Il giro del mondo dei pidgin: Tok Pisin

Il nostro viaggio sulle tracce delle lingue pidgin sparse in tutto il globo continua, con una tappa in Papua Nuova Guinea. Qui la lingua più parlata è il Tok Pisin, probabilmente il pidgin di maggior successo nel mondo.
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Il giro del mondo dei pidgin: Tok Pisin

Illustrazione di Eleonora Antonioni

I pidgin sono lingue che nascono dalla mescolanza di idiomi differenti, in seguito a migrazioni, colonizzazioni più o meno cruente, oppure più pacifiche relazioni commerciali.
Dopo le tappe in Cina (sulle tracce del Chinese Pidgin English), nel Nord Europa alla scoperta dell’ormai estinto pidgin basco-islandese, e sulle ben più calde spiagge caraibiche dove ancora oggi si parla il Papiamento, ci spostiamo in Oceania, in Papua Nuova Guinea.

7 milioni di abitanti e 820 lingue

Proprio così. In Papua Nuova Guinea si parlano oltre 820 lingue locali. Ovvero circa il 12% delle lingue parlate nel mondo intero. Un’impressionante densità di una lingua ogni 8mila abitanti, o poco più.
Gli idiomi ufficiali, invece sono quattro: l’inglese, che è la lingua ufficiale del governo e del sistema educativo, ma che – in fondo – non è così diffusa tra la popolazione; il Papuan New Guinean Sign Language (una variante nazionale della Lingua dei Segni Internazionale); il pidgin Hiri Motu; e, infine, il Tok Pisin, un pidgin anch’esso, che è il linguaggio più ampiamente adottato dalla popolazione, a tutti i registri e livelli sociali.

Un impasto di isole

L’uomo arrivò su quell’isola del Pacifico dove oggi sorge lo stato di Papua Nuova Guinea circa 60mila anni fa. Da alcuni riscontri archeologici, pare che queste popolazioni svilupparono dei sistemi di agricoltura nello stesso periodo – e in maniera indipendente – da quelli registrati in Mesopotamia e in Egitto.
L’uomo occidentale, invece, giunse qui a partire dal XVI secolo al seguito di spedizioni soprattutto spagnole e portoghesi che si limitarono a sfruttare queste coste come punti di approdo, senza spingersi nell’entroterra e senza avventurarsi in contatti troppo ravvicinati con le popolazioni indigene. Fu un antropologo russo, Nicholai Miklukho-Maklai, il primo ad entrare in contatto con esse, passando diversi anni tra le tribù dei nativi, vivendo tra loro, e poi raccontando la sua esperienza in alcuni ponderosi trattati.

L’interesse più strettamente coloniale delle potenze europee si ebbe solo alla fine dell’Ottocento, quando l’attuale Papua Nuova Guinea venne divisa tra l’impero britannico (a partire dagli avamposti del Queensland, in Australia) e l’impero tedesco, che occupò la porzione nord-orientale dell’isola, soprattutto per via di interessi commerciali relativi all’olio di cocco.
È a quest’altezza cronologica che nasce il Tok Pisin (il nome stesso tradisce una deformazione del verbo inglese Talk e della parola Pidgin).

Si tratta di un impasto di lingue che è nato spontaneamente in diverse isole del Pacifico, e nelle piantagioni australiane del Queensland, e poi ha trovato un terreno fertile in Papua Nuova Guinea. La base primaria è costituita dall’inglese e dal tedesco, ma ci sono anche elementi portoghesi, malesi e di altre lingua austronesiane.

I numeri del Tok Pisin

Quello del Tok Pisin è certamente uno dei pochi casi di grande successo di una lingua pidgin fino ai nostri giorni. Circa un milione di persone in Papua Nuova Guinea parla il Tok Pisin come prima lingua. Mentre un numero tra cinque e sei milioni di papuani (dunque, la stragrande maggioranza della popolazione) ne comprende il significato e ne sa maneggiare perlomeno le basi. Tanto che molti dibattiti del Parlamento sono condotti proprio in questa lingua pidgin dalla storia e dalla resistenza uniche.

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