Portoghese e italiano: parenti serpenti

Attenzione a non cadere nella trappola dei falsi amici tra portoghese e italiano! La figuraccia è dietro l’angolo. La nostra redattrice Viviana ci racconta la sua esperienza.
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Portoghese e italiano: parenti serpenti

“Da dove vieni?”
“Vengo dall’Italia”

È il vostro accento che vi ha smascherato, non prendetevela. Se vivete nel país tropical, vi sarà capitato almeno una volta da quando siete arrivati di aver risposto così, con innocenza, a questa semplice domanda.
Non pensavate che tre paroline potessero fare tanto effetto? E invece avete visto il vostro interlocutore emozionarsi improvvisamente e subito dopo cominciare a raccontarvi la storia del suo bisnonno Giovanni, delle prozie Maria e Caterina e dei suoceri Gianfilippo e Lorenza, che vennero in Brasile dall’Italia. Prima durante o dopo una delle due guerre mondiali.

È che noi italiani non siamo solo amici dei brasiliani. Spesso, siamo pure lontani parenti (non è una battuta, lo dice anche Wikipedia: “solo nella città di San Paolo si stima che circa 6 milioni di persone abbiano almeno un ascendente italiano nella loro famiglia”).

Ma proprio per questo, meglio non rilassarsi troppo e continuare a prestare attenzione a quello che si dice quando si parla. È vero che tanto si gioca (quasi) in casa, ma conoscete il detto “parenti serpenti”? Le nostre lingue potrebbero creare dei malintesi e qualche imbarazzo.
Sì, perché alcune parole che a prima vista potrebbero sembrarvi familiari, in realtà talvolta significano tutt’altro. Per aiutarvi a non cadere nella trappola di questi false friends, ho stilato un piccolo elenco, che vi tornerà utile quando cercherete di tradurre i vostri pensieri dall’italiano al portoghese o viceversa. E per il resto? Osservate bene chi vi sta davanti. Se la reazione non vi convince, ricordate a tutti quanto è bella l’Italia e sarà subito emozione. Verrete sicuramente perdonati.

Ciao

Comincio dal tranello in cui è più facile cadere. Possibile che questa parola così semplice e utilizzata sia proprio uno dei falsi amici di cui stiamo parlando?
Ebbene sì. I brasiliani utilizzano la parola ciao (che si scrive tchau, ma si pronuncia proprio come in italiano) solo quando se ne stanno andando via. Come per dire:

  • arrivederci
  • alla prossima
  • a mai più

Sempre a seconda del contesto.

Una volta, in ufficio, a pochi mesi dal mio arrivo a San Paolo e dal mio esordio lavorativo, mi capitò di accogliere con un caloroso C-I-A-O! uno dei miei colleghi. Lui si aspettava a quel punto di prendersi anche una bella porta in faccia, proprio dalla nuova (e già classificata come instabile) compagna di scrivania. Chi bene inizia è già a metà dell’opera, vero?
Quindi, se avete appena incontrato un vostro amico brasiliano e volete salutarlo (o se non volete farvi dei nemici sul lavoro), ma avete capito che il ciao non funziona, potete scegliere tra:

  • oi o olà, più informali;
  • bom dia, boa tarde o boa noite, più formali (sempre a seconda del momento della giornata).

Figa

Meno male che questa parola non si usa molto qui, perché tutte le volte che la sento salto per aria. Chiariamo bene le cose, qui in Brasile sono io la milanese imbruttita (anche se, con tutto il rispetto per le mie origini, trovo che esistano tanti altri intercalari più “simpatici” di questo).
Una sera, alcuni amici di San Paolo mi invitarono ad andare al Figa Bar. Il posto si presentava con quella luce rossastra tipica di alcuni locali che.. va beh, ci siam capiti. Ma l’apparenza (e il nome) a volte inganna: si trattava infatti di un normalissimo ristorante.
Sì, perché “figa”, in portoghese, vuol dire buona fortuna ed è quindi una parola di buon auspicio.
Io comunque, nel dubbio e per non sbagliare, preferisco utilizzare l’espressione boa sorte. Secondo me, è proprio per dare una valida alternativa a noi italiani – ed evitare figuracce, che Ben e Vanessa hanno deciso di scriverci pure una canzone. Tra l’altro con la doppia versione, metà in portoghese e metà in inglese, per farsi capire anche da chi è ancora principiante. 

Tomar banho

In Italia se vuoi fare la doccia, dici che vai a fare la doccia. Se vuoi fare il bagno, dici che vai a fare il bagno. E per noi non fa una piega.
In Brasile se vuoi fare la doccia, dici che vai tomar banho.
E se vuoi fare il bagno, dici che vai tomar banho. E anche per loro non fa una piega.
I brasiliani sono uno dei popoli più fissati con l’igiene personale che io abbia mai conosciuto. Sarà per il caldo, ma anche durante il loro inverno (che non è di certo rigido quanto il nostro, ma neanche così mite, dato che i riscaldamenti qui quasi non esistono) hanno spesso l’abitudine di fare minimo due docce al giorno.
Una volta, durante un churrasco, ebbi la malaugurata idea di dire a tutti i presenti, con molta fierezza, che io nunca tomo banho. Avrei voluto dire che faccio solo la doccia, perché non mi piace fare il bagno. Ma tradotta in portoghese la mia frase suonava come un “non mi faccio mai né il bagno né la doccia”. Insomma, non mi lavo.
Tanti gli occhi che in quel momento si rivolsero al cielo, le mani che strizzarono schifate i rispettivi nasi e gli amici che da quel giorno divennero un po’ meno intimi, pur continuando a volermi bene. Ma a debita distanza. Anche se ovviamente avrete capito che sto esagerando, io da quel giorno dico a tutti che mi piace tantissimo tomar banho. Anche se continuo a preferire la doccia.

Esquisito, esquisita

Quando si è all’estero, si sa, mettersi ai fornelli è una grande responsabilità. Nell’immaginario dei brasiliani, ad esempio, l’italiano sta alla cucina come il giapponese sta al sushi. Molti di loro ignorano però un dettaglio fondamentale: quando eravate in Italia, era la mamma che faceva da mangiare.
Voi, che avete finalmente deciso di buttare il cuore oltre l’ostacolo, avete invitato tutti i vostri amici a cena, per preparare un piatto della tradizione culinaria italiana.
Only the brave, solo i coraggiosi.
Come prima cosa, avete chiesto l’aiuto da casa, proprio a lei, a vostra madre. Nel dubbio vi ha risposto tutta la squadra speciale più i rinforzi, quindi anche nonna, zia e le sue compagne del coro, mandandovi mille ricette con foto, dall’antipasto al caffè.
Finalmente il piatto è in tavola. Quando il tintinnare energico delle posate si arresta, e voi siete impazienti di ricevere quel tanto desiderato commento che vi ripagherà per tutti gli sforzi fatti, uno dei commensali mormora: “mmmmm… esquisito”.
A quel punto, voi non sapete se: 1. saltare sulla sedia, 2. esultare lanciando piatti o 3. piangere di gioia. Ce l’avete fatta, se ha detto che è esquisito, gli sarà piaciuto sicuramente tantissimo. Mi spiace fare la guastafeste, ma vi consiglio di frenare subito ogni entusiasmo.
Esquisito in portoghese non vuol dire squisito, ma strano. E non nel senso buono, di un complimento alla diversità. Proprio strano di insolito. In questo caso, senza girarci troppo intorno, di schifoso.
Come fate quindi a fare o a ricevere (magari la prossima volta) un complimento e a dire che qualcosa vi è proprio piaciuto ed è squisito/a, come in italiano? Eccovi qualche alternativa:

  • delicioso/a: delizioso/a
  • (bom/boa) demais: super buono
  • muito bom: molto buono
  • excellente: eccellente

Palestra

Siete in ufficio ad ammazzarvi di lavoro. State terminando una di quelle presentazioni che non finiscono mai e che il capo dei capi vi ha chiesto oggi per ieri.
Chiedete aiuto al vostro responsabile, che però vi rimbalza, dicendovi che deve andare a una palestra ed è anche molto in ritardo.
Provate col vostro collega, che però vi rimbalza, dicendovi che anche lui deve andare a una palestra.
Ripiegate sullo stagista, che vi ha già rimbalzato, perché scoprite che è uscito senza dirvi niente per andare alla palestra.
Anche la segretaria sembra non essere più seduta al suo posto da un pezzo.
Ma davvero voi, mentre tutti gli altri sono andati a mettersi in forma, siete gli unici rimasti in ufficio al computer ad allenare i muscoli della mano e il carpale? Prima di pensare alla vostra sfortuna e cercare su Spotify una musica tristissima da poter cantare (tanto non c’è nessuno, intorno a voi solo il nulla) date un’occhiata al calendario condiviso.
Vedrete la parola palestra lampeggiare sul vostro schermo. Era la giornata del corso di formazione (o seminario) e voi ve ne eravate completamente dimenticati. Per scacciare l’amarezza, niente come un po’ di movimento e una carica di endorfine. Ma come si dice allora palestra in portoghese? Academia.

Questi sono soltanto alcuni esempi di falsi amici che potrete incontrare facendo la conoscenza della lingua portoghese. Ce ne sono davvero tanti altri, ma con un po’ di pazienza e pratica riuscirete a smascherarli uno per uno.

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