Crucchi Gang: la band che rilegge l’indie tedesco in italiano

Crucchi Gang è un gruppo indie che intende avvicinare Italia e Germania. Incontro con Francesco Wilking, fautore del progetto.
Crucchi Gang: la band che rilegge l’indie tedesco in italiano

“Costruire un ponte tra Italia e Germania”. Con questo obiettivo Francesco Wilking, cantautore italo-tedesco, ha dato vita al progetto musicale Crucchi Gang, incentrato sull’idea di tradurre in italiano brani indie pop in lingua tedesca che hanno ottenuto un certo successo e di farli cantare ai loro interpreti originari su musiche riscritte ad hoc.

Proprio così: da tempo Wilking – ex frontman dei Tele, ora con la band Die Höchste Eisenbahn – desiderava incidere un disco in italiano, ma con la complicità della manager Charlotte Goltermann e dello scrittore e musicista Sven Regener (Element Of Crime), anziché limitarsi a realizzare delle semplici cover, ha deciso di spingersi oltre e di imbarcarsi in un’operazione indubbiamente più complessa, ma anche più interessante. Immaginatevi Walzer für Niemand di Sophie Hunger, apprezzata songwriter di Berna, trasformata in Valzer per nessuno e interpretata in questa nuova versione dalla stessa Hunger: un bel cortocircuito, no? Ed è solo un esempio.

Una storia d’amore in treno

“Tutto è nato dal fatto che sono nato a Lörrach, nell’area della Foresta Nera, da padre tedesco e mamma italiana di Roma”, racconta Wilking, classe 1974. “I miei genitori si sono conosciuti su un treno che li stava portando a Berlino. Mia madre era semplicemente una turista in viaggio, ma l’incontro con mio papà cambiò tutto e alla fine si ritrovò a trasferirsi in Germania per amore. Il risultato è che pur non avendo mai vissuto in Italia, ci sono stato spesso e man mano mi sono appassionato alla sua cultura. Di qui la voglia di dedicarle un album”.

L'album Crucchi Gang è uscito nel settembre 2020.
L’album Crucchi Gang è uscito nel settembre 2020.

Crucchi Gang, questo il titolo del disco uscito nel settembre 2020, ma che potrebbe essere solo il primo episodio di una serie, contiene dieci tracce prodotte da Patrick Reising, anche lui ex Tele, frutto di un lavoro in più passi, primo fra tutti la selezione delle canzoni da rivisitare. 

“Una volta stabilito che volevamo pescare nell’indie, ci siamo messi in cerca di canzoni che fossero adatte a ciò che avevamo in mente, ossia a diventare dei brani italiani. La prima domanda è stata: il testo di questo pezzo è traducibile? Perché non tutti i testi lo sono, molte canzoni tedesche contengono giochi di parole impossibili da rendere in altre lingue. Senza contare che la traduzione, oltre che del significato, deve tenere conto del ritmo, della melodia, del fraseggio, per cui servivano brani le cui parole fossero traducibili in italiano conservando una metrica corretta”.

È in base a questi criteri che si sono scelte le dieci tracce poi rimaneggiate per l’album: oltre alla già citata Walzer für Niemand della Hunger, si va da Tanzen di Thomas Hübner in arte Clueso, trasformata in Ballare, a Meine Kneipe dei Von Wegen Lisbeth, diventata Al mio locale, e ancora da Alles Grau degli Isolation Berlin (Tutto grigio), a Das Schöne Leben degli zurighesi Steiner & Madlaina (La dolce vita).

A tradurle è stato lo stesso Wilking: “Non è stato facile, ma spero di essere riuscito a fare un buon lavoro, ci tenevo che le nostre riletture suonassero bene e che al contempo mantenessero più o meno lo stesso significato delle versioni originali. Dico più o meno perché, si sa, la traduzione è sempre anche un tradimento, è inevitabile uno scarto di senso. E questo vale ancor più se si deve passare dal tedesco all’italiano, perché si tratta di due idiomi davvero molto diversi, basti pensare ai sostantivi composti tanto diffusi nella lingua tedesca, per tradurre i quali in italiano sono necessarie intere frasi”.

Qualche difficoltà c’è stata, ammette il musicista oggi di stanza a Berlino, dove ha uno studio di registrazione e firma anche musiche per film e pubblicità. “Con Walzer für Niemand ho incontrato più di un ostacolo, perché il testo è metaforico, simbolico, un po’ come un sogno”. Ma è stato stimolante scovare soluzioni: “Per esempio, nel passaggio da Meine Kneipe a Il mio locale, per ottenere una canzone al 100 per cento italiana e in cui ritmo e melodia funzionassero, ho preso alcuni riferimenti alla realtà tedesca presenti nel testo originale e li ho sostituiti. Così il partito tedesco AfD citato in un verso è diventato un partito italiano, la Lega, e la città del Brandeburgo Fürstenwalde-Spree ha lasciato il posto alla Garbatella, borgata popolare romana che da qualche anno si è trasformata in quartiere trendy”.

Parallelamente si è proceduto a scrivere gli arrangiamenti, anche qui evitando di imboccare una strada che sarebbe potuta risultare banale. “Bisogna sapere che i tedeschi provano una nostalgia particolare nei confronti di un’Italia che non esiste quasi più, che è l’Italia delle pizzerie italiane all’estero, per intenderci, quei locali con le tovaglie a quadretti bianchi e rossi e con in sottofondo le canzoni di Eros Ramazzotti”, spiega Wilking.

“Visto che, però, secondo me questa visione pecca di superficialità, ho voluto dare alle canzoni della Crucchi Gang un vestito diverso, che ha poco a che fare con quegli stereotipi e che si rifà, invece, a un’altra Italia che io amo, quella di Federico Fellini e della dolce vita, e più in generale quella degli anni Sessanta e Settanta. È per questo motivo che musicalmente Crucchi Gang ha un sapore vintage di un certo tipo e presenta atmosfere leggere ma sempre anche un po’ nostalgiche: l’abbiamo scritto rifacendoci ad altri tipi di influenze, da Luigi Tenco a Ennio Morricone, da Rino Gaetano a Lucio Battisti, passando per l’italo-disco”.

Un dialogo tra Italia e Germania

L’ultimo step è stato il coinvolgimento dei cantanti, che non parlando l’italiano hanno dovuto andare a lezione di pronuncia dallo stesso Francesco: “Gli ho fatto una sorta di coaching, dopodiché, una volta in studio a Berlino, hanno registrato le voci con davanti dei fogli su cui c’erano scritte le parole in italiano non come si scrivono, ma come si pronunciano. Solo Il mio bungalow, rilettura di Bungalow degli austriaci Bilderbuch, l’ho cantata io: purtroppo nel frattempo era esplosa la pandemia di coronavirus e non c’è stato modo di trovarci di persona, così…”.

Imprevisti a parte, il frutto di questo percorso è un album che può piacere o meno, ma sicuramente curioso, cui si è già aggiunta, sempre nel 2020, una canzone extra, Solo una parola – rifacimento di Nur ein Wort del gruppo tedesco Wir sind Helden – anche questa cantata dallo stesso Francesco Wilking, questa volta, però, affiancato da una delle interpreti più amate del panorama musicale italiano, Malika Ayane. “Lo scopo del progetto è dare il via a un dialogo tra Italia e Germania in un periodo storico in cui questi due Paesi, assieme ad altri, sono, sì, uniti nell’Unione Europea, ma senza che ci sia una reale condivisione di carattere culturale, senza che si crei un autentico scambio, un incrocio”.

Resta una domanda: perché Crucchi Gang? Ed è una domanda importante, dal momento che “crucco” è un termine dispregiativo: la sua origine risale alla Prima guerra mondiale, quando i soldati italiani iniziarono ad adoperarlo per soprannominare i prigionieri austriaci di nazionalità croata, che essendo molto affamati chiedevano sempre il “kruh”, il pane; dopodiché, durante la Seconda guerra mondiale, il medesimo appellativo divenne comune tra le truppe italiane, in particolare tra i partigiani, per indicare i soldati di lingua tedesca. In poche parole, si tratta di un’offesa e Wilking lo sa bene. “Basta fare una ricerca su Google per rendersene conto”, osserva. “Se ho voluto utilizzare questo vocabolo per il nome della band è perché mi premeva capovolgerne il significato con un’operazione di autoironia. Come dire: non prendiamocela per queste cose, semmai ridiamoci su, è tempo di avvicinarci, è ora di dialogare”.

Scopri Crucchi Gang – Die Italo Compilation

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Raffaella Oliva
Giornalista freelance, Raffaella è laureata in Filosofia, sua grande passione assieme a musica e concerti. Ama camminare senza meta con i suoi dischi preferiti nelle orecchie, ma anche viaggiare, vagare per cimiteri, dividersi tra film e letture, scrivere nei bar. Non crede a nulla tranne che nei poteri curativi dello zenzero.
Giornalista freelance, Raffaella è laureata in Filosofia, sua grande passione assieme a musica e concerti. Ama camminare senza meta con i suoi dischi preferiti nelle orecchie, ma anche viaggiare, vagare per cimiteri, dividersi tra film e letture, scrivere nei bar. Non crede a nulla tranne che nei poteri curativi dello zenzero.

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