Che lingua si parla in Cina? Una guida alle lingue cinesi

Un miliardo di cinesi (più o meno) parla il mandarino. E gli altri?
Foto di una mano che si allena a scrivere ideogrammi, un tratto comune di tutte le lingue cinesi

Che lingua si parla in Cina? Anzi, che lingue si parlano in Cina? E cosa significa esattamente “parlare cinese”? A tutte queste difficilissime domande si può rispondere solo con: “dipende”. Infatti esistono diverse lingue cinesi, le quali fanno parte di una famiglia linguistica che comprende tra le 200 e le 300 lingue, a seconda dei criteri di classificazione usati per distinguere tra lingue e dialetti. Nel complesso, queste lingue sono parlate da 1,4 miliardi di persone, ossia da una persona su cinque a livello mondiale!

Il mandarino: un tentativo di unificazione linguistica

Spesso, erroneamente, si utilizza il termine cinese per indicare il mandarino. Quest’ultimo conta quasi un miliardo di madrelingua: si tratta dunque non solo della prima lingua cinese, ma anche della lingua che conta il maggior numero di madrelingua al mondo. Il mandarino, insomma, rappresenta la più grossa fetta, tra le lingue parlate in Cina, e ci sono dei precisi motivi.

A differenza dell’India, anch’essa nota per il suo plurilinguismo, la Cina, nel ventesimo secolo, ha optato per una politica di unificazione linguistica. Nel subcontinente indiano si tengono tuttora conversazioni in diverse lingue regionali; in Cina, invece, il mandarino si è imposto a livello nazionale. La Cina riconosce infatti soltanto una lingua ufficiale: il mandarino standard. Si tratta di una versione codificata del mandarino, il quale si basa a sua volta sul dialetto di Pechino.

Il mandarino standard è inoltre una delle quattro lingue ufficiali di Singapore, insieme al malese, al tamil e all’inglese. È anche una delle sei lingue che gode dello statuto di lingua ufficiale dell’ONU, insieme all’arabo, allo spagnolo, al russo, all’inglese e al francese, anche se, di fatto, solo le ultime due vengono effettivamente usate come lingue di lavoro.

Esiste più di un termine per fare riferimento al mandarino: 国语 (guóyǔ, “lingua nazionale”) a Taiwan, 普通话 (pǔtōnghuà, “lingua comune”) nella Cina continentale, 汉语 (hànyǔ, “la lingua degli Han”) e infine 中文 (zhōngwén, “la lingua della Cina”).

In ogni caso, nessuno di questi appellativi contiene la radice mandarino. L’uso della parola “mandarino” è entrata nell’uso comune grazie all’inglese. La sua etimologia rimane incerta, ma una delle ipotesi vuole che provenga dal sanscritoमन्त्रिन् (mantrin), che significa “ministro, consigliere” e che indicava i leader delle dinastie Ming e Qing. La stessa radice è all’origine della parola mantra, utilizzata anche in italiano.

Al giorno d’oggi, i cinesi che non parlano il mandarino sono 400 milioni: si tratta di circa il 30% della popolazione del Paese. Quali sono, dunque, le altre lingue che si parlano in Cina? Avventuriamoci un po’ più lontano per scoprirlo!

Yue, wu, min, xiang: la grande famiglia delle lingue cinesi

Le lingue cinesi sono un sottogruppo della famiglia delle lingue sinotibetane. Derivano dal cinese classico, che ha conosciuto il suo periodo d’oro dal quinto secolo a.C. fino al secondo secolo, prima di essere considerato una lingua letteraria (文言文, wényánwén). 

Le lingue cinesi hanno una caratteristica fondamentale in comune: sono tutte lingue tonali. A ciascun suono corrisponde un tono (un’intonazione), che cambia il significato della parola. Il cinese mandarino ha quattro toni (più un tono neutro).

Invece la lingua yue, o cantonese, ha tradizionalemente nove toni, che, al giorno d’oggi, tendono ad essere raggruppati in sei toni. Parlato da 85 milioni di persone (madrelingua o che lo usano come seconda lingua, se si contano gli esponenti della diaspora). il cantonese è la seconda lingua cinese. Di base, viene parlato a Guangzhou (città conosciuta in italiano anche con il nome di Canton) e nella regione amministrativa a statuto speciale di Hong Kong. La popolazione che parla cantonese rappresenta circa un quarto della popolazione che non parla mandarino in Cina.

La lingua wu, invece, prevede solo due toni. Viene parlata a Shanghai e nello Zhejiang e completa il podio delle lingue cinesi più usate, essendo parlata da 80 milioni di persone (lo stesso numero di persone che parlano il coreano, per dire).

Le altre principali lingue cinesi sono:

  • il min (闽语), che conta tra i 50 e i 70 milioni di locutori, essenzialmente nella provincia di Fujian. Oltre a non essere comprensibile da chi parla il mandarino, il min si suddivide anche in cinque dialetti (minbei, mindong, minnan, minzhong e puxian) che non sono mutuamente intelligibili;
  • l’hakka (客家话), che è parlato da circa 50 millioni di persone ed è anche una delle lingue ufficiali di Taiwan;
  • il xiang (湘语), parlato nelle province di Sichuan e Hunan da almeno 30 milioni di cinesi. Era la lingua materna di Mao Zedong, che era nato nella provincia di Hunan e che aveva imparato il mandarino standard come seconda lingua;
  • il gan (贛語), parlato da circa 20 milioni di persone soprattutto nella provincia di Jiangxi, è ancora molto vicino al cinese arcaico (che ha preceduto il cinese classico).

Un’altra caratteristica comune a tutte le lingue cinesi è che usano tutte lo stesso sistema di scrittura. Spesso è per questa ragione che gli stranieri tendono (a torto!) a considerarle tutte come dialetti del mandarino, invece che come lingue a sé stanti. Si tratta del sistema dei sinogrammi o hànzì (汉字), che associano un suono a un carattere specifico e che contribuiscono a creare la reputazione di lingua difficile del mandarino (e di conseguenza delle lingue cinesi in generale). Ma quanto c’è di vero?

La lingua cinese è difficile: vero o falso?

In base ai criteri dell’HSK, l’unico test di valutazione ufficiale di mandarino, è necessario conoscere almeno 5.000 caratteri cinesi per ottenere il livello più alto di competenza linguistica. Si tratta di un’impresa non semplice, perché è noto che non esiste un legame logico tra la pronuncia di un carattere, la sua scrittura e il suo significato.

Ciascun sinogramma va dunque appreso individualmente. E questo solo per quanto riguarda il mandarino! Infatti, un carattere che viene utilizzato in mandarino può avere un signficato o una pronuncia completamente diversi in un’altra lingua cinese. Conoscere 2.500 caratteri permette già di parlare la lingua ad un livello avanzato. Quindi potremmo dedurne che il mandarino è davvero una lingua difficile. Tuttavia…

Il mandarino e le lingue cinesi sono in qualche modo l’opposto del russo e delle lingue slave. Quanti studenti si sono spaventati di fronte al cirillico, che però, di fatto, non presenta grandi difficoltà? La grammatica del russo o dell’ucraino, invece, sono tutta un’altra storia. Le lingue cinesi vengono definite analitiche, al contrario del russo, del tedesco e dell’italiano stesso: queste ultime sono invece lingue di tipo flessionale. Niente panico, vi spieghiamo in ulteriore dettaglio.

Trattandosi di una lingua analitica, in mandarino (e nelle sue lingue sorelle) il significato viene dato esclusivamente dal modo in cui le parole sono organizzate e combinate all’interno della frase. Ovvero:

  • se le coniugazioni spagnole vi sembrano complicate, sarete felici di sapere che non ci sono coniugazioni in mandarino, ma ci sono soltanto indicatori temporali (oggi vado, ieri vado, domani vado, etc.);
  • in mandarino non ci sono né genere né declinazioni (contrariamente al tedesco);
  • non c’è nemmeno il plurale (a differenza del russo, che invece ha l’ottima idea di farlo variare in funzione del numero: 1 деньè 1 giorno, ma 3 дня è 3 giorni e 5 днейè 5 giorni);
  • inoltre, in mandarino, i numeri si costruiscono in maniera logica: ad esempio, 81 si legge semplicemente otto-dieci-uno 八十一 (nessuna acrobazia mentale, come avviene ad esempio nel francese “quattro volte venti più uno”!);
  • infine, non c’è nemmeno agglutinazione, ossia aggiunta di svariati suffissi, come in turco o in ungherese.

Oltre ad essere belle dal punto di vista calligrafico, le lingue cinesi sono lingue sia poetiche che logiche. Per esempio, in mandarino, “fuoco” si dice 火 (huǒ) e “montagna” si dice 山 (shān). Cosa succede se combiniamo questi due caratteri? Otteniamo 火山 (huǒshān), che significa “vulcano”! Vi facciamo notare tra l’altro la somiglianza tra i caratteri che significano fuoco e montagna e gli oggetti reali che designano. O forse dovremmo dire: che “disegnano”? Le parole italiane fuoco, montagna e vulcano riescono forse ad essere altrettanto evocative?

Quali altre lingue cinesi esistono?

Tutte le lingue cinesi sono lingue della Cina, ma non tutte le lingue parlate in Cina sono lingue cinesi. Terminiamo dunque il nostro viaggio in Asia orientale con altre due lingue affascinanti:

  • il tibetano è un’altra lingua tonale che non è direttamente imparentata con le lingue cinesi, benché faccia parte della grande famiglia delle lingue sinotibetane. Il tibetano è una lingua ombrello che raggruppa decine di dialetti parlati in Tibet, Cina occidentale, Bhutan, Nepal, India settentrionale e Pakistan orientale. Le lingue tibetane vengono parlate da circa sette milioni di persone nel mondo, per la maggior parte nella regione autonoma del Tibet. Nelle varie regioni, vengono utilizzati diversi sistemi di scrittura (abugida tibetano, alfabeto urdu o devanàgari).
  • L’uiguro è una lingua altaica o, meglio, una lingua turca dello Xinjiang che viene parlata da circa 20 milioni di persone. È scritta usando l’alfabeto arabo e presenta grandi somiglianze con le lingue dell’Asia centrale, in particolar modo con l’uzbeco. Si tratta di una lingua che è del tutto estranea alla famiglia linguistica cinese e che, nel corso della sua lunga storia, ha attinto abbondantemente dal persiano e dal russo!
Impara una nuova lingua!
Scopri Babbel
Condividi: