Parla le lingue come hai sempre sognato

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I nomi collettivi in inglese

I nomi collettivi inglesi sono davvero divertenti: ecco la storia della loro origine.

Se vi raccontassi che, durante il mio viaggio nella savana, mi sono imbattuta in un “orgoglio di leoni”? Se iniziassi a descrivervi con minuzia di particolari i miei recenti avvistamenti ornitologici, dicendovi che quel “parlamento di gufi” e quel “tripudio di fenicotteri” erano davvero indimenticabili? Che cosa pensereste?

Come minimo, che sono appena diventata la seguace di una nuova filosofia che prevede l’utilizzo a sproposito di parole senza senso.

La verità è che ho appena letto un articolo scritto da James Lane sui nomi collettivi inglesi e da mezz’ora sono qui a rimuginare accecata dall’invidia.

Ma facciamo qualche passo indietro.
Prima di tutto, un piccolo ripasso della definizione di nome collettivo.
Cito testualmente la Treccani:

Un nome collettivo è un nome che […] denota un insieme di entità o individui, rappresenta cioè un’idea di collettività

Per fare qualche esempio concreto, sono nomi collettivi lo sciame (di api), lo stormo (di rondini), il branco (di tigri).
Fino a qui siamo tutti d’accordo, vero?
Perfetto.
Adesso alzate la mano se, almeno una volta, vi è venuto il dubbio: i rinoceronti si riuniscono in branchi?
E i delfini? Sono mammiferi ma nuotano. Branchi o banchi?
E le tartarughe? Le meduse? Le iguane?

È giunto il momento di spiegarvi perché sono tanto invidiosa dei nomi collettivi inglesi.
Quando si tratta di scegliere come definire un gruppo, gli inglesi vanno a guardare di che cosa si tratta e scelgono il vocabolo che meglio trasmette la - chiamiamola così - attitudine degli individui di cui la collettività è composta.
Ed ecco che una combriccola di fieri leoni, non potrà che chiamarsi “pride of lions” (orgoglio di leoni), che i vistosi fenicotteri rosa shocking non potranno che essere riuniti in una sfavillante “flamboyance of flamingos” (tripudio/appariscenza di fenicotteri) e che i gufi, saggi e posati volatili, renderanno bene l’idea solo se raggruppati in un serissimo “parliament of owls” (parlamento di gufi).
Non è stupendo?

L’origine di questi vocaboli è da imputare al patchwork culturale su cui l’Inghilterra ha costruito la propria lingua.
Dopo la conquista normanna del 1066, infatti, la presenza della classe dirigente francese ha influenzato pesantemente il linguaggio di corte dando vita, tra le altre cose, a questi nomi collettivi così affascinanti ed evocativi.
L’usanza non si è persa, anzi: se, in un primo momento, erano solo gli animali ad essere “raggruppati in un unico vocabolo” (i nobili inglesi e francesi, infatti, amavano sbizzarrire la propria fantasia specialmente in ambito venatorio), con il trascorrere del tempo anche altre collettività sono state accolte nel club.

Il risultato, ai giorni nostri, è davvero fantastico: non guardatemi male, quindi, se mi sentirete nominare “truppe di funghi” e “massacri di corvi”. Sono sicura che, dopo aver dato un’occhiata a questi esempi, nemmeno voi potrete resistere!

Un brivido di squali [a shiver of sharks]
Una rumba di serpenti a sonagli [a rhumba of rattlesnakes]
Un’ostentazione di pavoni [An ostentation of peacocks]
Uno schiaffo di meduse [A smack of jellyfish]
Un caos di iguane [A mess of iguanas]
Un’orda di canguri [A mob of kangaroos]


Un’eloquenza di avvocati [An eloquence of lawyers]
Una pila di bibliotecari [A stack of librarians]


Un disagio di compromessi [An unease of compromises]
Una truppa di funghi [A troop of mushrooms]
Una coltura di batteri [A culture of bacteria]. Questo, merita una menzione a parte: in italiano, “coltura” e “cultura” hanno significati totalmente diversi. In inglese, si utilizza semplicemente “culture” e l’effetto… beh, guardate l’immagine!


Illustrazioni di James Chapman

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