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Le mie 7 parole preferite in spagnolo

Il nostro redattore inglese, Ed, ci racconta la sua esperienza in Spagna attraverso una lista di parole particolari ed evocative: leggiamola insieme!

Appena terminata l’università, ho iniziato a cercare lavoro presentando tutti i miei titoli accademici e rendendomi presto conto che il mondo professionale non era poi così impressionato da tutte quelle qualifiche. Credo sia una sensazione condivisa da molti giovani laureati, vero?
La mia reazione a questa delusione è stata voltare le spalle all’assenza di opportunità e arricchirmi in altro modo: ho comprato un biglietto di sola andata per una cittadina chiamata Zamora. L’idea era quella di imparare lo spagnolo frequentando una scuola.
In realtà, la mia "educazione iberica" è iniziata nel momento stesso in cui sono atterrato: mi sono ritrovato a cercare la strada attraverso una Madrid paralizzata dal caldo, con un pesantissimo zaino sulle spalle.
La relazione con le parole nuove dipende moltissimo dal contesto in cui queste parole vengono imparate. Ogni volta che sento nominare espressioni e vocaboli tipo estación de trenes (stazione dei treni), vía (binario) e billete (biglietto), immagini di disorientamento si affacciano nella mia mente.
Rivivo questa confusione ogni volta che ho a che fare con la burocrazia di un altro paese, sono costretto a fare chiacchiere di circostanza, oppure mi sento semplicemente inadeguato alla situazione.


Ecco una lista delle mie parole spagnole preferite.


Leche

leche

Che cosa si può fare con il latte nella mia lingua, l’inglese?
Puoi piangere se l’hai versato, ma questo è tutto.
Una delle prime cose che mi ha colpito al mio arrivo in terra iberica è stata proprio questa cosa: entusiasmo, sfiducia, fortuna, sfortuna, ammirazione… possono essere espresse sempre con l’aiuto del latte.
Non mi credete? Leggete qui di seguito (questo dialogo è totalmente inventato)!

El jugador de fútbol corría a toda leche cuando uno de sus oponentes le dio una leche en la pierna.
Il giocatore di calcio correva a tutta velocità quando uno degli avversari lo colpì a una gamba.

“Ay la leche”, gritó el jugador al caerse al suelo.
“Maledizione!”, urlò il giocatore cadendo a terra.

Un espectador en el estadio comentó a su amigo, “¡Qué mala leche! Ese futbolista es la leche, y si está herido no va a poder jugar en la final, ¡Me cago en la leche!”
Uno spettatore nello stadio commentò con il suo amico: "Che colpo basso! Questo giocatore è il migliore, e se è ferito non potrà giocare in finale! Dannazione!"

Su amigo le respondió, “no te pongas de mala leche, tío. No me parece tan serio. Se levantará y seguirá jugando. Lo verás.”
E il suo amico rispose: "Non arrabbiarti, amico. Non sembra una cosa seria. Adesso si alza e continua a giocare. Vedrai."

“Y una leche”, dijó el espectador abatido.
"Figuriamoci" disse lo spettatore, abbattuto.

Come avete potuto constatare, vi basterà imparare a memoria queste espressioni per avere un bel po’ di cui parlare.


Polvo

polvo

Anche la parola polvo viene molto usata in spagnolo per descrivere i concetti più disparati.
Morder el polvo (“mordere la polvere”) significa perdere clamorosamente una competizione.
Ma c’è di più: se da un lato, estar hecho polvo (“essere esausti/a pezzi” lett. “essere fatti di polvere”) indica uno stato di stanchezza e prostrazione fisica, dall’altro estar hecho polvo de la cabeza (“essere fuori di testa”) significa essere matti oppure… fuori a pranzo.
Insomma, per farla breve, se si parla di polvere e il soggetto siete voi… non c’è proprio da essere contenti!

Per concludere questo punto della lista, una chicca per i più maliziosi (mojigato… ecco un’altra delle mie parole preferite che non ha trovato posto nella lista): per questioni che non sono riuscito a spiegarmi, la polvere è associata anche all’atto sessuale. Echar un polvo (lett. tirare una polvere) indica l’atto sessuale e dire che alguien tiene un polvo (lett. qualcuno ha una polvere) significa trovarlo attraente.
Quante… sfumature di grigio in questa polvere, eh?


Resaca

resaca

Resaca è una parola così conosciuta anche nelle altre lingue che da tempo — in molti paesi oltre alla Spagna — si è cominciato a utilizzarla con un significato diverso da quello originale.
Resaca indica il movimento delle onde del mare che vanno e vengono, ma anche quella brutta sensazione che non vi molla il giorno successivo a una pesante sbronza.


Botellón

botellon

Letteralmente, botellón, viene tradotto con "bottiglione": una grande bottiglia, in altre parole.
Chiunque sia stato in Erasmus in Spagna, tuttavia, ricorderà perfettamente che questo vocabolo indica anche un gruppo di decine — a volte centinaia — di persone che si ritrovano in un luogo pubblico a bere in compagnia.


Vergüenza

verguenza

A seconda della frase in cui questa parola verrà utilizzata, il suo significato varierà tra l’imbarazzo e la vergogna. ¡Qué vergüenza! verrà tradotto con "che imbarazzo!", e ¡Qué poca vergüenza tienes! più o meno con "Sei senza ritegno!"
Tuttavia, le mie espressioni preferite rimangono: la de la vergüenza e vergüenza ajena.
La prima può essere semplicemente tradotta con "la fetta della vergogna" e indica l’ultimo pezzo o fetta di cibo che rimane sul piatto e che nessuno vuole prendere.
Vergüenza ajena, invece, ha un corrispondente intraducibile in tedesco, Fremdscham, e indica quella sensazione scomoda che si prova nei confronti di qualcuno che ha appena fatto qualcosa di imbarazzante.


Desvelado

desvelado

Des -in spagnolo- è un prefisso privativo che, quindi, prevede l’assenza di qualcosa. La parola desvelado, di conseguenza, indica che a quella persona manca qualcosa che ha a che fare con… una vela.
Vela, in spagnolo, ha molti significati: "vela", "candela" oppure "veglia".
È proprio quest’ultima definizione quella che stiamo cercando: pasar la noche en vela significa proprio "stare svegli per tutta la notte".


Agujetas

agujetas

La parola è una forma diminutiva di agujas, che in spagnolo significa “ago”. Viene quindi immediatamente in mente l’immagine di tanti piccoli aghi che pungono un muscolo affaticato e pieno di crampi.
Questa sarebbe l’origine non ufficiale.
Altri sostengono che agujetas venisse usato per indicare gli oggetti di poco valore che si offrivano ai postini del diciottesimo secolo, i quali, dopo tutte quelle ore a cavallo avevano certamente male ai muscoli.

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