La comunicazione interculturale. Aspetti e particolarità del dialogo tra più culture

La comunicazione tra persone di culture differenti non è sempre semplice. È una questione di parole, ma anche di gesti, sonorità, perfino abbigliamento. E il malinteso è dietro l’angolo.
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La comunicazione interculturale. Aspetti e particolarità del dialogo tra più culture

La comunicazione rappresenta lo scambio volontario e consapevole di messaggi prodotto in maniera cooperativa tra diversi interlocutori, i quali collaborano attraverso l’uso di un linguaggio verbale e non.
A causa della presenza di innumerevoli culture differenti, la comunicazione interculturale non può essere insegnata in maniera totalmente esaustiva, ma è possibile indicare dei modelli per sviluppare al meglio la competenza comunicativa. Per poter acquisire questa competenza bisogna riconoscere le differenti culture ed essere consapevoli che ogni individuo è influenzato dalla propria educazione. Ed è indispensabile accettare il fatto che esistono modelli culturali differenti che possono anche mettere in discussione quello in cui si è cresciuti.

L’importanza delle differenze culturali

Ogni cultura identifica i concetti secondo un proprio pensiero, non solo da un punto di vista linguistico ma anche nel comportamento. In varie culture i concetti di adeguatezza alla situazione, gentilezza e rispetto sociale vanno oltre la buona educazione. Allo stesso tempo la comunicazione di un divieto può avvenire in modo implicito oppure in maniera molto diretta.
Da queste differenze possono emergere delle difficoltà comunicative. Ad esempio, un orientale è a conoscenza del fatto che un occidentale stringa la mano di uno sconosciuto per salutarlo, ma probabilmente non sa che questo genere di saluto non è usato frequentemente in tutti i paesi europei e soprattutto non è a conoscenza della giusta quantità di forza da impiegare nella stretta.

Anche il valore della famiglia è differente da cultura a cultura. In Italia ha un valore centrale, in Giappone viene addirittura allargato all’azienda in cui si lavora e allo stato (perciò una critica allo stato o al lavoro rappresenta una critica alla famiglia). E questo è solo uno dei molti esempi possibili.

Gli occhi hanno la loro parte (importante)…

Un ulteriore aspetto da considerare è la comunicazione non verbale. Le informazioni riguardanti la vista vengono elaborate in precedenza rispetto a quelle linguistiche. Poiché si è prima visti e poi ascoltati, è necessario ragionare sulla gestualità.

Nell’Europa mediterranea, nell’America del Sud e in Russia, le espressioni del viso utilizzate per comunicare sono espansive e spesso istintive, mentre nelle culture buddhiste e nell’Europa settentrionale, ad esempio, ci si aspetta che vengano controllate: la mimica facciale, dunque, viene interpretata come comunicazione volontaria.
In Europa, durante una conversazione, di solito si guarda negli occhi la persona con la quale si sta conversando, ma in molte culture asiatiche ed africane non è concesso fare altrettanto con un superiore. Nei paesi arabi, fissare un uomo dritto negli occhi può essere interpretato come una sfida. In Cina, invece, ciò rappresenta un segno di attenzione, mentre in Giappone si usa tenere gli occhi abbassati a terra, a lato della persona, come segno di rispetto. Se quest’ultimo tipo di usanza venisse adottato in Europa verrebbe probabilmente interpretato come una mancanza di rispetto e di attenzione.

…così come i gesti

Anche braccia e mani occupano una posizione importante nella comunicazione non verbale. Le braccia incrociate al petto rappresentano un segno di chiusura e le mani in tasca possono creare un’eccessiva sensazione di informalità. Nella cultura cinese esistono gesti di rispetto e di saluto che non hanno alcuna corrispondenza in Europa, come ad esempio alzare le mani al petto, coprire la mano destra, chiusa a pugno, con la mano sinistra e successivamente muoverle avanti e indietro.

I gesti delle mani e delle braccia accentuano e sostituiscono la lingua parlata ma hanno diversi significati a seconda della cultura e della lingua. In Inghilterra, il segno della vittoria, fatto con il dito indice e il dito medio della mano, rappresenta un insulto se fatto con il dorso della mano rivolto verso chi ascolta. Anche il segno dell’OK, fatto con il pollice e l’indice, può risultare un insulto in Russia e nei paesi orientali. Noi italiani gesticoliamo molto e talvolta i nostri gesti sono ritenuti aggressivi e invadenti. Ciò diventa più grave se questa sensazione viene confermata da un tono di voce molto alto. Inoltre, molti gesti italiani hanno un significato completamente diverso nelle altre culture, soprattutto in quella turca. Il gesto della mano rivolta verso l’alto che oscilla con le dita chiuse l’una verso l’altra significa “eccellente” mentre il gesto del “rubare il naso” rappresenta un insulto. L’invito a stringere una persona verso di se con il pugno stretto è interpretato come un volgare invito sessuale. Infine il gesto fatto con la mano oscillante sotto il mento, il “non mi importa”, in Turchia non possiede alcuna intenzionalità comunicativa ma viene impiegato abitualmente e solamente dagli uomini per massaggiarsi la barba.

…e l’abbigliamento

La scelta dell’abbigliamento gioca un ruolo importante per una buona comunicazione interculturale. In Italia l’abito formale è inteso – generalmente – nella sua versione “giacca, cravatta e camicia”; mentre negli Stati Uniti è sufficiente la cravatta anche se indossata con una camicia a maniche corte. La cravatta è invece severamente vietata in Iran per motivi religiosi poiché rappresenta la croce, simbolo occidentale. Diversamente, in Cina l’abito formale è composto da vestiti scuri abbinati ad una camicia bianca.

Anche gli oggetti assumono valori particolari all’interno della comunicazione tra più culture. Durante le festività mussulmane è consigliato non offrire bevande alcoliche e non consumarle in compagnia di persone di questa religione, come segno di rispetto.
Le piante e i fiori sono degli oggetti “pericolosi”: è consigliabile non regalare fiori bianchi in oriente, fiori gialli in Messico, fiori non ancora sbocciati in Russia e corone d’alloro in Germania. Tutti questi fiori sono impiegati durante i funerali nelle rispettive culture.

…infine, conta anche il “suono” stesso della lingua

La sonorità di ogni lingua è il primo aspetto che viene percepito ed è analizzato in modo inconsapevole. Una persona inglese che ascolta due italiani discutere liberamente può ritenere che stiano litigando: in Inghilterra quel tipo di tono e il reciproco interrompersi a vicenda verrebbero utilizzati solamente durante un litigio, infatti.
Il problema della sovrapposizione delle voci di due interlocutori è legato al concetto di cortesia, e per questo rappresentano un aspetto molto delicato dell’interculturalità. La cultura italiana accetta la sovrapposizione tra i parlanti mentre quasi tutte le altre culture del mondo la vietano.

Il turn-taking è un aspetto molto importante. I latini sono flessibili nei confronti dello scambio continuo dei turni di parola durante una conversazione e ciò è visto come segno di collaborazione. Invece gli americani e i nordeuropei possono non tollerare le interruzioni. Gli asiatici conversano rapidamente nella loro lingua madre, ma quando parlano in una lingua straniera fanno delle lunghe pause che vengono interpretate, in modo errato, come fine del turno di parola.

Nonostante i numerosi problemi che possono essere causati dalla coesistenza di diverse culture, queste diversità creano una ricchezza umana di valore inestimabile: che va protetta e incentivata.

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