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La comunità brasiliana che parla dialetto veneto

O meglio, una variante brasiliana del dialetto veneto.
La comunità brasiliana che parla dialetto veneto

Avete mai sentito parlare di un dialetto italiano che ha messo le radici in un altro paese, a circa 9000 kilometri dall’Italia? È il caso del talian, una variante di dialetto veneto che è “emigrata” in Brasile e, nonostante i tentativi di estirparla e le oggettive difficoltà per sopravvivere, può ancora vantare una storia vivace e affascinante.

È un fatto noto che l’emigrazione è stata un elemento fondante della storia italiana. Iniziata alla fine del diciannovesimo secolo, si è protratta fino a dopo la metà del ’900, coinvolgendo milioni di persone provenienti da tutta Italia, ed è stata quanto mai variegata per la molteplicità di paesi di destinazione.

Nella prima fase dell’emigrazione – tra il 1876 e il 1900 – e a seguito di una grande crisi agraria, più di 5 milioni di persone, provenienti principalmente dal nord Italia, emigrarono verso altri paesi europei e dell’America Latina. L’emigrazione extraeuropea portò delle profonde trasformazioni nella società delle zone di provenienza e contribuì a ridurre l’analfabetismo. Dai paesi che li accoglievano gli immigrati inviavano rimesse in denaro che consentivano alle famiglie di estinguere i debiti contratti con gli usurai per finanziare le partenze e costituivano anche una cascata d’oro per l’economia italiana. Le valute estere alimentava­no i consumi, stimolando lo sviluppo industriale, oppure venivano investite in Buo­ni del Tesoro che servivano allo Stato per finanziare la modernizzazione del Paese.

Anche a livello linguistico ci furono dei cambiamenti e il talian rappresenta un esempio molto interessante. Scopriamo di che si tratta… a furia di ascoltarlo me son quasi desmentegata come se scrive in italiano standard.

👉 Leggi anche: Quali sono le lingue parlate in Italia?

Che cos’è il talian e dove si parla

Secondo i linguisti, un dialetto è una varietà di una lingua; un idioma locale che ha perduto autonomia rispetto a un altro divenuto sociopoliticamente dominante e riconosciuto come ufficiale, con cui spesso ha una certa affinità e origini simili. Per questo, tutte le lingue neolatine inizialmente erano dei dialetti provenienti dal latino.

In questo senso, sorge spontanea una domanda: il talian è un dialetto del veneto o dell’italiano? O è diventato una lingua a sé stante, con il proprio alfabeto, la propria ortografia e la propria grammatica? Il talian è una variante del dialetto veneto parlato principalmente in Brasile nella Serra Gaúcha nel Rio Grande do Sul (lo stato di Porto Alegre) e ad ovest di Santa Catarina, nel sud del paese.

Il talian ha origine nel 1875 nel porto di Genova e i primi immigrati no i gera né vèneti né italiani, ma piuttosto, trevigiani, bergamaschi, veronesi, trentini, bellunesi, friulani, padovani, milanesi, cremonesi, vicentini, lombardi, bassanesi e ognuno parlava alla sua maniera. Al tempo nessuno parlava ancora italiano e nessuno era nemmeno considerato “italiano” poiché, come diceva Camillo Benso di Cavour, “fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani”.

Quindi, la lingua che accumunava tutte queste persone era il dialetto veneto, solamente declinato in diversi modi e piampianeto iniziò a prendere forma il talian, una lingua parlata correntemente e riconosciuta, compresa di alfabeto, grammatica e letteratura… insomma, una vera lingua neoveneta.

👉 Leggi anche: Le parole e le espressioni italiane nello spagnolo di Buenos Aires

Una lingua fatta da immigrati italiani e dai loro discendenti

Sebbene questi “nuovi brasiliani” provenissero dall’Italia, col passare del tempo è emersa una forma di italiano unicamente brasiliana meridionale e il dialetto veneto divenne la base di questo regionalismo italo-brasiliano. Tuttavia, fu largamente influenzato non solo da altre variazioni della lingua italiana, ma anche dal portoghese, la lingua nazionale del Brasile. Anche se il talian è rimasto relativamente vicino al dialetto veneto, sia nella lingua parlata che grammaticalmente, non è considerato un creolo taliano dell’italiano, ma una variante brasiliana dell’italiano. Proprio come i Riograndensers parlano l’Hunsrückisch, un dialetto dei discendenti dei tedeschi parlato nel Brasile meridionale. Il talian nel territorio brasiliano non è considerata una lingua straniera, ma una lingua nazionale brasiliana, facente parte del patrimonio immateriale del Brasile.

L’uso del talian in Brasile è in declino almeno dagli anni ’40, quando il governo nazionalista di Getúlio Vargas ne vietò l’uso, sia scritto che orale. Parlare italiano era considerato offensivo, deleterio ai fini di creare una precisa identità nazionale, e gli italiani e i loro discendenti furono costretti a imparare il portoghese. 

Come risultato dei traumi delle politiche di Vargas, c’è, ancora oggi, uno stigma legato al parlare queste lingue e gli immigrati italiani che vivevano nella Serra Gaúcha furono uno dei pochi gruppi che riuscirono a preservare la lingua italiana in Brasile.

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La difficile resistenza del talian

Inizialmente il talian era utilizzato solo a livello parlato, ma oggi si trova in diversi giornali e riviste e in certi posti viene perfino insegnato a scuola. Pensate che, nelle piccole città della Serra Gaúcha e dello stato occidentale di Santa Catarina, le stazioni radio locali trasmettono alcune ore della loro programmazione in Talian!

Attualmente fa parte del patrimonio immateriale del Brasile ed è parlato da circa 500.000 persone, anche se i parlanti parlano anche portoghese. Inoltre, il governo brasiliano sta attualmente cercando di salvare il talian e anche l’insegnamento della lingua italiana è stato inserita in diversi programmi scolastici, tant’è che si parla di “talianità”, un’identità appartenente ai migranti italiani e ai loro discendenti, che contribuisce ancor’oggi a preservare la cultura italiana all’estero.

📸 by Lima Pix | Flickr | CC BY 2.0

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Elisa Montagner
Copywriter, editor e traduttrice, Elisa è un’assidua frequentatrice di cimiteri, bettole berlinesi e menti con-torte. Ama Venezia, la sua città natale ed è laureata in lingue, letterature e mediazione culturale. Se potesse essere un oggetto sarebbe un vinile, o una fetta di tiramisù.
Copywriter, editor e traduttrice, Elisa è un’assidua frequentatrice di cimiteri, bettole berlinesi e menti con-torte. Ama Venezia, la sua città natale ed è laureata in lingue, letterature e mediazione culturale. Se potesse essere un oggetto sarebbe un vinile, o una fetta di tiramisù.

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