Il giro del mondo dei pidgin: Sabir

Siamo giunti all’ultima tappa del nostro viaggio intorno al mondo alla (ri)scoperta dei pidgin. E, questa volta, stiamo vicini a casa. Ma torniamo indietro nel tempo, per raccontarvi la storia della Lingua Franca Mediterranea, nota anche come Sabir.
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Il giro del mondo dei pidgin: Sabir

Illustrazione di Eleonora Antonioni

I pidgin sono lingue che nascono dalla mescolanza di idiomi differenti, in seguito a migrazioni, colonizzazioni più o meno cruente, oppure più pacifiche relazioni commerciali.
Siamo giunti all’ultima tappa del nostro viaggio intorno al mondo sulle tracce delle lingue pidgin. Questa volta si torna indietro nel tempo di molti secoli. Dopo la tappa incentrata sul Chinese Pidgin English, e quelle dedicate al basco-islandese, al Papiamento, al Tok Pisin e al Fanagalo, ora torniamo più vicini a casa, nel mar Mediterraneo, il mare nostrum che – per molti secoli, prima della scoperta dell’America – costituiva il vero e proprio centro del mondo, oltre che un crocevia di popoli e culture in dialogo e in contrasto.

Tutti sanno il Sabir

Se ti sabir
Ti respondir
Se non sabir
Tazir, tazir

Questi sono versi scritti nel 1670, e appaiono ne “Il borghese gentiluomo”, una commedia di quel genio di Jean-Baptiste Poquelin, meglio noto come Molière. Se sai / rispondi / se non sai / taci, taci…la traduzione è quasi superflua; e lo è oggi, per un italiano, per un francese, per un portoghese e per uno spagnolo, così come lo era nel XVII secolo.
Un esempio perfetto della forza e dell’efficacia della Lingua Franca Mediterranea, un idioma pidgin, conosciuto anche – appunto – come Sabir.
Era la lingua del commercio tra tutti i porti del Mediterraneo, dall’anno Mille fino a tutto l’Ottocento: la lingua dei commercianti, dei diplomatici e dei naviganti. Una sorta di inglese, prima che l’inglese assumesse il suo attuale ruolo di lingua internazionale e passepartout.
La base del linguaggio Sabir era l’italiano, con forti influenze venete e liguri – Venezia e Genova, d’altronde, sono state a lungo le due principali potenze marinare del Mediterraneo, e i punti di snodo per tutti i principali flussi, di merci e persone. Su questa base italiana s’impastavano termini e costruzioni spagnole, ma anche portoghesi, occitane, catalane, arabe e berbere, greche, siciliane e turche.

Il primo pidgin… e il padre di tutti gli altri?

La Lingua Franca Mediterranea è forse il primo pidgin di cui abbiamo testimonianze certe; ed anche il più complesso e sfaccettato, per via delle molteplici influenze linguistiche, e per il lungo periodo durante il quale è stato utilizzato (almeno otto secoli).

Inoltre – e qui le cose si fanno ancora più interessanti – potrebbe essere stato il padre di quasi tutti i pidgin diffusi intorno al mondo (compresi quelli di cui vi abbiamo già parlato). Questa teoria – denominata “teoria monogenetica dell’origine dei pidgin” – è stata elaborata dall’eminente linguista tedesco Hugo Ernst Mario Schuchardt. Secondo lo studioso, la lingua che, a partire dal Quattrocento, i marinai portoghesi e spagnoli portarono in giro per il mondo a bordo delle loro imbarcazioni – durante le esplorazioni in Africa, America, Asia e Oceania – era appunto il Sabir, l’idioma che erano abituati a parlare in mare e per porti. A questa si mischiò poi la lingua degli esploratori inglesi. E, infine, quella dei popoli “scoperti” e poi, spesso, colonizzati. Con esiti diversi e sorprendenti nei vari angoli – così lontani – del globo.

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