Alla ricerca della lingua universale

Forse la lingua universale è un’utopia? Si può davvero immaginare comunicare senza barriere linguistiche un giorno?
Alla ricerca della lingua universale

Illustrazioni di Martina Semenzato

Ci viene naturale la lingua o il linguaggio? Questa è una proposta promettente! Avremmo tutti, codificata nelle profondità della nostra rete neurale, la capacità di comprendere qualsiasi linguaggio. Ma si può dunque parlare di lingua universale?

La struttura del linguaggio: un’eredità universale? 

L’argomento dell’universalità del linguaggio non è una novità. Numerosi specialisti si sono interessati alla questione, tra cui il famoso linguista americano Noam Chomsky. Nel 1957, Noam Chomsky pubblica il libro Le strutture della sintassi. Ci sviluppa l’idea che i bambini beneficiano di un’innata capacità di riconoscere la struttura grammaticale delle proprie lingue materne.

Chomsky afferma altresì che i bambini non possono imparare un linguaggio comportandosi come semplici pappagalli che a forza di cercare riescono a trovare i giusti suoni per comunicare. Invece, saremmo preprogrammati per entrare in risonanza con la nostra tribù et i nostri contemporanei. I gesti, lo sguardo, la voce, e sopratutto la lingua: avremmo in eredità una capacità naturale e ancestrale, costitutiva della nostra persona, di imparare a interagire con i nostri simili.

Per ora ci limitiamo a lingue ermetiche e culturali, suddivise in famiglie linguistiche. Ma condividono loro un carattere universale comune?

La grammatica universale

Affinché tutti i neonati del mondo siano dotati di questa predisposizione grammaticale benefica, tutte le grammatiche del mondo avrebbero dovuto avere qualcosa in comune, universalmente codificata nel nostro cervello. 

La staordinaria capacità di apprendimento che possediamo alla nascita rimane enigmatica perché è immediatamente seguita dall’amnesia infantile. Non c’è scelta, per far luce su questo mistero, dobbiamo proprio ricorrere a un metodo intrinsecamente adulto. 

Chomsky e i suoi contemporanei linguisti — della scuola generativa — mettono in luce i principi sintattici comuni delle lingue del mondo. Secondo loro, se un bambino riceve abbastanza stimoli e analizza abbastanza frasi, sarà da cinque anni in grado di costruire e interpretare frasi grammaticalmente, anche se non le ha mai sentite prima. Vediamo questa analogia: i suoni che produciamo per esprimerci variano anche se abbiamo corde vocali simili.  In modo analogo, le regole grammaticali variano anche se abbiamo una capacità di interpretazione grammaticale simile. Costruire frasi sarebbe quindi un’abilità innata e non una capacità imparata. 

Inoltre, anche nel caso in cui formuliamo frasi incomplete o scorrette da un punto di vista sintattico, il binomio locutore-ascoltatore se la caverà d’istinto per indovinare il significato della dichiarazione. Non siete d’accordo… ? Da questa visione nasce l’evoluzione della grammatica, delle lingue, delle figure retoriche e della poesia.

Ci sarebbe molto da dire su questo tema affascinante: la ricerca della grammatica universale rimane ancor oggi una grande sfida per i linguisti.

Le lingue universali d’uso

Lo sapete, consideriamo l’inglese come la lingua riconosciuta a livello internazionale come la lingua franca della nostra era. Ma in tal senso, anche l’arte è una forma di comunicazione che supera i confini e trascende le differenze culturali. L’arte rupestre, le poesie dei secoli passati o ancora la musica consentono alla specie umana di comunicare attraverso il tempo e lo spazio.

Ma c’è un problema… conoscere l’inglese è ben lungi dall’essere ovvio in molte parti del mondo e se l’arte è il linguaggio universale del cuore e dello spirito, questo ci sarà di scarso aiuto alla riunione di lunedì mattina.

Le prove recenti

L’uomo raddoppia di creatività per inventare la lingua universale che consentirà al mondo intero di capirsi meglio e sviluppa progetti ambiziosi.

Per citarne alcuni, si può evocare l’emergere di varianti dell’inglese semplice, come per esempio il globish (dall’inglese global, « globale », e English, « inglese »). Una forma di gergo disinibito che ha per unica vocazione di consentire a protagonisti internazionali di comunicare tra loro grazie al loro inglese stentato, con « i mezzi di cui si dispone ». Utilitario e spontaneo, il globish può difficilmente essere visto come una lingua, anche se è stato studiato e formalizzato da Jean-Paul Nerrière nel 2004.

Ma il progetto più significativo — e più noto — per l’elaborazione di una lingua universale è probabilmente l’esperanto. Creato dal polacco Ludwig Zamenhof nel 1887, l’esperanto si è ampiamente sviluppato nel corso del XX secolo: facile e flessibile, questa lingua artificiale si è affermata come una soluzione pratica nelle regioni di una stessa nazione che non condividevano lo stesso dialetto. La comunità dei parlanti dell’esperanto si è dunque ingrandita e si contano oggi centinaia di parlanti nativi della lingua.

Nello stesso ambito, citiamo anche il Lojban, una lingua artificiale meno nota ma molto pratica il cui vocabolario di base intero conta solo 1 341 parole!

Infine, la lingua pittogramma, sebbene ausillaria, merita di essere menzionata. Dalle famose pitture parietali, passando per i geroglifici e la segnaletica fino ai nostri emoji, l’uomo a sempre apprezzato di poter esprimersi con immagini simboliche piuttosto che con parole. Se la comunicazione digitale prosegue la sua espansione esponenziale, si può facilmente immaginare che una biblioteca comune di emoji si imporrà tra poco come universale e rimpiazzerà alcune formulazioni più formali nel mondo. ¯\_(ツ)_/¯  

Questi vari progetti ispiranti si rivolgono a problematiche plus terrestri che universali. Affinché una lingua possa resistere al tempo, alle mutazioni culturali e sopratutto affinché possa superare i confini del nostro sistema solare, si deve fare un passo avanti, ancora più avanti. 

Le leggi della fisica come linguaggio universale

Finora, abbiamo un po’ esagerato col termine « universale » perché per il momento abbiamo parlato delle ipotesi di un linguaggio comune riservato esclusivamente al nostro pianeta — una bella sfida del resto. 

Ma si può dunque parlare di lingua universale? Per correggere questo amagalma, vi propongo una breve carrellata delle risorse che possediamo già. 

  • Il linguaggio matematico è senza dubbio il più diffuso nel mondo. Qualunque sia la vostra lingua materna, 2+2=4 e le formule matematiche que descrivono le leggi fisiche del nostro universo sono, proprio, universali.
La placca dei Pioneer

Comunicare una sequenza di numeri primi sarebbe certamente il modo più semplice e efficace di segnalare vita intelligente dal nostro sistema solare. Se una civiltà lontana riceve un giorno i nostri segnali, il linguaggio matematico ci consentirebbe di scambiare informazioni molto pertinenti sulle condizioni di vita dei nostri pianeti rispettivi per esempio, o il nostro livello di evoluzione tecnologica.

È in tale ottica que il tedesco Hans Freudenthal inventò Lincos — la lingua cosmica — nel 1960. L’obiettivo di Freudenthal era di creare un linguaggio che potesse essere usato da ogni essere intelligente e di poter esprimerlo tramite le onde radio. Il dizionario Lincos contiene in primo luogo alcuni modelli matematici semplicissimi, per introdurre « termini » e quindi costruire enunciati matematici semplici. 

XX O XX significa: 2 = 2

XXPXXO XXXX significa: 2+2=4.

Su questa base, la lingua può arricchirsi, si può creare dialoghi e aggiungere termini più complessi, come « Vero » « Falso » « Dire » « Chiedere » « Bene » « Male »…

  • Altre leggi universali della fisica potrebbero anche consertirci di trovare un modo di comunicare attraverso il tempo e lo spazio. Nel film futuristico Interstellar per esempio, la gravità è l’unico legame utilizzabile dall’eroe per comunicare attraverso i mondi. 
  • I progressi della scienza nel campo della fisica quantistica ci lasciano scorgere modi radicalmente diversi e rivoluzionari di comunicare, liberandosi del tempo di trasmissione delle informazioni — che nello spazio si misura almeno in decenni.
  • Infine, la comunicazione instantanea è un sogno che tocchiamo quasi con mano grazie alla scoperta della correlazione quantistica. Allora, non stiamo per farvi un corso su questo tema subatomico che è probabilmente uno dei più complessi della nostra epoca, ma sappiate che se due particolati simili interagiscono fra loro poi vengono separati, quindi, qualunque sia la distanza tra loro, rimangono « interconnessi » e la misura di uno modifica subito lo stato dell’altro… anche se vengono separati da anni luce!

In attesa DELLA lingua universale che otterrà l’unanimità, su questa terra e altrove, celebriamo questo bel periodo e la diversità delle nostre lingue culturali, riflessi della storia e delle tradizioni. Come direbbe Noam Chomsky, A language is not just words. It’s a culture, a tradition, a unification of a community, a whole history that creates what a community is. It’s all embodied in a language. (Una lingua non è solo parole. Si tratta di cultura, di tradizione, di coesione di comunità, un’intera storia che crea ciò che definisce una comunità. Tutto questo viene iscritto in una lingua.)

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