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10 bellissime parole sulla primavera da tutto il mondo

È l’ora di rilasciare le mucche, gente.
10 bellissime parole sulla primavera da tutto il mondo

L’inverno è ormai alle spalle e, per quanto affascinante possa essere la stagione più fredda dell’anno, è con un certo sollievo che gran parte di noi accolgono le novità della primavera: i boccioli, le giornate più lunghe, le temperature più alte… Ecco quindi una lista di parole sulla primavera da conoscere: sono tutte bellissime, anche se non sempre sono piacevoli (qualcuno ha detto “polline”?)

Le parole sulla primavera da conoscere

1. Cemre (Turco)

Traduzione: letteralmente “braci”, cioè l’avvento della primavera. 

Cominciamo questa rassegna sulle parole della primavera con un termine molto specifico e affascinante: cemre. La lingua turca si rifà molto al folklore per dare una spiegazione agli eventi di tutti i giorni e cemre è una di quelle parole con molteplici significati, profondamente radicata nella cultura turca. 

Secondo le credenze popolari dell’Anatolia, si dice che la primavera possa arrivare solo dopo la caduta di tre meteoriti dal cielo: il primo meteorite cade durante la terza settimana di febbraio per riscaldare l’aria, il secondo verso la fine di febbraio per riscaldare l’acqua e l’ultimo nella prima settimana di marzo per riscaldare la terra e dare inizio alla primavera!

2. Floraison (Francese)

Traduzione: fioritura/sbocciatura

Nella lista delle parole di primavera, la floraison è sicuramente tra le più “petalose” (avevate scordato l’esistenza di questa parola, vero?).  Del resto, chi non ama vedere i fiori germogliare dopo un lungo e freddo inverno?

Se visitate la Francia in primavera, cercate la violette des bois (viola silvestre) introdotta in Francia da Napoleone III a metà del diciannovesimo secolo. Per ammirare questo incantevole fiore in tutto il suo splendore, recatevi a Tolosa – conosciuta appunto come la città delle violette. 

Altri fiori tipici sono il muguet (mughetto), che, secondo la tradizione, viene offerto alla persona amata il primo di maggio e la paquerette (margherita), che, come indica il nome, fiorisce intorno a Pâques (Pasqua).

👉 Leggi anche: La Pasqua nel mondo: chi porta davvero le uova di Pasqua?

3. Gækkebrev (Danish)

Traduzione: letteralmente “una lettera trabocchetto”; una tradizione danese in cui si inviano lettere pasquali anonime.

Con Gækkebrev si indica l’atto di inviare lettere anonime ad amici e familiari nelle settimane che precedono Pasqua. Piegate e tagliate in modo da rivelare un disegno che assomiglia a un merletto quando vengono aperte, le lettere anonime sono delle vere e proprie opere d’arte. 

Volete unirvi anche voi al divertimento?  Create la vostra fantastica lettera: più elaborata è, meglio è. Scrivete una poesia, un indovinello o un messaggio scherzoso, firmate la lettera con un numero di punti che corrisponde al numero di lettere del vostro nome e accompagnatela con un bucaneve (il fiore, non il biscotto). 

I bambini amano questa tradizione: se indovinano chi ha mandato loro la lettera, riceveranno un uovo di Pasqua (påskeæg) dal mittente. Altrimenti, saranno loro a dover donare un uovo di cioccolato all’autore della lettera.  Questa tradizione risale al diciannovesimo secolo, ma è solo negli anni ’30 del secolo scorso che è diventata un gioco per bambini.

4. Heuschnupfen (Tedesco)

Traduzione: febbre da fieno

OK, avevamo detto che erano bellissime, ma non tutte le parole sulla primavera devono per forza essere piacevoli. Sono circa 12 milioni, o il 14,8% della popolazione, i tedeschi che soffrono di febbre da fieno ogni anno. Se decidete di visitare la Germania in primavera e soffrite abitualmente di allergie, fate scorta di fazzoletti e scaricate l’applicazione Pollenflug-Vorhersage. Tramite quest’app potrete controllare quanto è alta la quantità di polline nell’aria nella regione in cui vi trovate, così come il tipo di polline presente. Se l’app indica höhe Belastung (alta quantità), preparatevi a una dura giornata di starnuti e lacrime.

5. капель – kapel (Russo)

Traduzione: le gocce d’acqua che cadono dalle cime degli alberi in primavera

капель (kapel) è una parola sulla primavera che ne indica l’inizio, quantomeno in Russia. Descrive il momento in cui il sole spunta fuori dopo un lungo inverno e i ghiaccioli iniziano a sciogliersi. Per i russi, immaginare l’acqua che scivola dalle cime degli alberi è sinonimo dell’arrivo di giorni più caldi e luminosi ed è sufficiente per renderli di buon umore.

6. Kosläpp (Svedese)

Traduzione: rilascio della mucca

Tra le parole sulla primavera che vale la pena conoscere, non può mancare questa bizzarra tradizione. Se volete vedere una “mucca che ride”, dirigetevi in Svezia in primavera dopo un lungo inverno scandinavo. I contadini liberano le loro mucche nei campi e la loro eccitazione è tale che corrono, si rotolano, si divertono, ballano e saltano. Il Kosläpp è ora una popolare attività primaverile da fare con i bambini, le fattorie Arla organizzano eventi di rilascio delle mucche che includono attività educative, giochi e scoperta degli animali.

👉 Leggi anche: I 5 consigli per imparare lo svedese di una poliglotta madrelingua

7. Marzanna (Polacco)

Traduzione: Dea dell’inverno e della morte

In Polonia, il 21 marzo è segnato dall’annegamento della bambola Marzanna. Secondo la tradizione slava, Marzanna è l’incarnazione dell’inverno e della morte. L’usanza, che risale al Medioevo, è radicata nella tradizione pagana nonostante i forti legami del paese con il cattolicesimo.

Secondo i polacchi superstiziosi, il miglior modo per propiziare l’avvento della primavera e assicurarsi un buon raccolto è dare fuoco e annegare l’effigie di Marzanna. Oggi, questa usanza è uno dei passatempi preferiti dai bambini che amano creare le loro bambole di Marzanna con paglia, vecchi giornali e stracci. Le bambole vengono poi portate al ponte più vicino e gettate nel fiume mentre i bambini cantano canzoni tradizionali primaverili in modo da esorcizzare il male dell’inverno.

8) Rokjesdag (Olandese)

Traduzione: giorno della gonna

Come si fa a sapere che la primavera è arrivata nei Paesi Bassi? Rokjesdag, è una delle parole sulla primavera più curiose. Significa letteralmente ‘giorno della gonna’, è il primo giorno di sole dell’anno in cui fa abbastanza caldo da poter indossare le gonne corte. Il termine, reso popolare dallo scrittore olandese Martin Bril nel 1996, è stato aggiunto al Grande dizionario della lingua olandese di Van Dale. 

Secondo Martin Bril, morto nel 2009, il Rokjesdag è sempre stato il 15 aprile, mentre altri sostengono sia il 22 aprile, data della sua morte. In realtà, nella maggior parte dei casi sembra avere luogo ogni volta che #rokjesdag inizia a fare tendenza su Twitter.

9. Spargelsaison (Tedesco)

Traduzione: stagione degli asparagi

La Spargelsaison o Spargelzeit (tempo degli asparagi) inizia ad aprile. È una stagione molto impegnativa per i raccoglitori che passano fino a 8 ore nei campi a raccogliere a mano questa prelibatezza. Le migliori regioni tedesche per fare il pieno di asparagi sono il Baden-Württemberg e la Bassa Sassonia. In quasi tutti i ristoranti di queste regioni viene preparato un Spargelmenu ad hoc che permette di assaggiarli come antipasto, portata principale o addirittura come dessert. 

Per un’esperienza epicurea, seguite la strada degli asparagi di Baden fino a Schwetzingen – una città che dichiara di essere la capitale mondiale degli asparagi. Il motto preferito della città è: “Bis Johanni nicht vergessen, sieben Wochen Spargel essen!” che si traduce in “Fino al giorno di San Giovanni (il 24 giugno) non dimenticare, mangia asparagi per sette settimane!”

10. Terraza (Spagnolo)

Traduzione: terrazza aperta

E concludiamo la panoramica sulle parole di primavera con un termine che si associa immediatamente con il bel tempo, le giornate più lunghe e il relax. In Spagna, la primavera non può dirsi ufficialmente arrivata finché non avrete gustato la vostra prima birra ghiacciata in una terraza. E dove, se non a Madrid, si può ammirare il cielo stellato in primavera? Come amano dire i Madrileños: “En Madrid, no hay playa… ¡pero tenemos terrazas!” (A Madrid non c’è la spiaggia, ma abbiamo le terrazze!)


Questo articolo è apparso originariamente nell’edizione inglese di Babbel Magazine.

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