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5 stereotipi sugli italiani che secondo me sono veri

Gli stereotipi sugli italiani sono realtà o esagerazione? Ecco il punto di vista di una connazionale che vive all'estero.

Spesso ripenso al giorno in cui ho deciso di lasciare l’Italia e di trasferirmi all’estero. Anche se a me sembra ieri, è successo nel lontano 2008: quasi dieci anni fa, quasi un terzo della mia esistenza e praticamente tutta la mia vita adulta!

Uh, devo dire che mi fa un certo effetto.

Vivere all’estero da tutto questo tempo mi ha dato la possibilità di maturare una visione imparziale sull’Italia e su noi italiani, e in modo particolare sullo stereotipo che hanno di noi negli altri Paesi. Siamo davvero come ci dipingono? E perché veniamo sempre immaginati in un modo più colorato e festoso rispetto alle altre nazionalità?

All’inizio della mia esperienza da expat, mi sono sempre molto arrabbiata quando qualcuno osava nominare di fronte a me parole come pizza o pasta, cominciava a gesticolare in modo bizzarro oppure osava accennare al fatto che il nostro tono di voce è più alto del normale… eppure, dopo tutto questo tempo, devo ammettere che alcuni degli stereotipi con i quali ci identificano, non sono affatto stereotipi!

Ecco la mia lista personale delle caratteristiche che ci rendono davvero inconfondibili, soprattutto quando siamo all’estero.

Questione di cibo

Ok, lo so, questa è la cosa più ovvia dalla quale potrei iniziare… però qui si parla di cliché, giusto? Tuttavia vi assicuro che il sacro binomio tra cibo e Italia non è un cliché proprio per niente. Abbiamo delle regole, sappiamo il fatto nostro e semplicemente conosciamo che cosa è buono e cosa no. Se vi diciamo di non mettere formaggio sul pesce, non lo facciamo perché siamo cattivi: è perché non ci sta bene, credeteci. La pizza non ha bisogno di quattro chili di ingredienti come condimento e men che meno di aberrazioni come ananas e altri frutti tropicali (in Nuova Zelanda e Stati Uniti ho visto cose che voi umani…). La pizza è buona così com’è; non servono disgustose invenzioni tipo la "pizza pesto", la "pizza bolognese" e, tenetevi forte, la "pizza pasta" (con mezzo chilo di pennette "sbattute" sopra senza arte né parte). No, non ci siamo.

Allo stesso modo, tra i confini nazionali non abbiamo mai sentito parlare di "frappuccino", "pumpkin moka" e "latte" (nel modo in cui lo intendono in una nota catena internazionale). Quello che possiamo offrirvi è un caffè al banco o, al massimo, un cappuccino… ma per carità, MAI dopo aver mangiato!

Fidatevi di noi. Non siamo perfetti, ma per quanto riguarda il cibo… beh, siamo i migliori.

La classe non è acqua

Quando parlo di moda e stile, non mi riferisco assolutamente alle creazioni costosissime degli stilisti nostrani o agli ultimi trend: personalmente, non seguo le sfilate e odio il modo in cui i dettami dei cosiddetti "influencer" riescono ad omologare tutti in un’unica noiosa massa di persone vestite uguali.

Sono contraria a tutto questo, eppure, come italiana, possiedo uno stile che definirei innato o genetico… e così come me, chi più chi meno, anche i miei compatrioti: come ho già detto, non si tratta di acquistare capi costosi o indossare occhiali da soli in casa; è una specie di sesto senso che ci suggerisce quello che ci sta bene e quello che ci sta male.

Blu e marrone? Piuttosto vado in giro nuda!

Gesti e linguaggio del corpo

Quando all’estero ci imitano, molto spesso copiano solo uno dei nostri gesti e lo usano anche in modo sbagliato, poiché pensano che sia il nostro modo di sottolineare concetti e idee.

Ok, mettiamo le cose in chiaro: è vero che gesticoliamo molto, ma non lo facciamo per "dare aria" alle mani. I gesti italiani sono un vero e proprio linguaggio a sé che dovrebbe essere codificato in un dizionario. Con il linguaggio del corpo sottolineiamo quello verbale, è vero, ma in molti casi siamo in grado di sostenere anche delle conversazioni silenziose.

Fa semplicemente parte della nostra essenza: chiederci di stare fermi sarebbe una mossa molto crudele!

Forte e… musicale!

Forse tendiamo a parlare un pelo più forte degli altri, ma vi assicuro che non siamo gli unici al mondo: i cinesi e i russi spaccano i timpani molto più di noi!

Quello che contraddistingue la nostra lingua, però, è la meravigliosa musicalità: pensate che riesco a riconoscere "l’italiano nella folla", anche se sta parlando inglese in un bar rumoroso! Basta farci un po’ l’orecchio: provateci anche voi e, se non siete sicuri, leggete questi suggerimenti.

Sanguigni e "fumantini"

Non so se questo sia un pregio o un difetto, ma propendo per la prima interpretazione. All’estero siamo considerati impulsivi e suscettibili perché, a differenza di altri popoli, alziamo la voce, difendiamo le nostre opinioni con forza e non riusciamo a nascondere le nostre emozioni.

Se pensate che sia perché non abbiamo filtri tra cervello e bocca, non siamo in grado di pensare prima di parlare e non siamo inclini alla riflessione… beh, allora capisco perché questa impulsività possa essere vista di cattivo occhio.

Se, però, adottate un altro punto di vista e pensate che ci comportiamo così perché siamo passionali e spontanei, non diventa improvvisamente un pregio da imitare?

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