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Le differenze tra l’italiano standard e l’italiano svizzero

Si tratta principalmente di differenze lessicali. Per esempio, sapete cosa sono gli zibac? E “tippare”, cosa vuol dire?
Le differenze tra l’italiano standard e l’italiano svizzero

È risaputo che in Svizzera si parla italiano, ma quanti di voi possono dire di sapere che tipo di italiano si parla in Svizzera? Date un occhio a questo testo scritto in “italiano svizzero”, per esempio.

Caro diario,

oggi è stata proprio una giornata da dimenticare.
Quando sono scesa per colazione ho visto che la mamma aveva finito tutti gli zibac. Poi, uscendo di casa mi si sono impigliate le ghette nella ramina. Volevo chiamare il Marco per farmi venire a prendere ma, come se non bastasse, avevo il natel scarico. Allora sono salita sulla posta, e per poco l’autista non tamponava la macchina davanti: meno male che quello sull’altra corsia gli ha fatto i bilux.
Oggi non c’era scuola perché siamo andati in passeggiata, e ovviamente ha piovuto tutto il giorno alla faccia di quello che avevano detto alla meteo. Per fortuna la giornata è finita un po’ meglio: alla Migros ho trovato le ghette in azione e mi sono anche comperata un bel pacco di spagnolette da portare al cinema. Il Marco aveva già riservato due biglietti per il nuovo film di Spielberg e ci siamo proprio divertiti. Adesso andrei volentieri a dormire, ma devo ancora finire il compito sulle differenze tra l’italiano della Svizzera e l’italiano d’Italia. A me di differenze non ne vengono proprio in mente. Speriamo di prendere comunque una bella nota, altrimenti rischio di bocciare anche la quarta.

Dite la verità: siete andati a cercare il traduttore automatico? Eppure questa potrebbe essere una normalissima pagina di diario di un’adolescente della Svizzera italiana.

L’italiano, si sa, non è lo stesso ovunque. Già entro i confini dell’Italia, lessico, espressioni, e a volte persino costruzioni grammaticali variano da regione a regione. E l’italiano parlato in Svizzera, più precisamente in Ticino e nel Grigione italiano, non fa eccezione: proprio come l’italiano della Lombardia, della Toscana o della Sicilia, presenta dei tratti regionali.

Ma l’italiano che si parla in Svizzera è forse ancora più diverso e sicuramente meno conosciuto dai parlanti della penisola: Ticino e Grigioni sono, infatti, non soltanto situati all’estremo geografico dell’italofonia, ma anche e soprattutto separati politicamente e culturalmente dall’Italia, in una realtà amministrativa e linguistica del tutto particolare, nella quale lo scambio dell’italiano con le altre lingue della Confederazione elvetica – principalmente francese e tedesco – è costante e produttivo.

È a livello lessicale che italiano standard e italiano ‘elvetico’ si allontanano maggiormente. In alcuni casi, parole che in Italia hanno un determinato significato ne hanno uno totalmente diverso oltreconfine.

In altri casi, a colpire dell’italiano svizzero è l’utilizzo di parole che in italiano standard semplicemente non esistono: può trattarsi di prestiti da altre lingue, italianizzazioni dal dialetto (presenti in alcuni casi anche in altri italiani regionali, tipicamente settentrionali), oppure di cosiddetti marchionimi.

Vi proponiamo un assaggio di ‘elvetismi’, ossia di parole comuni nell’italiano svizzero.

Parole dell’italiano svizzero che sono molto diverse dall’italiano

1. Azione

Al supermercato gli spaghetti sono in azione? Non preoccupatevi, la vostra pasta preferita non uscirà da sola dagli scaffali come in un film fantasy! “Azione” è usato in tutte le lingue della Svizzera, nel senso di “offerta speciale” (e ricalca il tedesco “Aktion”).

2. Classatore

Uno studente della Svizzera italiana raccoglie i suoi appunti in un “classatore”, o addirittura in un “classeur”, mentre in Italia si userebbe piuttosto un raccoglitore ad anelli, o più semplicemente un classificatore.

3. Bilux

In Ticino e nei Grigioni gli automobilisti non lampeggiano: biluxano! Bilux è infatti il nome commerciale delle lampadine a doppia funzione (luci abbaglianti e anabbaglianti). Nella Svizzera italiana, la marca ha dato il nome all’atto ben conosciuto della segnalazione con gli abbaglianti: ne è nata una locuzione (fare i bilux) e persino un verbo (biluxare).

4. A dipendenza

Nella Svizzera italiana, un’attività può essere all’aperto o al chiuso a dipendenza delle condizioni meteorologiche. Si tratta di un’espressione legata alla locuzione dipendere da e perfettamente logica; ma in Italia si dice “in funzione di”, “a seconda di”oppure “secondo”.

5. Evidente

Tutti usiamo la parola “evidente”, eppure vi è una differenza d’uso tra l’evidente italiano e l’evidente in svizzero italiano! Già, perché nell’italiano della Svizzera italiana, evidente viene usato anche nel senso di “facile”, “scontato”. Se per esempio a Lugano non è evidente imparare a suonare il pianoforte da adulto, a Roma evidente sarà solo l’errore commesso al pianoforte da un principiante.

6. Comandare

Quando uno svizzero comanda una pizza al ristorante o un libro in libreria non sta di certo impartendo ordini a esseri inanimati! Sta semplicemente ordinando da mangiare o un libro da fare arrivare in negozio. Il termine “comandare” subisce l’influsso del francese “commander” che significa proprio “ordinare”.

Leggi anche: I francesismi in italiano sono molti più di quanti pensate

7. Ramina

Avete in mente quella rete metallica, strutturata in quadrati piccoli o grandi, posta in verticale, che fa tipicamente da sostegno a una siepe, ad arbusti o che semplicemente funge da divisorio tra la strada e un campo? Ecco, nella Svizzera italiana si sono semplificati la vita e tutta questa cosa l’hanno chiamata, per influsso dialettale, ramina! In Italia la ramina è invece una pentola di rame oppure si riferisce a delle scaglie di rame.

8. Zibac

Molti svizzeri italiani hanno l’abitudine di fare colazione con gli zibac. Non si tratta di nessun tipo di integratore, medicinale… o droga (semmai qualcuno di voi l’avesse pensato). Gli zibac (generalmente pronunciato zibàc) sono semplicemente le fette biscottate. Il termine proviene dal tedesco “Zwieback”, che si riferisce alla doppia cottura (“zweimal gebackenes Brot”, esattamente come le fette bis-cottate), e viene usato anche nella Svizzera romanda, cioè nell’area francofona.

9. Fare i vizi

I bambini viziati sono una calamità ovunque, ma nella Svizzera italiana… un po’ meno! Infatti, se come in Italia un piccolo svizzero può essere viziato perché educato con troppa indulgenza, può esserlo anche perché ama fare i vizi (o i vizietti), ovvero semplicemente farsi coccolare, abbracciare e sbaciucchiare.

10. Ghette e spagnolette

Quanti di voi ricordano le ghette di Zio Paperone? E le spagnolette di Super Pippo? Le varietà linguistiche minoritarie e più isolate geograficamente sono spesso più conservative, e capita di trovare ancora, in Svizzera, delle parole che dall’italiano standard sono ormai scomparse da decenni. Le ghétte – dei gambaletti tipici dell’abbigliamento maschile di altra epoca – designano in Svizzera (pronuncia ghètte) i collant: questa volta, curiosamente, sono gli italiani a servirsi di un termine francese, che gli svizzeri italiani proprio non usano! La spagnoletta (sempre con la e aperta), invece, resiste in Svizzera, mentre in Italia è stata sostituita dai termini arachide o nocciolina (americana, e non spagnola!).

11. Posso

“Posso” è una delle parole svizzere… più svizzere. Nella Svizzera italiana molte cose possono essere… posse: il pane, per esempio (raffermo), ma anche le battute (scontate, poco spiritose) o addirittura le persone (banali, poco interessanti). In questo caso non si tratta di una parola usata in un modo diverso, e nemmeno soltanto di un termine completamente sconosciuto nell’italiano d’Italia, bensì addirittura di un concetto nuovo: è infatti impossibile coprire con una parola singola tutti i significati che possono essere espressi da questo aggettivo. La sfida è lanciata: come tradurre posso in italiano? O, meglio ancora: che cosa aspettano gli italiani ad adottare questo aggettivo, che a uno svizzero sembra proprio indispensabile?

12. Natel

Una delle parole svizzere più conosciute è certamente “natel”, termine comune a tutte le varietà linguistiche della Svizzera e non soltanto all’italiano, che sostituisce nell’area italofona telefonino o cellulare. NATel (Nationales Autotelefonnetz) era il nome commerciale della prima rete di telefonia mobile, ed è passato a designare il telefono stesso. L’origine del nome è probabilmente sconosciuta alla maggior parte dei giovani svizzeri, ma la parola è usatissima e sembra difficile da sostituire, almeno in Ticino e nei Grigioni: i concorrenti italiani hanno almeno due o tre sillabe di troppo…

Se non vi bastano queste parole in italiano svizzero, ecco un quiz in cui delle persone di madrelingua italiana devono indovinare alcuni termini usati in Svizzera, tra i quali “tippare” (non significa quel che pensate) e “monitore”.

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Per concludere, ecco un riepilogo con il significato di tutte le parole in italiano svizzero presenti nel diario della nostra giovane ticinese.

  • Azione = Offerta
  • Classatore = Raccoglitore ad anelli
  • Bilux = Fari dell’auto
  • A dipendenza = A seconda di 
  • Evidente = Facile, scontato
  • Comandare = Ordinare
  • Ramina = Rete metallica
  • Zibac = Fette biscottate
  • Fare i vizi = Farsi coccolare
  • Ghette = Collant
  • Spagnolette = Noccioline
  • Posso = Raffermo, scontato, banale
  • Natel = Cellulare
  • Posta = Corriera, autobus della posta svizzera
  • Il Marco = Marco
  • Passeggiata (scolastica) = Gita (scolastica)
  • La meteo = Il meteo
  • Migros = Catena di supermercati svizzera
  • Riservare = Prenotare
  • Nota = Voto
  • Bocciare la classe = Non passare l’anno
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