Appunti per un tour insolito attraverso Parigi

Arrondissement per arrondissement, abbiamo pensato ad un tour parigino alternativo che prevede insoliti ma bellissimi posticini. Leggete questo articolo della nostra Laura se volete allontanarvi dai sentieri più battuti della Ville Lumière, e riscoprirla.
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Appunti per un tour insolito attraverso Parigi

Parigi è tra le mete turistiche più gettonate del mondo: molti di voi ci saranno già stati e altrettanti desiderano tornarci per conoscerla meglio, con occhi diversi e senza l’ansia di dover vedere… Tutto: il Musée du Louvre, il Musée d’Orsay o il Centre Pompidou (magari tutto d’un fiato in un unico pomeriggio, spoiler: mission impossible). Ipotizziamo che abbiate già fatto il giro dei cimiteri, da Montmartre a Père Lachaise passando per quello di Montparnasse, che siate entrati nel celebre bookstore inglese Shakespeare&Co, che abbiate percorso le bianche scalinate del Sacré Coeur, che vi siate fermati al Musée de Cluny per ammirare la misteriosa Dame au Liocorne e, naturalmente, che siate saliti in cima alla Tour Eiffel

Abbiamo pensato ad un percorso alternativo, per allontanarsi dai sentieri più battuti della Ville Lumière e riscoprire ogni arrondissement! Iniziamo?

I arr: l’appuntamento è alla Colonne Médecis, eretta nel 1574 da Jean Bullant nel cortile de l’Hotel de la Reine, su richiesta di Caterina de’ Medici: il suo palazzo è andato distrutto e questa è l’unica traccia rimasta inspiegabilmente intatta. Si trova nel cuore della città, nel quartiere Les Halles ed è una testimonianza della sovrana passione per l’astrologia: i 147 gradini che si snodano all’interno conducevano fino al punto più alto (31 m), dedicato all’osservazione del cielo notturno, un tempo guidata dal consigliere personale e astronomo fiorentino Cosimo Ruggieri. È ben visibile anche il monogramma CH, che si riferisce all’unione di Caterina con Henri II, anche se il loro intreccio potrebbe lasciar intravedere anche la presenza di una D, riferita a Diane de Poitiers, l’amante di Henri.

II arr: passeggiando nella zona dei celebri passages coperti parigini, arriviamo al capolavoro architettonico di Henri Labrouste, l’architetto da cui prende il nome la Salle Labrouste, una “sala di lettura” incredibilmente suggestiva, che raccoglie migliaia di volumi del Sito Richelieu della Bibliothèque nationale de France e dell’Institut national d’histoire de l’art. Strette colonne in ferro sostengono una serie di volte decorate con affreschi naturalistici e ampie e luminose vetrate che danno al lettore l’impressione di essere all’aperto. Che sia questo il paradiso a cui si  riferiva J.L. Borges? Egli affermò infatti: “Per me, il paradiso assomiglia a un’enorme biblioteca d’arte”. Se all’uscita avvertite un certo languorino, potete raggiungere l’Harry’s New York bar, ritrovo prediletto degli expat americani, un tempo frequentato da Francis Scott Fitzgerarld, Ernest Hemingway (autori con cocktails dedicati), Thornton Wilder e George Gershwin. L’atmosfera non sembra essere cambiata.

III arr: la più antica casa in pietra di Parigi risale al 1407: è la Maison de Nicolas Flamel, un ricco borghese parigino, costruita per dare alloggio ai poveri del quartiere o agli studenti, in cambio di una preghiera. Fervente credente, scrittore, libraio e studioso dedito all’alchimia, sembra che Monsieur Flamel conoscesse il segreto della pietra filosofale e fosse in grado di trasformare alcuni metalli in oro e di vivere per sempre. Ora, all’interno, c’è un ristorante.

IV arr: il Musée de la Magie ospita una collezione privata di specchi deformanti e varie illusioni ottiche, con dei “maghi” che guidano la visita e che realizzano uno spettacolo. Inoltre, all’Accademia di Arti Magiche si tengono regolarmente corsi per adulti e ragazzi.

V arr: lo scoppiettante Quartier Latin è un caleidoscopio di posticini tutti da esplorare, ma noi vi segnaliamo la Faculté des Sciences de la Sorbonne dell’Université Pierre e Marie Curie. La riconoscerete per l’architettura contemporanea metallica e di vetro, ma rimarrete ancora più sorpresi dell’interno dell’Edificio 16M, che presenta una grande originalità di design e colori.

VI arr: il Jardin du Luxembourg è una meta obbligata per tutti: i parisiens lo frequentano per fare jogging, altri si rilassano sulle sedie di ferro verdi a leggere un libro, mentre i bimbi giocano con le barchette di legno à louer. Alcuni, però, potrebbero spingersi fino alla Grotte, una fontana commissionata nel 1630 da Maria de’ Medici (allora vedova di Henri IV) all’ingegnere fiorentino Tommaso Francini, per rigenerarsi in un luogo che le ricordasse l’atmosfera del Giardino dei Boboli a Firenze.

VII arr: se non avete ancora visto l’appartamento “segreto” di Gustave Eiffel, il momento è arrivato: il piccolo – ma confortevole – spazio che l’ingegnere si è ritagliato a sua misura presenta un evidente contrasto con il ferro della Tour Eiffel e si caratterizza infatti per il suo arredamento in legno, i suoi tessuti esotici  e la sua carta da parati dai toni caldi. Un altro giardino, decisamente meno conosciuto, è quello della Clinica St. Jean de Dieu, un luogo dove si pensa di non poter accedere o sostare. Invece, se si rispetta la tranquillità del luogo – consacrato, in primis, alla cura delle persone – può rivelarsi un angolo ideale dove fermarsi indisturbati a leggere all’ombra di piante fiorite.

VIII arr: nel foyer dell’Eglise de la Madeleine è stato recentemente aperto il Refettorio Paris dello chef stellato Massimo Bottura. Tengo molto a segnalarlo, perché è un progetto di inclusione nato dall’Associazione Food for Soul, fondata dallo chef e da sua moglie, Lara Gilmore, per sensibilizzare le persone riguardo al problema dello spreco alimentare. Si tratta infatti di una mensa-ristorante sociale che serve pasti deliziosi preparati con ingredienti di recupero e sempre di stagione alle persone indigenti – ma non solo – a piccolissimi prezzi e senza trascurare l’estetica: il luogo è infatti decorato da installazioni d’arte di JR e Prune Nourry. Se vi piace l’idea, potete anche offrirvi volontari per il servizio.

IX arr: sapevate che in uno scantinato del 9e arrondissement c’è il campo da basket più vecchio del mondo? Qui, un insegnante di educazione fisica ha cercato di allestire un campo da gioco improvvisato (con un pallone da calcio e due cestini per la frutta) simile a quello di Springfield. Le sue condizioni tradiscono l’età, ma cesti e tabelloni segna-punti sono stati presto sostituiti e aggiunti perché il gioco potesse continuare fino ad oggi.
In un edificio neoclassico della Rue de Provence si trovava invece, fra gli anni 30 e 40 del Novecento, una delle più lussuose e rinomate case chiuse di Parigi, conosciuta come Un-Deux-Deux. Aperta nel 1924 da Marcel Jamet e sua moglie Doriane, una ex-cortigiana di Le Chabanais, è stata progettata come un viaggio esotico intorno al mondo: le stanze, circa una ventina, erano liberamente ispirate al kamasutra, decorate e arredate a tema storico e geografico (come la camera dei pirati e quella faraonica d’Egitto o come un granaio pieno di paglia e una cabina dell’Orient Express).Tra gli ospiti illustri vengono ricordati Sacha Guitry, Jean Gabin, Chaplin, Cary Grant, Humpfrey BogartKatherine Hepburn, Edith Piaf e Marlene Dietrich.

X arr: non si può dire che a Parigi manchino sale cinematografiche; infatti, oltre ai multiplex onnipresenti e alle cinémathèques universitarie, ce ne sono di piccolissime d’essai, con programmazioni curate e rassegne dedicate per veri cinefili. Insomma, andare al cinema è come uno sport nazionale. Vi consigliamo di scendere alla fermata della metro Barbès e raggiungere Le Louxor – Palais du Cinéma, un cinema del 1920, progettato dall’architetto Henry Zypcy, abbandonato negli anni ’90 e restaurato nel 2013. Negli anni ’80 divenne l’alter-ego dello Studio54, celebre night-club di Manhattan. Ancora oggi questo luogo ha un che di esotico; il design è infatti ispirato al film “Cleopatra” del 1917 con Theda Bara. Con il biglietto del cinema potrete anche accedere al café sul tetto e, dalla sua terrazza, godere di una vista unica sul Sacré Coeur.

XI arr: in un quartiere giovane e vivace come questo, potreste fare un salto da LaBel RéCuP, un negozietto originale e un po’ nascosto, alternativa ecologica all’ormai “plurinstagrammato” Merci. Potrete trovare eclettici oggetti di design e moda ad impatto sostenibile: mobili, borse, gioielli, lampade e tappeti. Tutto è realizzato a mano con materiali di recupero provenienti da ogni parte del mondo.

XII arr: a proposito di “instagrammabilità”, vi suggeriamo di passare in Rue Crémieux, un’incantevole strada privata residenziale, caratterizzata da colori super saturi, ciottoli e decorazioni pittoriche trompe-l’oeil. Ricorda un po’ la nostra Burano e ormai è un set à la page di servizi fotografici e lavori cine-televisivi. Vi suggeriamo anche un altro museo-spettacolo a cui raramente viene dedicata una visita (su prenotazione): il Musée des Arts Foreines. Scoprirete una collezione unica di antiche attrazioni e giostre delle del XIX e XX secolo su cui è possibile salire.

XIII arr: se doveste passare anche per il Site Mitterand della Bibliothèque nationale de France, non perdete l’occasione di vedere, nell’ala ovest dell’edificio, i Globes de Louis XIV, due mappamondi – uno terrestre, l’altro celeste – commissionati dal Re Sole nel 1681 e allestiti in una spettacolare scenografia originale.

XIV arr: che ne dite di visitare un’altra chiesa, sempre dedicata a Notre Dame, ma decisamente diversa dalla Cattedrale? Si tratta di Notre Dame du Travail ed è stata eretta in omaggio ai lavoratori dell’Exposition Universelle del 1900, molti dei quali vivevano proprio in questo quartiere. La parrocchia preesistente (Notre Dame de Plaisance) non garantiva più un servizio efficiente ai residenti della zona, sempre più numerosi, e per questo motivo ne fu costruita una nuova. A vederla dall’esterno, non sembrerebbe aver nulla di particolarmente degno di nota, ma una volta entrati, rimarrete di sicuro stupiti dalla sua architettura estremamente moderna e industriale.

XV arr: dopo la fine della dalla Seconda Guerra Mondiale, questo divenne il quartiere degli immigrati russi fuggiti dalla Rivoluzione di Ottobre. Nel 1933, una chiesetta ortodossa consacrata a Saint Seraphin de Sarov, non era che una baracca di legno di circa 40 mq. Una nuova chiesa venne costruita quarant’anni dopo, per i 70 anni anni dalla canonizzazione del santo; si trova ancora oggi nella corte interna di un edificio che al tempo era adibito a foyer per studenti russi. Al suo interno troviamo ancora i due tronchi d’acero originari e delle pareti rivestite con legno di cedro rosso canadese che, insieme alle icone dorate, conferiscono un aspetto caldo e meditativo a tutto l’ambiente. Come ritrovarsi in Russia uscendo dalla metro alla fermata Volontaires. Potreste anche optare per il museo con giardino dell’Atelier Bourdelle. Come Rodin, anche Antoine Bourdelle ha fatto del suo atelier un museo; è possibile visitare il suo appartamento conservato nello stato originale del 1929, opere scultoree, pittoriche e fotografiche e la sua collezione d’arte. Un luogo di bellezza e silenzio immerso nella natura, pur essendo in città.

XVI arr: non potete rinunciare a una passeggiata architettonica alla Maison La Roche di Le Corbusier, progettata per Raoul La Roche, amico di Le Corbusier, banchiere e collezionista di arte, in particolare cubista. Ispirato dalle sue opere, Le Corbusier disegnò tra il 1923 e il 1929 una villa modernista di tre piani secondo i cinque principi della sua teoria dell’architettura: del cemento armato per la struttura di supporto, una pianta aperta, una facciata libera, un giardino pensile e delle ampie vetrate orizzontali.  Qui, è particolarmente evidente il concetto di “passeggiata architettonica” (coniato però più tardi), secondo cui il movimento della persona nello spazio abitativo sarebbe divenuto attivo e teatrale, una vera e propria esperienza di luce e prospettiva.

XVII arr: ad ogni piè sospinto, sui muri di Parigi ci si può imbattere nei gatti sornioni di Chris Marker, nelle frasi di Ben Vautier, nei graffiti e stencil al femminile di Miss Tic o nei portraits collés del giovane JR; tristi edifici sono illuminati da mattoncini Lego colorati art invaders, ma se comunque non ne avete abbastanza, sappiate che esiste anche Art42, il Musée de la Street-art: 150 opere di 50 artisti (i più grandi, ci sono tutti) in 4.000 mq.

XVIII arr:  a due passi dalla Porte de Clignancourt troviamo uno spazio polivalente ecosostenibile: La Récyclérie, che propone un café-cantine healthy con menu a km0. L’associazione che segue questo progetto incoraggia a modificare il proprio stile di vita in ottica green e propone atelier di cucina, giardinaggio e riparazione di oggetti, offre il prestito di strumenti per il fai-da-te per armeggiare sul posto e sbizzarrirsi con i propri DIY.

XIX arr: al Parc de La Villette – Cité des Sciences è possibile immergersi in un sottomarino-museo, l’Argonaute: in questo edificio d’alta ingegneria navale di fine anni ’50, impiegato dall’intelligence francese, scoprirete la vita quotidiana di un equipaggio costituito da 40 uomini e potrete approfondire la vita negli abissi dell’oceano visitando la mostra Sous l’Océan.

XX arr: che ne dite di chiudere questo tour alternativo in bellezza, sbirciando tra gli Ateliers des artistes de Belleville? L’associazione promuove gli artisti con residenze e scambi internazionali, sostiene mostre e incontri per la diffusione delle arti plastiche e figurative e propone corsi e workshop per tutti. Se avete la fortuna di trovarvi a Parigi tra aprile e maggio, durante le giornate portes ouvertes, non potete perdervi questa occasione.

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