I titoli dei film inglesi tradotti (male) in italiano

Spesso, i titoli dei film inglesi vengono tradotti in un modo che a noi sembra un po’ strano per rispondere alle esigenze del mercato italiano. Vediamo assieme alcuni casi di traduzioni clamorosamente… fantasiose.
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I titoli dei film inglesi tradotti (male) in italiano

Illustrazione di Anne Passchier 

Vi è mai capitato di storcere il naso davanti alla locandina di alcuni film inglesi e di chiedervi come fosse il titolo originale?
Scommetto di sì.
Quante volte i titoli di film stranieri sono stati modificati per il mercato italiano?
Spesso, soprattutto in passato, quando la conoscenza della lingua inglese non era così diffusa e i titoli venivano adattati (o addirittura stravolti) per venire incontro ai gusti del pubblico, con risultati non sempre entusiasmanti.

Vediamo insieme alcuni titoli di film inglesi che hanno fatto la storia del cinema e proviamo a riflettere sulle ragioni che hanno portato alla loro versione italiana: scelte azzeccate o infelici?

Cominciamo con Alfred Hitchcock, il maestro del brivido, i cui lavori sono stati spesso ribattezzati con titoli molto diversi dagli originali.
“Strangers on a train”, tratto dall’omonimo romanzo di Patricia Highsmith, diventa “L’altro uomo”, successivamente riedito con il titolo “Delitto per delitto”.
Il film racconta dell’incontro in treno tra Guy, giovane tennista in attesa del divorzio dalla moglie Miriam, e il misterioso Bruno, suo ammiratore. Bruno propone a Guy uno scambio di delitti: promette di uccidere Miriam, ostacolo alla nuova unione di Guy con Ann, in cambio dell’omicidio del proprio padre da parte del tennista.
Da qui “Delitto per delitto”, titolo di certo pertinente, ma che forse rivela troppo della trama.
Il titolo originale (“Sconosciuti in treno”) era già stato precedentemente modificato in “L’altro uomo”, che fa riferimento al tema del doppio, centrale nella vicenda, e richiama in qualche modo Il terzo uomo, magnifico film noir sceneggiato da Graham Greene.

“Vertigo”, da molti considerato il capolavoro hitchcockiano per eccellenza, si trasforma in “La donna che visse due volte”: scelta quanto meno discutibile, dato che il titolo italiano rappresenta un vero e proprio spoiler del colpo di scena su cui si fonda l’intera vicenda.
Il titolo originale (“Vertigine”) appare molto più azzeccato, sia perché rimanda al fatto che il protagonista, Scottie, soffre di vertigini (elemento chiave nella storia), sia perché evoca la spirale ossessiva e il disorientamento di cui il personaggio sarà vittima.
Il titolo viene modificato perché all’epoca “Vertigine” era già stato usato, piuttosto inspiegabilmente, per ribattezzare “Laura”, diretto da Otto Preminger.
Curioso come i due film, “Vertigo” e “Laura”, siano legati anche da un elemento di trama comune: una donna creduta morta che torna in vita in maniera misteriosa…

Altro esempio è quello di “North by Northwest”, meglio noto come “Intrigo internazionale”.
Il titolo originale allude alla direzione geografica presa dalla vicenda: la storia inizia, infatti, con un omicidio commesso al palazzo delle Nazioni Unite a New York per spostarsi poi verso nord-ovest, fino alla celebre scena dell’inseguimento sul Monte Rushmore, in cui i protagonisti tentano di fuggire aggrappandosi ai volti scolpiti dei Presidenti degli Stati Uniti.
Alcuni critici hanno persino rintracciato nel titolo una citazione dell’”Amleto” di Shakespeare (“Io sono pazzo solo quando spira il vento nord-nord-ovest”).
Il titolo italiano perde il riferimento colto, ma rende bene l’idea di un’intricata storia di spionaggio, evocando il fascino e la suspense tipici dell’opera di Hitchcock.

Sempre a proposito di pietre miliari della storia del cinema, pensate a “Citizen Kane”, alias “Quarto potere”, di Orson Welles.
Se il titolo originale evidenzia la centralità del protagonista, Charles Foster Kane, la versione italiana preferisce alludere alla potenza della stampa e dei mezzi di informazione, che costituiscono una sorta di quarto potere oltre ai tre istituzionali (legislativo, esecutivo, giudiziario).

Vi dice qualcosa il titolo “Stagecoach” (letteralmente, “Diligenza”)?
Stiamo parlando di “Ombre rosse”, forse il western più famoso di tutti i tempi, diretto da John Ford e interpretato da John Wayne, ma non preoccupatevi se non l’avete riconosciuto: pare che persino Fellini sia caduto in errore dicendo a Ford quanto gli fosse piaciuto il suo “Red shadows” (immaginate la faccia del regista americano!).

E che dire di “Double Indemnity”?
Distribuito in Italia come “La fiamma del peccato”, il noir di Billy Wilder presenta da noi un titolo ben più pruriginoso dell’originale (“Doppia indennità”), meno stuzzicante, forse, ma molto più pertinente rispetto alla trama.

Infine, forse “The Seven Year Itch” non vi fa venir in mente nulla, ma se proviamo con “Quando la moglie è in vacanza”?
Proprio così, la celebre commedia, quella con l’ormai leggendaria scena in cui la gonna bianca di Marilyn Monroe si solleva svolazzando sopra una griglia di aerazione.
Il titolo originale (letteralmente “Il prurito del settimo anno”) si riferisce alla crisi attraversata da molti matrimoni, che anche il protagonista del film deve affrontare quando, in assenza della moglie partita per le vacanze, si ritrova a fare i conti con la bellissima vicina di casa  interpretata da Marilyn.

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