Guida al lessico del surf

Se il vostro bagaglio di conoscenze sul surf non va oltre “Point Break”, è giunto il momento di tuffarvi alla scoperta dello slang di questo entusiasmante sport acquatico.
Un cane bagnato sopra una tavola da surf

Probabilmente vi sarete già accorte/i di quanto il surf sia un vero e proprio pilastro della cultura americana. Anche se la maggior parte delle persone non vive proprio accanto a spiagge perfette per il surf, questo sport è piuttosto diffuso nel mondo anglosassone, e ha ispirato film, canzoni e avventure estive: insomma, se state imparando l’inglese, conoscere questo pezzo di cultura potrebbe tornare molto utile. Pensate che la sua abbondante presenza nella cultura popolare americana ha dato origine a diverse parole ed espressioni che sono diventate parte integrante della lingua quotidiana. Ad esempio, parole come “gnarly” (che può significare qualcosa di fantastico o addirittura pericoloso, a seconda del contesto) e “far out” (espressione usata per esprimere entusiasmo o per descrivere cose o persone stravaganti) sono ormai nella norma. E che dire di “cowabunga!” e “hanging ten”? Queste le conoscete? Niente paura, neanche noi… ma ora è il momento giusto per scoprire la storia del lessico del surf e di questo affascinante sport. Surf’s up! (onda in arrivo!)

Le origini del surf

Secondo gli esperti, attività simili al surf erano già praticate in molte località dei tropici, ma è alle Hawaii che lo sport per come lo conosciamo oggi deve i suoi natali. Il primo contatto tra le Hawaii e il mondo anglosassone risale al 1778, quando il capitano James Cook sbarcò nell’arcipelago delle Hawaii. Nel suo diario, l’esploratore descrisse come lo sport fosse una tradizione hawaiana da secoli. All’epoca, il linguaggio originale del surf non era l’inglese, ma l’hawaiano.

Anche se l’hawaiano non ha plasmato direttamente lo slang moderno dei surfisti, la lingua ha comunque lasciato un segno nel gergo dello sport. Wahine, per esempio, che è una parola hawaiana per indicare una donna maori o polinesiana, viene utilizzata in inglese per riferirsi a una surfista donna. Altre parole hawaiane, come aloha (ciao) o mahalo (grazie), vengono talvolta usate dai surfisti. Perfino il gesto della mano “hang loose” (stai tranquillo/a) – un pugno con mignolo e pollice estesi – in realtà, deriva da un saluto tradizionale hawaiano, lo shaka.

Tornando alla popolarità del surf, anche se le prime testimonianze sullo sport risalgono a Cook, il surf non divenne popolare globalmente fino al ventesimo secolo. In seguito, ci furono vari tentativi di rendere le Hawai una meta turistica per i surfisti, ma l’iniziativa è decollata solo negli ultimi anni a causa dei costi, allora esorbitanti, dei viaggi verso le isole.

Gran parte della fama del surf può essere attribuita a due persone: il nativo hawaiano Duke Kahanamoku e l’americano George Freeth. Kahanamoku, atleta olimpico e uno dei surfisti di maggiore successo nella storia, portò il surf in Australia, esibendosi a Sydney. Allo stesso modo, Freeth fu portato dalle Hawaii in California da Henry Huntington, un noto imprenditore statunitense nel settore ferroviario, per dimostrare le sue abilità di surfista come parte di una campagna pubblicitaria per una nuova ferrovia. Più che la ferrovia, tuttavia, fu proprio lo sport a spopolare in California, dove Freeth viaggiò in lungo e in largo con lo scopo di diffondere interesse per il surf.

L’ascesa della cultura del surf (e del lessico del surf)

Nel corso dei decenni successivi, lo sport attirò un interesse sempre crescente. Ma il boom vero e proprio arrivò negli anni ’60, grazie a due grandi fenomeni della cultura pop: i Beach Boys e Gidget.

Potrebbero suonarvi familiari i Beach Boys, la band che si è allineata alla crescente cultura del surf con celebri canzoni come “Surfin’ U.S.A” e “Catch a Wave”, ma potreste non aver mai sentito parlare di Gidget. Nato come libro nel 1957 e trasposto cinematograficamente due anni dopo, Gidget è un romanzo e film di formazione che narra la storia di una giovane ragazza che impara a surfare. Gidget riuscì a catturare perfettamente lo zeitgeist di quel periodo, ispirando una lunga serie di film e programmi televisivi legati al surf. P

ur non essendo il ritratto fedele della vita dei surfisti, Gidget ha contribuito a forgiare l’immagine del surf nella cultura pop americana. Inoltre, Gidget ha contribuito a creare l’idea del “Beach Bunny”: una ragazza di giovane età che trascorre molto tempo in spiaggia, spesso associata al mondo del surf e della cultura balneare.

Nel ruolo di Gidget, attrici come Sandra Dee e Sally Field hanno reso questo personaggio ancora più affascinante. Un effetto collaterale dell’influenza dei Beach Boys e di Gidget è stata l’associazione del surf alla California meridionale. Quando si pensa allo slang del surf, molti lo collegano immediatamente alla California, e in parte hanno ragione.

Il dialetto californiano, con parole come “rad” (fantastico) e “bomb” (onda incredibile), insieme all’accento, è diventato ormai parte integrante dell’immagine dei surfisti negli Stati Uniti, soffrendo però l’intensa competizione dei surfisti australiani. Tuttavia, oggi molte di queste espressioni risultano datate. Come accade per lo slang di tutti i giorni, anche quello del surf di 50 anni fa non è più lo stesso di oggi. Il linguaggio da surfista del 2009, infatti, è molto diverso da quello dei surfisti negli anni ’70, ’80 o ’90.

Un’introduzione al lessico del surf

Per rendere più comprensibile il linguaggio e lo slang utilizzati dai surfisti, diamo un’occhiata a queste espressioni del surf. Nel mondo di questo sport esistono diversi termini originali (ma vale per tutti gli sport: basti pensare al lessico del calcio inventato da Gianni Brera, o ai termini specialistici del rugby). Ecco quindi una guida per orientarsi tra le più comuni espressioni utili utilizzate dai surfisti.

  • Air (aria): quando un surfista non tocca né terra né acqua ed è praticamente in volo.
  • Barrel (tubo): termine usato per descrivere un’onda di dimensioni considerevoli che si avvolge su se stessa, creando una cavità percorribile prima che si infranga completamente. Si può dire anche tube (tubo).
  • Choppy (agitato/mosso): nello slang del surf “choppy” viene utilizzato per descrivere una superficie d’acqua irregolare; è l’opposto di flat water (acqua piatta).
  • Deck (pedana): la superficie della tavola.
  • Duck dive (tuffo dell’anatra): quando un surfista vuole superare un’onda che non desidera surfare può fare un duck-dive, spingendo la tavola sott’acqua e passando sotto l’onda.
Un esempio di “duck dive”
  • Gnarly (pericolosa o pazzesca): aggettivo utilizzato per definire delle onde spaventose e avvincenti, per surfisti esperti.

    – Esempio #1: “What a gnarly wave, dude!” (“Che onda pazzesca, amico!”) come accezione positiva.
    – Esempio #2: “That was a pretty gnarly wipeout!” (“È stato un incidente piuttosto grave/pericoloso!”) come accezione negativa
  • Goofy foot (letteralmente: piede goffo): si riferisce alla posizione di un surfista sulla tavola da surf in cui il piede destro è posto in avanti e il piede sinistro è sulla parte posteriore della tavola. È un modo alternativo e meno comune rispetto alla posizione standard chiamata regular foot (piede regolare), in cui il piede sinistro è in avanti. Per indicare il movimento in cui si cambia la posizione dei piedi sulla tavola da surf durante la corsa, passando da “goofy foot” a “regular foot” o viceversa, si utilizza il termine switch-foot (passaggio di piede).
  • Grom: no, niente a che fare coi gelati; questo aggettivo viene utilizzato per definire un/a surfista novellino/a. Altri aggettivi per indicare un/a surfista alle prime armi sono grommet, grommie o kook.
  • Hang five (letteralmente: appendi cinque) o hang ten (letteralmente: appendi dieci): i numeri si riferiscono al numero di dita dei piedi che penzolano fuori dalla tavola da surf.
  • Longboard (tavola lunga): tipo di tavola da surf lunga in media tra i 9 e i 15 piedi (tra i 2,7 e i 4,5 metri).
  • Nose (naso): la punta anteriore della tavola; l’opposto della tail (coda).
  • Point break (punto di rottura): questa espressione del lessico del surf si riferisce a un tipo di onda che si forma quando si infrange su una superficie rocciosa o su un punto prominente della costa. È anche il titolo di un famoso film del 1991 con Keanu Reeves e Patrick Swayze, che ruota attorno al mondo del surf e delle attività criminali.
  • Quiver (letteralmente: faretra): termine del lessico del surf che indica una collezione di tavole da surf.
  • Re-entry: quando un surfista supera il punto più alto di un’onda e poi ci rientra.
  • Shoulder (spalla): la parte surfabile di un’onda.
  • Surf’s up (onda in arrivo): senz’ombra di dubbio la più nota tra le espressioni utili per i surfisti: con “surf’s up” si sta indicando che le onde sono pronte per essere surfate.
  • Wave height (altezza dell’onda): questo non è proprio un termine specifico del lessico del surf, ma sapere l’altezza di un’onda è una parte importante del surf e varia a seconda di dove viene praticato. Nella maggior parte dei luoghi si misura l’altezza dell’onda dalla cresta alla base, mentre gli hawaiani la misurano dalla parte posteriore. In parole povera, questa implica che un’onda hawaiana sarà all’incirca la metà di un’onda californiana (un’onda hawaiana da 3 piedi – 90 centimetri – è un’onda californiana da 6 piedi – 1 metro e 80 centimetri).
  • Whitewater (acqua bianca/spumeggiante): termine per definire la parte schiumosa dell’onda, detta anche foam (schiuma).

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Thomas Moore Devlin

Thomas è il responsabile editoriale e lavora per Babbel da oltre cinque anni. Ha studiato linguistica all'università e ha anche una formazione in letteratura inglese. Da 10 anni vive a New York, dove trascorre la maggior parte del suo tempo libero passeggiando per Brooklyn e leggendo un numero spropositato di libri.

Thomas è il responsabile editoriale e lavora per Babbel da oltre cinque anni. Ha studiato linguistica all'università e ha anche una formazione in letteratura inglese. Da 10 anni vive a New York, dove trascorre la maggior parte del suo tempo libero passeggiando per Brooklyn e leggendo un numero spropositato di libri.

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