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Il 9 novembre nella storia tedesca: il giorno del destino

In Germania il 9 novembre è un giorno circondato da un alone di fato e mistero, in cui si sono verificati una serie di eventi che sono considerati punti di svolta politica e storica nella storia tedesca e internazionale.
Il 9 novembre nella storia tedesca: il giorno del destino

Tra guerre mondiali perse, svariati tentativi di instaurare una repubblica e ossessive guerre ideologiche, nel ventesimo secolo la storia della Germania ha indubbiamente segnato le sorti del mondo intero. Dai moti del 1848, con tanto di assemblea costituente, allo scatenamento di non una ma ben due guerre mondiali, Hitler annesso, fino alla divisione in un blocco comunista e uno capitalista, la Germania ha vissuto l’ultimo secolo e mezzo in tumulto continuo. Ciò che molti non sanno è che molti degli eventi salienti della storia tedesca sono avvenuti nella stessa data, il 9 novembre, che racconta dunque non solo la storia del Paese ma dell’Europa e del mondo. Cinque, in particolare, sono gli eventi storici fondamentali avvenuti il 9 novembre, la cui natura ha reso la giornata, ancor oggi, fortemente controversa. Questa coincidenza ha portato i tedeschi a identificare questa data con “il giorno del destino”, in tedesco Schicksaltag.

9 novembre 1848: L’esecuzione di Robert Blum

Il 1848 fu un anno fondamentale per la storia di gran parte dell’Europa, che venne attraversata e sconvolta da moti rivoluzionari, anche conosciuti come “la primavera dei popoli”, in segno di protesta contro i regimi assolutisti. Sfortunatamente, l’Europa non era ancora pronta a rinunciare a tali regimi e i monarchi si ressero saldi sui propri scranni, e nel giro di uno o due anni i moti fallirono e le costituzioni che erano state scritte vennero stracciate. In Germania, il 9 novembre ricorda, simbolicamente, proprio questo fallimento. In tale data, il leader liberale di sinistra Robert Blum, dopo essere stato arrestato nei moti di Vienna, venne giustiziato. L’esecuzione viene ormai considerata come una previsione della definitiva frantumazione della Rivoluzione Tedesca del 1848 e 1849.

9 novembre 1918: caduta dell’impero tedesco e doppia proclamazione della Repubblica

Altro anno, altro imperatore, altra rivoluzione. Nel 1918, dopo averla scatenata, la Germania si accingeva a perdere la prima guerra mondiale, che aveva fortemente impoverito e decimato la nazione e di conseguenza creato forti tensioni sociali. Quando il Comando supremo dell’Esercito e il Comando della Marina, benché certi della sconfitta bellica, decisero di condurre una battaglia navale contro la marina inglese, i marinai si sollevarono e iniziarono una rivoluzione che, nel giro di pochi giorni, investì l’intera Germania. Il 9 novembre il Kaiser Guglielmo II venne detronizzato dal suo cancelliere, Max von Baden, che rese pubblica l’abdicazione (Abdankung) del Kaiser ancora prima che effettivamente avvenisse. Nel tumulto della successione, il politico del Partito Socialdemocratico Philipp Scheidemann si affacciò da una finestra del Reichstag, il parlamento, e proclamò la repubblica tedesca, intenzionato a precedere i comunisti. Ciononostante, due ore dopo Karl Liebknecht proclamò una “Repubblica Libera Socialista” da un balcone del Berliner Stadtschloss. Così, il 9 novembre 1918 nacque la Repubblica di Weimar.

1923: Putsch di Monaco, Hitler ci prova per la prima volta

Dopo soli cinque anni la Repubblica di Weimar si trovò a fronteggiare una terribile crisi economica e politica a causa degli enormi debiti di guerra imposti a Versailles dalle potenze vincitrici, che la portarono sul lastrico. In questa situazione, Hitler tentò di attuare un colpo di stato, a Monaco, tra l’8 e il 9 novembre, anche noto come ‘Putsch della birreria’, (in tedesco Bürgerbräu-Putsch).

In realtà, quello che sarebbe diventato uno dei più temuti dittatori della storia dimostrò all’epoca ben poca organizzazione e fece la figura del dilettante. Scartati infatti i due piani precedentemente ideati insieme ad altri due leader, ne improvvisò uno all’ultimo momento. 
La sera dell’8 novembre, nella birreria bavarese Bürgerbräukeller, Gustav von Kahr, che era stato investito di poteri dittatoriali nella regione, aveva organizzato un comizio. All’improvviso, Hitler irruppe nella sala assieme alle SA (Sturmabteilung) di Ernst Röhm, sparando teatralmente con la pistola un colpo in aria e comunicando che la “rivoluzione nazionale” era scoppiata e che la Reichswehr (l’esercito) e la polizia bavarese stavano marciando a Monaco sotto la bandiera della svastica. La polizia bavarese, aprendo il fuoco, fermò la marcia, e Hitler venne incarcerato per cinque anni, durante i quali scrisse il famoso Mein Kampf. Durante il regime nazista, il 9 novembre era una festa nazionale in memoria dei nazisti morti nel Putsch della birreria.

1938: Kristallnacht (la notte dei cristalli)

Fu solo dopo il 1930, infatti, una volta uscito di prigione, che Hitler guadagnò un significativo sostegno degli elettori, culminando nella clamorosa vittoria elettorale dei nazisti del 1933, a cui la crisi del 1929 diede la spinta definitiva. Velocemente, i comunisti smisero di essere gli unici nemici del partito nazionalsocialista, che iniziò ad insinuare un odio antisemita nei cuori dei propri sostenitori, e non solo. Nel corso degli anni e in seguito alla pubblicazione delle famose leggi di Norimberga, gli ebrei divennero vittime di un odio e di un esclusione sempre più pressanti, radicate e insostenibili, oltre che irrazionali. Hitler e il ministro della Propaganda Goebbels, infatti, imbastirono un’imponente campagna propagandistica contro gli ebrei tedeschi.

L’8 novembre, quando il diplomatico tedesco Eduard vom Rath venne ucciso in un attentato condotto dal diciassettenne ebreo-polacco Herschel Grynszpan, l’evento venne descritto come un deliberato attacco del giudaismo internazionale contro il Terzo Reich. La notte, oggi conosciuta come Kristallnacht (notte dei cristalli), sinagoghe, negozi e proprietà ebraiche furono bruciate e distrutte su larga scala, e più di quattrocento ebrei furono uccisi o spinti al suicidio. L’evento fece molto scalpore perché dimostrò che la posizione antisemita del regime nazista era diventata radicalmente estrema.

(Leggi anche: Come l’uso della lingua contribuì all’ascesa del nazismo)

9 novembre 1989: caduta del muro di Berlino

Dopo che il sanguinario Terzo Reich portò alla seconda guerra mondiale e alla sconfitta della Germania, il Paese venne nuovamente attraversato da una crisi politica, economica e identitaria. Le potenze vincitrici si spartirono la Germania, ma l’avvento della guerra fredda portò le due parti, il blocco sovietico e comunista, la Germania Est, e il blocco transatlantico e capitalista, la Germania Ovest, a un odio profondo, una lotta per la supremazia costante e un progressivo allontanamento culturale degli abitanti.

Dopo trent’anni di divisione, il famoso muro di Berlino, che separava le due parti, cadde il 9 novembre 1989. A seguito di proteste pacifiche che attraversarono sia il lato comunista sia quello capitalista, la caduta del muro di Berlino (Fall der Berliner Mauer) sancì la fine della separazione della Germania e diede vita a una serie di eventi che portarono, un anno dopo, alla riunificazione tedesca.

Al giorno d’oggi, dunque, la data è ancora fortemente controversa, segnando momenti estremamente bui, come la notte dei cristalli, e giornate memorabili per il mondo intero, come la caduta del muro di Berlino. Per questo, il 9 novembre in Germania non è una festa nazionale.

(Sullo stesso argomento: Ostalgia, una storia linguistica della DDR)


I vocaboli:

der Schicksaltag: il giorno del destino
die Abdankung (anche die Abdikation): l’abdicazione
der Putsch: il colpo di stato
die Sturmabteilung: il reparto d’assalto
die Reichswehr: l’esercito
die Kristallnacht: la notte dei cristalli
der Fall: la caduta
die Mauer: il muro

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Paola Liberati
Studentessa di European Studies a Londra, Paola passa le sue giornate a dispensare sapere sulla sua amata madrepatria, l'Italia. Oltre ad essere una divoratrice di romanzi e libri fantasy (scusatela per questo suo lato nerd), ama improvvisarsi critica culinaria, discutere di politica e battersi per cause perse. Il suo lato avventuroso ed artistico l'ha portata alla volta di Berlino per il suo erasmus.
Studentessa di European Studies a Londra, Paola passa le sue giornate a dispensare sapere sulla sua amata madrepatria, l'Italia. Oltre ad essere una divoratrice di romanzi e libri fantasy (scusatela per questo suo lato nerd), ama improvvisarsi critica culinaria, discutere di politica e battersi per cause perse. Il suo lato avventuroso ed artistico l'ha portata alla volta di Berlino per il suo erasmus.

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