Paura di volare: ecco come imparare le lingue può aiutarvi a viaggiare con più serenità

La paura di volare è molto più comune di quanto si possa sospettare. Imparare nuove lingue potrebbe aiutarvi a superarla… Sì, avete letto bene! Ecco come.
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Paura di volare: ecco come imparare le lingue può aiutarvi a viaggiare con più serenità

Illustrazione di Eleonora Antonioni

La Treccani definisce come “fobia” un terrore irrazionale che si scatena in determinate situazioni. Chi scappa alla vista di un insetto – anche se inoffensivo – oppure suda freddo al solo pensiero di compiere un’azione in apparenza banale come prendere l’ascensore, sa bene di che cosa stiamo parlando.
Ora rileggete la definizione e soffermatevi sull’aggettivo “irrazionale”. Ebbene sì: anche se alcune fobie sono davvero terrificanti e, nei casi più gravi, impediscono alle persone di vivere un’esistenza normale, generalmente non nascondono un pericolo immediato o un grave rischio per l’incolumità. Non si spiegherebbero, altrimenti, alcune particolari fobie come la xantofobia (la paura del colore giallo) o la metrofobia (la paura della poesia).

In altre parole, la paura esiste (e sì, lo sappiamo, non è piacevole) ma non è razionale, non ha cioè un fondamento tangibile e immediato che la giustifichi.

Facciamo un esempio pratico per rendere le cose più chiare:
1) Vi trovate in un bosco e vi imbattete in un grizzly. Vi spaventate a morte, scappate e l’orso inizia a inseguirvi. In questo caso, la paura è razionale: correte perché non volete venir divorati.
2) State passeggiando per le calli di Venezia e improvvisamente venite invasi dal terrore di venir divorati da un orso. Quante sono le probabilità che un animale selvatico di quelle dimensioni stia cacciando in questo momento in città? E soprattutto, come diavolo ci può arrivare un orso a Venezia? Non importa, avete così tanta paura che iniziate a correre per cercare riparo. In questo caso, la paura dell’orso è irrazionale perché, indovinate, non c’è nessun orso in vista!

Non c’è pericolo, anche se il vostro cervello vi sta raccontando una bugia e vi sta suggerendo di scappare.

Anche io faccio parte del famigerato “Club dei fobici” e, quando mi viene il dubbio sul fondamento della mia paura, ripeto questo ragionamento come un mantra per auto-convincermi a salire l’interminabile scaletta.

Ho paura di volare. So che prendere l’aereo è sicuro, so che i miei timori sono infondati e che è tutta colpa della mia mente che mi porta a interpretare in modo sbagliato dei segnali che in realtà sono completamente innocui… eppure, a volte basta un’inezia per farmi precipitare (scelta infelice del verbo, in questo caso) nel baratro del terrore.

Stiamo attraversando una fase di leggera turbolenza. ADDIO MONDO CRUDELE.
L’aereo si è inclinato, STA GIRANDO. Perché sta girando? ADDIO MONDO CRUDELE.
Com’è serio quell’assistente di volo. Sarà preoccupato per qualcosa. ADDIO MONDO CRUDELE.
Che cos’è questo “ding”? È un segnale di pericolo che il pilota sta trasmettendo agli assistenti di volo? Un linguaggio segreto? ADDIO MONDO CRUDELE.
Oh guarda, la scia di un altro aereo a 7000 chilometri di distanza. ADDIO MONDO CRUDELE.

Partendo da questi presupposti e dopo essermi documentata in modo approfondito (attraverso corsi online, video e articoli scritti da professionisti del settore), ho capito una cosa: se non posso spegnere il cervello (e vi assicuro che il mio è particolarmente… fantasioso), forse almeno posso imbrogliarlo.

Nel corso degli anni, quindi, ho messo a punto alcuni espedienti che hanno come unico scopo quello di distrarmi durante i viaggi aerei più o meno lunghi. La mia strategia si è affinata e ampliata all’aumentare della mia conoscenza delle lingue: parlare almeno una base di inglese, infatti, è indispensabile per comunicare con le altre persone (se non ci sono italiani nei paraggi) e per impegnare il vostro cervello in qualcosa a cui non è abituato. E sì, avete indovinato: più la mente è impegnata a fare altro, meno vi suggerirà pensieri inopportuni (“Perché l’ala sta vibrando? Addio…).

Qui di seguito troverete i miei trucchi per volare con più serenità e per non abbandonarvi nelle grinfie del grizzly immaginario.

Attenzione però: questi trucchi non sconfiggeranno l’aviofobia (per questo, vi consiglio di rivolgervi a dei professionisti o di frequentare dei corsi: quello online organizzato da Easyjet è davvero ottimo!) ma vi permetteranno semplicemente di distrarvi e di imbrogliare la vostra mente almeno per un po’.

Gli assistenti di volo sono vostri amici

Prima regola del club degli aviofobici: comunicare con gli assistenti di volo. Credetemi, il personale di volo è assolutamente empatico con la vostra situazione e ha tutto l’interesse a rassicurarvi e a tenervi tranquilli durante il viaggio. Non appena entrate in aereo, quindi, confidatevi con loro: questo, non solo vi permetterà di rilasciare un po’ di nervosismo, ma vi assicurerà anche un trattamento di riguardo. Gli assistenti, se c’è disponibilità, vi offriranno un posto vicino alla cabina (in modo tale da stare vicino a loro) e verranno di frequente a chiedervi se va tutto bene, aggiornandovi anche sullo stato del volo. Naturalmente, se non parlate almeno l’inglese e nessuno, tra il personale, parla l’italiano, questo sarà molto difficile. In preparazione al vostro viaggio, quindi, imparate le basi dell’inglese, bastano 15 minuti al giorno!

Approfittate dell’opzione offline di Babbel

Ve l’ho detto prima: se il vostro cervello vi imbroglia, agite d’anticipo e impegnatevi in qualcosa di molto complicato; se i sudoku giganti non fanno per voi e volete fare qualcosa di piacevole e utile allo stesso tempo, perché non approfittare dei “tempi morti” del volo, iniziando a studiare una lingua (o perfezionando quella che si sa già)? I corsi di Babbel possono essere svolti anche offline (non dimenticate di scaricarli, però) e vi permetteranno di concentrarvi su cose come la coniugazione dei verbi tedeschi, il ripasso dell’alfabeto cirillico e l’introduzione alle lingue scandinave.
Non so voi, ma io quel rumorino non lo sento quasi più.

Attaccate bottone

Ok, questa è una tattica infame, lo ammetto. Ma il fine giustifica i mezzi. Se il vostro vicino di posto vi sembra un tipo tranquillo (gli aviofobici, in genere, si riconoscono tra loro), iniziate una conversazione, fategli domande, parlate di voi, non demordete. Le chiacchiere di circostanza alleggeriscono l’atmosfera, fanno passare il tempo, se sono in un’altra lingua vi distraggono ancora di più e, perché no, magari vi faranno trovare un nuovo amico (o un nemico, a seconda).

La corazzata Potëmkin

No, “La corazzata Potëmkin” non è una c****a pazzesca perché, se guardata in aereo con sottotitoli in russo, forse vi farà trascorrere un paio d’ore di concentrazione assoluta, facendovi dimenticare tutto il resto. Se la cinematografia russa non fa per voi, certamente troverete un altro film di vostro interesse. Un suggerimento: non scegliete il primo film italiano per pigrizia, andate oltre. Seguire i dialoghi di un film in lingua originale, magari con i sottotitoli, impegnerà il vostro cervello e vi aiuterà a migliorare il vostro livello linguistico. Che dire? I 92 minuti di applausi ci stanno tutti.

A mali estremi…

Avete provato tutto quello che vi ho suggerito ma la vostra fobia è così forte che proprio non riuscite a distogliere la mente? Niente paura: cercate una posizione comoda sul vostro sedile, chiudete gli occhi e iniziate a respirare profondamente. Quando vi sentirete un po’ più rilassati, iniziate a comporre mentalmente delle liste: i monumenti che volete visitare al vostro arrivo, le capitali europee, i compleanni dei vostri amici, la disposizione dei banchi nella vostra classe del liceo, i nomi dei vostri colleghi di lavoro in ordine alfabetico. Quando la vostra lista sarà consolidata, ripetetela… al contrario. Quando vi sembrerà di conoscerla troppo bene, passate ad altro. E poi ripetetelo al contrario. E così via fino all’atterraggio. Faticoso ma davvero impegnativo!
Che cosa ripeto io? Mi concentro sull’alfabeto greco e vi assicuro che funziona. Avvertenza: ricordate di fare tutto a mente altrimenti potreste ricevere qualche sguardo preoccupato dei vostri vicini di posto.

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