10 slogan curiosi delle passate campagne elettorali americane

Un curioso salto nel passato tra gli slogan più celebri delle campagne elettorali americane.
03/11/2020
10 slogan curiosi delle passate campagne elettorali americane

Non sembra anche a voi che gli Stati Uniti siano in un ciclo elettorale senza fine? Probabilmente è perché le notizie di politica americana dominano sempre i titoli dei giornali, o perché le campagne elettorali sono apparentemente costanti. Qualsiasi sia il motivo, non si può negare che i risultati delle prossime elezioni americane giocheranno un ruolo decisivo nella nostra vita e sul destino del mondo per i prossimi anni.

Secondo il Washington Post, essendo gli Stati Uniti nati come un Paese prevalentemente rurale, le giornate erano scandite dai ritmi lavorativi. Si scelse infatti di votare a novembre «perché era il periodo appena successivo al raccolto autunnale, e appena prima che la neve e il ghiaccio facessero chiudere le strade in molte zone del paese». Il martedì venne scelto per un’altra ragione: non si poteva scegliere la domenica, dato che molti dei primi abitanti degli Stati Uniti erano cristiani e, per non togliere niente a nessuno, si stabilì che le elezioni si sarebbero dovute tenere ogni quattro anni nel primo martedì di novembre.

Nell’attesa del fatidico giorno in cui gli Stati Uniti scopriranno se gli aspettano altri quattro anni di Donald Trump o un cambio di politica con il democratico Joe Biden, mi sono imbattuta in una lunga serie di slogan delle campagne elettorali degli Stati Uniti dal 1840 ad oggi. Dovete sapere che, sebbene gli slogan presidenziali di oggi siano per lo più combinazioni indistinguibili delle parole inglesi “America”, “leader” e “change” (cambiamento), non è sempre stato così.
Ecco a voi quindi 10 interessanti slogan di campagne elettorali americane che vale la pena ricordare!

1. Tippecanoe and Tyler Too

Ritmo e allitterazione, come può non rimanere in testa uno slogan del genere? Per poter capire la pronuncia di questo slogan, vi suggerisco l’ascolto di questa canzone. Nonostante non mi stia più uscendo dalla testa, questo rifacimento in chiave alternative rock della canzone popolare della campagna elettorale americana del 1840, è utile anche per comprendere il significato dello slogan “Tippicanoe and Tyler Too” . Il testo canta le lodi dei candidati Whig, William Henry Harrison (eroe di “Tippicanoe“) e John Tyler. Mentre lo slogan rimane ben noto, lo stesso non si può dire di Harrison, che morì a 30 giorni dalla sua presidenza, e anche di Tyler.

2. No Cross of Gold No Crown of Thorns

Lo slogan, letteralmente tradotto come “nessuna croce d’oro, nessuna corona di spine”, prende ispirazione dal discorso del candidato William Jennings Bryan al congresso nazionale del partito democratico nel 1896. Bryan criticò il gold standard e sostenne il potenziamento della moneta con la moneta libera d’argento. “You shall not press down upon the brow of labor this crown of thorns,” (non premete sulla fronte del lavoro questa corona di spine), “You shall not crucify mankind upon a cross of gold.” (non crocifiggerete l’umanità su una croce d’oro). Più diretto e chiaro di così?
Il discorso “Cross of Gold“, classico dell’oratoria politica americana, elettrificò così tanto la convention che i delegati nominarono il trentaseienne Bryan come loro candidato alla presidenza.

3. He proved the pen mightier than the sword

Thomas Woodrow Wilson, nella campagna per la rielezione presidenziale del 1916 usò lo slogan “ha dimostrato che la penna è più potente della spada”. Non so se vi è mai arrivata in testa una penna, ma vi assicuro che una spada fa più male (ah ah ah).
A parte gli scherzi, Wilson, premio Nobel per la pace nel 1919, ci offre un grande spunto di riflessione, applicabile ancora oggi. La comunicazione è uno strumento più efficace della violenza diretta. In questo caso la penna viene intesa come l’organo amministrativo, il quale può colpire più ferocemente di ogni altra forma di violenza.

4. Happy Days Are Here Again

Con gli Stati Uniti in preda alla Grande Depressione durante la campagna del 1932, c’era bisogno di nuove politiche per risollevarsi dalla grande crisi. Lo sfidante democratico Franklin D. Roosevelt promise all’elettorato la sua versione di speranza e di cambiamento. Lo slogan popolare recitava: “Happy Days Are Here Again” (I giorni felici sono di nuovo qui).

5. The buck stops here

“The buck stops here” (la responsabilità si ferma qui) è una frase resa popolare dal presidente degli Stati Uniti Harry S. Truman nel 1948. Lo slogan si rifà all’idea che il presidente debba prendere le decisioni e accettare la responsabilità finale di queste. Lo slogan è spesso usato in riferimento ai giochi di potere della politica internazionale nei quali uno Stato cerca di convincerne o dissuaderne un altro a combattere uno stato aggressore. In breve, la locuzione buck passing o passing the buck è tipicamente utilizzata in ambito politico nei paesi di lingua anglofona per dire “scarica barile”.

6. I Like Ike

Lo slogan semplice e allegro “I like Ike” è un’espressione in inglese che può essere tradotta in italiano con “Mi piace Ike”, slogan promozionale a favore di Dwight Eisenhower, detto “Ike”. Quasi 70 anni prima di Facebook, milioni di americani mettevano “mi piace” votando il candidato repubblicano Eisenhower durante la campagna presidenziale del 1952. Lo slogan ebbe grossa risonanza ai tempi e si pensa sia stato efficace nel rendere popolare la figura del candidato repubblicano. Quattro anni dopo la sua vittoria schiacciante su Adlai Stevenson, Eisenhower ha fatto rivivere lo slogan, leggermente rivisto, in “I Still Like Ike”, ottenendo una vittoria ancora più grande sul suo sfidante democratico.

7. In Your Heart, You Know He’s Right

Il candidato repubblicano Barry Goldwater ha ispirato una legione di appassionati conservatori nel 1964 con il suo slogan “In Your Heart, You Know He’s Right” (nel vostro cuore, sapete che ha ragione), ma la campagna democratica dell’avversario Lyndon Johnson ha suscitato una risposta che ha marcato più efficacemente Goldwater come un estremista di destra: “In Your Guts, You Know He’s Nuts” (nelle vostre budella/dentro di voi, sapete che è pazzo). Le campagne elettorali americane d’altronde sono famose per questi battibecchi tra candidati.

8. This Time, Vote Like Your Whole World Depended on It

Le campagne elettorali e le elezioni del 1968 sono state un momento saliente della storia americana. Con il numero delle vittime in rapida crescita, la guerra del Vietnam infuriava. Il movimento per i diritti civili era all’apice quando, nell’aprile del 1968, Martin Luther King Jr. fu assassinato. A questo seguì, appena due mesi dopo, l’assassinio di Robert Kennedy, uno dei principali candidati democratici alla presidenza.
La nomina del repubblicano Richard Nixon era tutt’altro che certa. E nel novembre di quell’anno, vinse la presidenza. Il suo slogan era “This Time, Vote Like Your Whole World Depended on It” (questa volta, votate come se tutto il vostro mondo dipendesse da questo).

9. Where’s the beef

Walter Mondale si candidò per la nomina presidenziale del Partito Democratico in vista delle elezioni del 1984 e fu presto in prima linea. La sua opposizione comprendeva il reverendo Jesse Jackson e il senatore Gary Hart del Colorado. Con grande effetto, Mondale usò lo slogan della catena di fast food Wendy “Where’s the beef” (dov’è la carne?) per descrivere le politiche di Hart come prive di profondità. In altre parole, era un modo per dire “tutto fumo e niente arrosto”. Venne comunque sconfitto dal repubblicano Ronald Reagan.

10. Change We Can Believe In

“Change We Can Believe In” (il cambiamento in cui possiamo credere) è stato lo slogan di Barack Obama quando ha condotto con successo la campagna elettorale per diventare il primo presidente nero degli Stati Uniti d’America nel 2008. “Yes we can!”, inteso come “Sì, possiamo crederci”, veniva cantato come risposta dalle persone che lo sostenevano mentre si dirigeva verso la vittoria, in un movimento costruito su un messaggio di gioventù, inclusione e ottimismo.

Vuoi approfondire la conoscenza del tuo inglese?
Author Headshot
Elisa Montagner
Copywriter, editor e traduttrice, Elisa è un’assidua frequentatrice di cimiteri, bettole berlinesi e menti con-torte. Ama Venezia, la sua città natale ed è laureata in lingue, letterature e mediazione culturale. Se potesse essere un oggetto sarebbe un vinile, o una fetta di tiramisù.
Copywriter, editor e traduttrice, Elisa è un’assidua frequentatrice di cimiteri, bettole berlinesi e menti con-torte. Ama Venezia, la sua città natale ed è laureata in lingue, letterature e mediazione culturale. Se potesse essere un oggetto sarebbe un vinile, o una fetta di tiramisù.

Articoli che ti potrebbero interessare

Quali sono le differenze tra l’inglese britannico e quello americano?

Quali sono le differenze tra l’inglese britannico e quello americano?

L’inglese è la lingua universale per eccellenza, eppure le lingue parlate negli Stati Uniti e nel Regno Unito non sono identiche: curiosi di scoprire cosa le contraddistingue?
Tra porzioni XXL e sedie alle parate: ecco i consigli di Babbel per la vacanza perfetta negli Stati Uniti

Tra porzioni XXL e sedie alle parate: ecco i consigli di Babbel per la vacanza perfetta negli Stati Uniti

Avete in programma di andare negli Stati Uniti quest’estate? Non siete i soli. Secondo un sondaggio condotto da Babbel la meta ideale per le vacanze degli italiani è New York. Abbiamo quindi pensato di darvi un paio di consigli su cosa aspettarvi e soprattutto su cosa evitare quando sarete lì. Se vi interessa l’aspetto culturale […]
Famous Last Words: il nuovo podcast per imparare l’inglese

Famous Last Words: il nuovo podcast per imparare l’inglese

Espressioni idiomatiche, curiosità linguistiche e inaspettati modi di migliorare la lingua: tutto nel nostro nuovo podcast in inglese.