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6 modi di dire francesi sugli animali

Annoiati come topi morti? Una selezione di modi di dire francesi vivaci e bizzarri sugli animali

Ricordo ancora molto bene la prima volta che ho sentito la mia espressione preferita in francese. Ero con un’amica a godermi il sole di fine estate nel giardino di casa sua, nel sud-ovest della Francia, e mi stava spiegando che il governo aveva annunciato nuovi aumenti delle tasse.
C’est donner de la confiture aux cochons”, aveva esclamato con un sospiro di dolore, poi si era versata un altro bicchiere di Ricard. È come dare la marmellata ai maiali – la variante francese del proverbiale “perle ai porci”.

Le espressioni idiomatiche di una lingua tendono a rispecchiare gli atteggiamenti di quella cultura, anche nei confronti degli animali – e i maiali in particolare sono spesso oggetto di disprezzo. Di sicuro lo sono per i francesi: non solo li ritengono indegni della loro preziosa confiture fatta in casa, li considerano anche il peggiore esempio di ingordigia – non è certo un complimento accusare qualcuno di “mangiare come un porco”, manger comme un cochon – oltre che di disordine e sporcizia – di fronte a una stanza ridotta a un porcile, direbbero infatti un cochon n’y retrouverait pas ses petits, “nemmeno una scrofa riuscirebbe a trovarci i suoi maialini”. È vera e propria discriminazione antisuina.

Per bilanciare, ricordiamo il posto d’onore assegnato al maiale dal tedesco: Schwein haben, (“avere maiale”) significa avere fortuna e ich glaube, mein Schwein pfeift! (“mi sembra di sentire il mio maiale che fischia!”) si usa per esprimere la più assoluta incredulità.

In francese, il posto d’onore è riservato invece a un altro animale ben più amato: il gatto. Nella versione francese di “non svegliare il can che dorme”, ad esempio, è proprio il gatto a farla da padrone: ne réveillez pas le chat qui dort. E i gatti entrano in scena al posto di altri animali anche nel classico “un rospo in gola” – che diventa un chat dans la gorge – e persino nel proverbiale “dire pane al pane e vino al vino” – che in francese ha un’accezione tutta felina, appelez un chat un chat. Come in italiano, “quando il gatto non c’è, i topi ballano” – quand le chat est parti, les souris dansent – mentre donner sa langue au chat (“dare la lingua al gatto”) è solo in apparenza simile a “il gatto ti ha mangiato la lingua” ma significa in realtà rinunciare, arrendersi.

I modi di dire in francese sono popolati anche da altri animali. I francesi non parlano di dormire come sassi, ma di dormir comme une marmotte (“dormire come marmotte”). Non parlano di un futuro improbabile quando gli asini potranno volare, ma quand les poules auront des dents, “quando i polli avranno i denti”. Se un francese ti dice che sei come “un pollo che ha trovato un coltello”, t’es comme une poule qui a trouvé un couteau, vuol dire che hai una gran confusione in testa. E forse ce l’avrai, con tutti questi modi di dire così bizzarri! Attenzione a non combinare mix linguistici alla Trapattoni: non potrai tradurre alla lettera in francese “non dire gatto finché non ce l’hai nel sacco” (i gatti non farebbero mai una fine così ignobile in Francia, dopotutto!), ma potrai usare l’altrettanto familiare “vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso”, vendre la peau de l’ours avant de l’avoir tué.

A proposito di orsi, una persona un po’ rozza e asociale in francese è un ours mal léché, “un orso leccato male”. Non esitare a usare questa vivace espressione se un francese ti fa fare una figuraccia al ristorante.

Data l’influenza della lingua e della cultura francese su altre lingue, italiano compreso, non stupisce certo che molte espressioni siano identiche: oltre a quelle già citate, ricordiamo anche prendere le taureau par les cornes, prendere il torno per le corna; o rusé comme un renard, furbo come una volpe; o ancora têtu comme une mule, testardo come un mulo.

Ma il francese non è certo privo di modi di dire originali che lasciano un po’ spiazzati. Ricordo la mia perplessità quando un amico mi disse che si era beccato un coniglio: (se faire) poser un lapin significa in realtà (farsi) dare un bidone, buca, o il classico due di picche. Avoir le cafard, letteralmente “avere uno scarafaggio”, vuol dire essere giù di corda. Noyer le poisson, “annegare il pesce”, significa imbrogliare qualcuno. E l’equivalente in francese di avere “le pigne in testa”? È avere “un ragno sul soffitto”, avoir une araignée au plafond.

E infine, che è questa storia di uccidere poveri cani innocenti? À boire, ou j’tue le chien ! è una frase che potresti sentir urlare in un bar da qualcuno che non vede l’ora di tracannarsi un bel bicchiere – letteralmente, “(dammi) da bere o ti ammazzo il cane”. Pare che questa espressione risalga all’era medievale, quando i cani erano posti a guardia delle scorte di vino nelle taverne. Sarà vero? Non me lo chiedete, sono come un pollo che ha trovato un coltello.

Una selezione di modi di dire francesi sugli animali

À bon chat, bon rat – letteralmente, “a buon gatto, buon topo” – pan per focaccia

Faire un froid de canard – “fa un freddo da anatre” – quando fa davvero freddissimo

Être franc comme un âne qui recule – “essere sinceri come un asino che rincula” – fingere, mentire

Passer du coq à l’âne – “saltare dal gallo all’asino” – saltare di palo in frasca

Brider l’âne par la queue – “imbrigliare un asino prendendolo per la coda” – fare qualcosa senza senso

S’ennuyer comme un rat mort – “annoiarsi come un topo morto”

Laisser pisser le mérinos – “lasciar pisciare le pecore” – non reagire a una provocazione

La vache ! – “la vacca!” – oddio!

Quand on parle du loup (on en voit la queue) – “quando parli del lupo (e spunta la coda)” – parli del diavolo (e spuntano le corna)

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