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Le bellissime parole che ho imparato grazie a Topolino

10 parole desuete che sopravvivono grazie ai fumetti di Topolino.
Le bellissime parole che ho imparato grazie a Topolino

“Dove l’hai letto, su Topolino?” Lo si sente dire spesso, a volte con intento denigratorio, a volte senza malizia, solo per abitudini. Tuttavia, chiunque abbia avuto il piacere di leggere almeno una volta una storia di questo settimanale a fumetti per bambini, sa che Topolino è tutt’altro che una lettura banale. La lingua di Topolino, per esempio, raggiunge infatti dei livelli di raffinatezza che ben pochi fumetti per bambini riescono a raggiungere. Come scrive Roberto Gagnor, Topolino è l’esempio perfetto di cos’è un prodotto culturale di massa: qualcosa che mischia la cultura “bassa” con quella “alta”.

Non mi ricordo quando ho iniziato a leggere Topolino, probabilmente avrò avuto 7 o 8 anni. Anche se poco dopo iniziai a leggere i primi romanzi per ragazzi, e a preferirli ai fumetti, non avrei mai abbandonato Topolino. Tutt’oggi, più di vent’anni dopo, quando sono a casa dei miei genitori, prendo un numero a caso e mi rileggo una storia, come se fosse la mia “comfort read”, la lettura che mi rassicura. Più volte ho dovuto intimare a mia madre di non liberarsi dei miei Topolino. E, vent’anni dopo, penso ancora a quel mio amico a cui prestai un bel pezzo della mia collezione e che non mi ha mai restituito i miei preziosi Topolino. Chissà dove sono, adesso.

Quello che nessuno mi potrà mai portar via, però, sono le parole che ho imparato leggendo Topolino. Grazie alle storie di Paperino, Zio Paperone, Topolino, Pippo eccetera ho scoperto dei termini che una buona parte degli adulti conosce a malapena, figuriamoci un bambino di 10 anni. La lingua di Topolino, proprio come i riferimenti culturali delle sue storie, mescola abilmente basso e alto, ricavandone un effetto comico. Ma le parole difficili che si scoprono su Topolino non vengono usate solo perché sono esilaranti, ma perché gli autori vogliono che i loro lettori imparino qualcosa. Ecco quello che ho imparato grazie a Topolino. Beh, una parte, almeno.

La lingua di Topolino attraverso 10 parole desuete

Tapino

A Zio Paperone piace piangersi addosso. Moltissimo. E così i suoi pianti sono diventati celeberrimi, perché si sa che “anche i ricchi piangono”. I modi con cui il papero più ricco del pianeta si lamenta delle sue disgrazie sono infiniti, ma c’è un minimo comune denominatore: l’esordio con “me misero, me tapino”. Tapino è una di quelle parole che ormai tutti identificano con la lingua di Topolino e ha un’etimologia misteriosa.

Lapislazzulo

Non c’è dubbio che tra le storie di Paperopoli e quelle di Topolinia preferissi decisamente le prime. Con le avventure di Zio Paperone si poteva girare il mondo a caccia di tesori e pietre preziose: ed è così che ho imparato il nome del lapislazzulo. Certo, tanti bambini conoscono il rosso rubino e il verde smeraldo ma quanti di loro sanno di che colore è il lapislazzulo?

(Leggi anche: Bellissime parole dimenticate)

Cardamomo

In una delle storie che più mi è rimasta impressa, Zio Paperone e la via delle spezie (in un numero che includeva anche una rivisitazione di Miseria e Nobiltà, giusto per soddisfare gli interessi degli appassionati di teatro e di cinema), Zio Paperone convince Paperino e Qui, Quo e Qua ad imbarcarsi in un’avventura nel deserto. Non vi racconto come va a finire perché uno spoiler è pur sempre uno spoiler, ma è grazie a questa storia che ho imparato che cos’è il cardamomo. Che poi non abbia mai avuto il piacere di usarlo in cucina è un altro discorso.

Infingardo

Un altro dei meriti della lingua di Topolino è aver reso l’insulto una specie di genere a parte. Paperino contro Gastone, Zio Paperone contro la Banda Bassotti, Topolino contro Gambadilegno: nelle storie di Topolino c’è sempre qualche conflitto. Ma trattandosi di un fumetto per bambino, non ci si può certo farsi trascinare nella volgarità. Infingardo è uno dei miei epiteti preferiti, anche perché è molto versatile: può significare sia pelandrone sia bugiardo.

Pivello

Forse non è un termine ricercato per gli adulti, ma per un bambino non si tratta di una parola banale. Pivello è l’insulto preferito di Zio Paperone nei confronti di Rockerduck, il suo arcinemico multi-milionario che finisce per essere sconfitto ogni volta. Logico allora che venga chiamato pivello, ossia una persona sprovveduta, di scarsa esperienza.

Turlupinare

Ho sempre provato un’estrema simpatia per Paperino, il papero più sfortunato del mondo. Nonostante uno zio arcimegaultraiperstramiliardario (Topolino mi ha insegnato anche l’uso disinvolto dei prefissi, nonché che non avrò mai un fantastilione in banca) si trova sempre senza un soldo in tasca. E visto che piove sempre sul bagnato, c’è sempre qualcuno che si prende beffe di lui, solitamente il cugino Gastone. Ed è così che ho imparato il termine turlupinare, un termine che difficilmente potrete trovare in qualsiasi altro fumetto.

(Leggi anche: Insulti vecchio stile, ovvero come offendere qualcuno senza farsi scoprire)

Poffarbacco

Le esclamazioni desuete sono un’altra caratteristica saliente della lingua di Topolino. È vero che gran parte di queste esclamazioni non esistono nella vita reale (chi dice “Diamine” oggigiorno?), ma alcune sono talmente ricercate e buffe che sono comunque riuscite a rimanere vive e vegete nella nostra lingua. Poffarbacco, con la sua etimologia bizzarra, è una di queste (non nascondo che la ripetuta visione de La spada nella roccia abbia contribuito a imprimermi questa bellissima espressione di sorpresa).

Pusillanime

Solitamente rivolto da Zio Paperone a Paperino, quando quest’ultimo si rifiuta di seguirlo in qualche folle avventure. Pusillanime, cioè dotato di un animo piccolo e meschino, in sostanza un codardo, è stato inserito tra i 3126 lemmi che Zanichelli ha raccolto nella lista #paroledasalvare. Ed è in effetti una parola nobilissima, che si trova tanto in Boccaccio quanto in Manzoni. Per non parlare di Topolino.

Matusa

Ci ho messo un po’ a capire quale fosse il significato di matusa, ma era facile intuire che avesse a che fare con l’età avanzata. Qualche anno più tardi, scoprii che il termine nacque negli ambienti giovanili degli anni ’60 ed infatti la prima apparizione di questo termine (che è semplicemente una versione accorciata di Matusalemme) risale al 1968, Zio Paperone e la disfida dei matusa, storia a firma di Guido Martina, probabilmente il fumettista Disney più famoso e conosciuto in Italia.

Tripudio

Solitamente usato in coppia con gaudio, altro termine non banale per chi va alle elementari, tripudio (letteralmente “clamorosa e generale esultanza) è un altro termine raffinatissimo, che molti giovani lettori di Topolino ritroveranno poi alle superiori, studiando il latino e la storia dell’arte.

Bonus: le onomatopee inglesi nella lingua di Topolino

Ma non c’è solo l’italiano, nella lingua di Topolino. L’inglese è infatti parte integrante dei fumetti, grazie alle numerosissime onomatopee. Ed è così che, grazie a Topolino, ho imparato l’uso dei verbi “to gasp” (sussultare, ansimare), “to sigh” (sospirare), “to sob” (singhiozzare), “to cough” (tossire), “to gulp” (deglutire, ma a dire il vero pensavo significasse sussultare), “to mumble” (borbottare, mormorare) e… chissà quanti altri ne ho dimenticati!

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