Differenze tra il francese parlato in Francia e quello parlato in Belgio

Il Belgio è da secoli un paese di incontro (e scontro) tra diverse culture e diversi idiomi. A Bruxelles e in Vallonia la lingua più parlata è il francese. Ecco alcune differenze con quello che si parla in Francia.
Differenze tra il francese parlato in Francia e quello parlato in Belgio

Illustrazione di Gabriele Ghisalberti

Da diversi secoli il Belgio rappresenta un punto di incontro e transizione tra la cultura latina e quella germanica. Infatti, dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, i Franchi si installarono nel nord e nella parte ovest del Paese, creando un confine con le “romanizzate” tribù del sud.

Inoltre, nel 1581, una scissione religiosa divise le 17 province del Belgio in due fazioni: le Provinces-Unies al nord (protestanti e di lingua olandese) e i Pays-Bas al sud (cattolici e francofoni).

Ancora oggi, una frontiera linguistica attraversa orizzontalmente il Paese e lo divide in due grandi comunità: le Fiandre di lingua olandese al nord e la francofona Vallonia al sud. Vi è poi una piccola comunità germanofona che si trova nella parte est del Paese. La Regione di Bruxelles-Capitale è però un elemento di discontinuità in questa suddivisione linguistica e territoriale. Essa si trova infatti nelle Fiandre, ma l’80% dei suoi abitanti parla francese.

In Belgio l’olandese ha acquisito lo status di lingua ufficiale nel 1898, mentre il francese gode di questo status già dal 1830.

Ecco le principali caratteristiche che distinguono il francese belga da quello metropolitano.

Fonetica

Molte particolarità fonetiche del francese parlato in Belgio si possono ritrovare in alcune zone del nord-est della Francia, come il Nord-Pas-de-Calais, la Piccardia e la Champagne-Ardenne.

Ecco le principali:

  • Si allungano le vocali e si aprono le vocali chiuse. In particolare, nelle parole che terminano per vocale, il femminile è realizzato foneticamente con un allungamento della vocale finale e con l’aggiunta di una semivocale. Ad esempio, amie (“amica”) si pronuncia /ami:j/,  aimée (“amata”) si pronuncia /ɛme:j/, jolie (“carina”) si pronuncia /ʒoli:j/ e lue (“letta”) si pronuncia /ly:ɥ/.
  • Le consonanti finali tendono ad avere un’articolazione sorda. Ad esempio, bague (/bag/, “anello”) diventa /bak/ e douze (/duz/, “dodici”) diventa /dus/.
  • Spesso si introduce una semiconsonante di transizione tra due vocali che formano uno iato. Ad esempio, créer (“creare”) si pronuncia /kʁeje/ e lier (“legare”) si pronuncia /lije/.
  • Una tendenza opposta, invece, elimina nella pronuncia la semiconsonante di transizione tra due vocali. Ad esempio, champion (/ʃɑ̃pjɔ̃/, “campione”) diventa /ʃɑ̃pi-ɔ̃/, avion (/ɑvjɔ̃/, “aereo”) diventa /ɑvi-ɔ̃/ e fiable (/fjabl/, “affidabile”) diventa /fi-abl/.

Lessico

I termini tipici del francese parlato in Belgio si dividono principalmente in tre categorie: arcaismi, regionalismi e termini giuridici.

Arcaismi:

Secondo la “Teoria delle aree laterali”, ogni lingua ha dei centri che promuovono l’innovazione (come la corte parigina per il francese), mentre le zone più remote tendono ad essere più conservatrici (è il caso del Belgio).

Un esempio emblematico a tal proposito è quello dei numeri settanta e novanta, noti in Belgio come septante e nonante (simili ai latini septuaginta e nonaginta) e in Francia come soixante-dix e quatre-vingt-dix (basati su un più recente sistema di numerazione per serie di venti). Quatre-vingt ha invece avuto successo in Belgio e ha rimpiazzato l’antico huitante (“ottanta”).

Altri arcaismi tipici del francese del Belgio sono endéans (in francese metropolitano: avant, dans le délai de, ovvero “entro”, “prima di”), entièreté (totalité, “totalità”) e prober (essayer, “provare”).

Regionalismi:

Diversi termini del francese belga si utilizzano anche in alcune regioni della Francia che confinano con il Belgio. Essi riguardano principalmente la routine quotidiana e la cultura tradizionale. Alcuni esempi sono touillet (in francese metropolitano: omelette, “frittata”), pain français (baguette), auhourd’hui matin/soir (ce matin/csoir, “stamattina/stasera”), aimer autant (être d’accord, “essere d’accordo”), être en affaires (être agité, “essere agitato”), avoir la pépette (avoir peur, “avere paura”), faire la file (faire la queue, “fare la fila, la coda”).

Inoltre, alcune parole usate in Belgio derivano dal fiammingo, come witloof (in francese metropolitano: endive, “insalata belga”) e peye (vieil homme, “uomo anziano”).

Termini giuridici:

Diversi termini amministrativi e giuridici sono dei neologismi circoscritti alla comunità belga, come préfet d’athénée (preside di scuola secondaria) e échevin (membro del consiglio comunale).

Sintassi

La sintassi è generalmente l’aspetto delle lingue che tende a rimanere più stabile. Nonostante ciò, anche riguardo a questo aspetto esistono alcune differenze tra il francese metropolitano e quello belga. Ecco gli esempi più significativi:

  • Alcuni verbi diventano riflessivi, come “divorziare” (da divorcer a se divorcer) e “accaparrare” (da accaparer a s’accaparer).
  • L’ordine delle parole, molto rigido nel francese standard (soggetto, verbo, complemento oggetto), in Belgio è più libero. Sono alcuni esempi le espressioni ça je crois (in francese metropolitano: je crois ça, “penso questo”) e elle a de l’argent assez (elle a assez d’argent, “lei ha abbastanza soldi”).
  • In alcuni casi, pronomi e preposizioni si usano in modo diverso. Ad esempio, in Belgio si dice demander après quelque chose (in francese metropolitano: demander quelque chose, “chiedere qualcosa”), il l’a besoin (il en a besoin, “ne ha bisogno”), qu’est-ce que c’est pour une voiture? (de quel type de voiture s’agit-il?, “di che tipo di auto si tratta?”), au coiffeur (chez le coiffeur, “dal barbiere/parrucchiere”).
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