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Le espressioni latine che usiamo tutti i giorni

Altro che lingua morta! Potreste rimanere sorpresi nel rendervi conto di quanti termini latini sono usati nella lingua corrente. Ecco un essenziale “vademecum”.
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Le espressioni latine che usiamo tutti i giorni

Illustrazione di Eleonora Antonioni

Il latino è spesso considerato una lingua morta. Ma è davvero così?
Non si parla, dunque non evolve, è vero; ma ne conserviamo memoria e uso nel nostro linguaggio quotidiano.

Perché conoscere (almeno un po’) il latino?

Il latino è una lingua antica affascinante che, oltre a rendere più flessibile la nostra mente, permette anche di raggiungere una conoscenza più approfondita di quelle lingue – chiamate “romanze” – che derivano proprio dal latino; tra queste: l’italiano, il francese, lo spagnolo, il portoghese e il romeno (e diverse altre meno diffuse, soprattutto nell’Europa mediterranea). Chi, dunque, conosce il latino ha decisamente più facilità nell’apprendimento di queste lingue, ne conosce in un certo senso la radice – e non è certo un vantaggio da poco!

In ogni caso, potreste rimanere sorpresi nel rendervi conto di quanti termini latini siano quotidianamente utilizzati nella lingua corrente (e non solo in italiano); e di quanto voi stessi li usiate. Ne vediamo qualcuno insieme?

Piccolo dizionario d’uso corrente del latino

A. Iniziamo con due locuzioni opposte: a priori (lett. da ciò che è prima), così come a posteriori (lett. da ciò che è dopo): li usiamo rispettivamente per riferirci a un concetto che si dovrebbe conoscere a prescindere dall’esperienza; o, al contrario, a una conoscenza raggiunta proprio attraverso l’esperienza. Qui una divagazione su Aristotele cadrebbe proprio ad hoc (lett. per questo, adeguato al contesto)… ma meglio procedere!

B. Solitamente, alla fine di un concerto, per manifestare entusiasmo e apprezzamento per l’esecuzione, usiamo chiamare a gran voce un bis (lett. due volte) affinché il musicista o l’orchestra accontentino il pubblico con un altro brano musicale.

C. Molti ricorderanno l’esortazione carpe diem (lett. cogli il giorno), celebre espressione del poeta latino Orazio (Odi I, 11) sempre tradotta in cogli l’attimo, e considerata il manifesto della «teoria del piacere».

C’è un’altra espressione che prima o poi abbiamo usato o dovremo usare tutti: curriculum vitae (lett. corso della vita; cui può seguire et studiorum: e degli studi), che abbreviamo semplicemente in curriculum, come alternativa più diffusa all’italiano curriculo, che pur esiste.

D. Ora un tasto dolente, parliamo di deficit (da deficere, lett. mancare). Quante volte ci tocca sentire questa parola? Si usa generalmente in ambito economico, medico e relazionale: è una mancanza o carenza. Da qui, anche l’etimologia della parola difetto.

Do ut des (lett. io do, affinché tu dia) descrive bene l’idea di un contratto, ma in italiano indica l’idea di volontà e opportunità; ovvero, essere disposti a cedere qualcosa per ottenere uno scambio vantaggioso. Attenzione: lo stesso concetto viene espresso nel mondo anglosassone con quid pro quo (lett. qualcosa al posto di qualcos’altro), da non confondere con il qui pro quo usato nei paesi di lingue neolatine, ma lo vedremo poi.

E. Eccetera (abbr. ecc.) è un avverbio che deriva dal latino et cetera (lett. e le altre cose). Si può rafforzare l’idea di lunghezza, ripetendolo due volte, eccetera eccetera significa «e via dicendo». In francese, si ripete due volte l’esatta locuzione latina.

F.  La parola facsimile deriva dal composto latino fac (imperativo del verbo fare) e simile (simile); ergo, in senso figurativo, sta a significare una copia esatta di qualcosa, parola che diede il nome al sistema di trasmissione di immagini telefax, proprio lui, il fax dei meravigliosi anni ’80.

G. Gratis è la forma contratta di gratiis (lett. per i favori), ablativo di gratia. Significa, com’è noto, ricevere gratuitamente o senza compenso.

Può sembrare strano, ma grosso modo (o grossomodo) è un’altra locuzione latina (più tarda, medievale) che significa “fatto in maniera grossolana”; si usa oggi per intendere un’approssimazione, più o meno, o all’incirca.

H. Avete mai provato una sensazione di horror vacui? La locuzione indica letteralmente l’orrore del vuoto.

I. In primis (lett. per prima cosa) può sostituirsi a innanzitutto ed è comunemente usato per rimarcare l’importanza di un concetto o qualcosa che è posto all’inizio di una lista.

L. È capitato anche a voi di lasciarvi sfuggire un lapsus? Si tratta di una parola che deriva dal verbo latino labo – labarescivolare. Curiosità: un esempio di lapsus ricordato (qui) da Freud riguarda proprio le  parole straniere che spesso ci sfuggono!

M. Come mala tempora currunt (lett. corrono tempi cattivi) è un’espressione del volgare latino che si usa per lamentare la situazione dei tempi storici che si stanno vivendo.

N. Il non plus ultra (lett. non più avanti) indica il massimo grado di perfezione, in diversi ambiti e contesti. Tradizione vuole che questa sia anche l’iscrizione posta sulle mitiche Colonne d’Ercole, il limite estremo del mondo conosciuto alla civiltà classica occidentale.

Nota bene (abbreviato N. B.) sembra italiano a tutti gli effetti, ma è una locuzione latina che che invita a porre particolare attenzione a qualcosa, a un testo sintetico che, solitamente, segue o sta poco prima.

O. Un’opera omnia è la raccolta di tutte le opere di un autore, presentate nella loro forma più completa e definitiva.

P. Vi sarà sicuramente capitato di agire pro bono (lett. per il bene). Si usa in riferimento a un’attività che si compie a titolo gratuito, o come servizio reso volontariamente alla comunità.

Q. C’è stato un qui (o quid) pro quo: lo abbiamo visto prima; sta a significare un equivoco o un malinteso (lett. qualcosa al posto di qualcos’altro). Curiosità: sembra che nel tardo Medioevo questa locuzione venisse usata da medici e farmacisti per sostituire o prescrivere un medicamento invece di un altro, di eguale effetto.

R. Passiamo a relata (rè)fero (lett. riferisco cose riportate; sottint. da altri) si usa per sottolineare estraneità a fatti o situazioni di cui si sta parlando.

S. Cos’è uno statu(s) quo? L’ellissi dell’espressione latina in statu quo ante (lett. nella situazione precedente) con la quale si fa riferimento a una situazione di un dato momento. Generalmente, si sottintende uno stato di equilibrio di forze (economiche, sociali, politiche) che può essere mantenuto o dissolto.

T. L’espressione tertium non datur (lett. una terza cosa non è data) stabilisce che non esiste una terza opzione o una soluzione alternativa alle due che sono state dichiarate in precedenza. L’espressione ben rappresenta il principio logico del terzo escluso (altro principio formulato da Aristotele, questa volta nella Metafisica).

U. Da dove deriva l’espressione dare/ricevere un ultimatum? Dal latino ultimusultimo: indica l’ultima decisione o l’ultimo avvertimento prima che una situazione (solitamente diplomatica) degeneri.

V. Ecco, infine, la locuzione latina vade mecum (lett. vai, vieni con me), che sostantiviamo in vademecum: parola che si riferisce a un’agile pubblicazione, un manualetto di istruzioni da consultare facilmente, un prontuario… proprio come questo! Vi è stato utile?

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