klingon?

Difficile non riconoscere la fisionomia di un Klingon: sono quegli esseri molto simili ad umani, con tanto di barba e capelli (per gli uomini), ma che hanno una sorta di cresta sagittale, una cresta a bande orizzontali insomma, che copre tutta la fronte, partendo dalle sopracciglia e invadendo il cranio.

L’impero Klingon venne fondato nel IX secolo (perlomeno, secondo la datazione in vigore sul nostro pianeta), quando il mitico condottiero Kahless l’Indimenticabile riuscì a mettere insieme una serie di litigiose tribù, proclamandosi imperatore e capo supremo di tutte.
Durante i secoli si avvicendarono – come spesso è accaduto anche agli imperi terrestri – cambi di dinastie, intrighi di palazzo, momenti di gloria, epidemie, invasioni barbariche. Fino alla costruzione di navicelle spaziali, per uscire dal pianeta d’origine Qo’nos, ed esplorare le frontiere dello spazio.

Il primo contatto con gli umani, avvenne all’inizio del XXII secolo (ricordiamo che la serie, nei suoi primi episodi, è ambientata nel XXIII secolo). Si trattò di un incidente: il primo Klingon infatti, si schiantò sul nostro suolo mentre era inseguito da due soldati sulibani (altra specie aliena umanoide). Da quel momento in poi, i rapporti tra i nostri simili e i Klingon alternarono momenti di guerra aperta a fasi di instabile pacificazione: così vollero i creatori della serie. Quel che è certo è che il “gagh”, il piatto tradizionale klingon, difficilmente potrebbe incontrare i gusti di un umano: si tratta infatti di un grosso verme vivo, servito con una salsa sconosciuta, dal nome poco rassicurante, il “ghevili”.

Grammatica , fonetica, morfologia

Quando i produttori della serie affidarono al professor Okrand la creazione della lingua klingon, i loro intenti erano chiari: serviva un idioma che suonasse il più possibile “alieno”.
Il linguista si mise subito al lavoro, su tutti gli aspetti: dalla grammatica, alla fonetica, fino alla morfologia del linguaggio scritto.

L’alfabeto klingon utilizza le lettere latine (chissà come sono arrivate da un pianeta all’altro?), ma nelle parole sono alternate lettere maiuscole e minuscole, in maniera piuttosto irregolare (per un terrestre, s’intende).
Sempre a livello morfologico, il klingon è una lingua agglutinante, come il turco, l’ungherese, il finlandese, il giapponese.

L’aspetto più complesso, per chi volesse approcciarsi allo studio del Klingon, sono senza dubbio le regole grammaticali; senza addentrarci in tecnicismi, e per citare solo un esempio: i klingon costruiscono la frase seguendo l’ordine complemento oggetto – soggetto – verbo (esempio: “Il gagh io mangio”). Un tipo di costruzione che viene utilizzato solo da circa l’1% delle lingue contemporanee, e che rende la comprensione molto difficile, soprattutto quando si utilizzano periodi complessi. D’altronde, ricordate la richiesta dei produttori? “Questa lingua deve sembrare aliena”

Chi parla klingon oggi (sul pianeta Terra)?

Terrestri che – oggi, e nel mondo reale – parlano fluentemente il klingon ce ne sono una ventina, forse una trentina (secondo gli studi della linguista americana Arika Okrent, contenuti nel suo saggio “In the Land of Invented Languages”, pubblicato nel 2009).
A questi si affianca qualche centinaio di parlanti che si potrebbero definire di livello intermedio.

Se volete entrare a far parte della ristretta cerchia, non vi resta che applicarvi con i corsi on-line del Klingon Language Institute, che – tra l’altro – organizza seminari, corsi e conferenze un po’ ovunque nel mondo.
In alternativa, come primo step, potreste pensare di vedere “Star Trek Discovery” (sesta serie televisiva del mondo fantascientifico di Star Trek) in streaming su Netflix: la piattaforma, infatti, ha attivato anche i sottotitoli in klingon.

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