Le 10 onomatopee tedesche che riproducono i più bei suoni esistenti in natura

La melodia è artefice della musicalità della lingua parlata ma sono in realtà le parole a dare vita linguistica ai suoni esistenti in natura! Di seguito le dieci parole tedesche grazie alle quali potete imitare i più bei suoni esistenti in natura.
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Le 10 onomatopee tedesche che riproducono i più bei suoni esistenti in natura

Illustrazioni di Eleonora Antonioni

Le parole onomatopeiche sono quelle che riproducono i suoni esistenti in natura.
Il cosiddetto fonosimbolismo o l’arte di creare delle onomatopee, è dunque la capacità espressiva della lingua di imitare foneticamente il suono di azioni, oggetti o versi esistenti in natura, mediante la creazione di specifici elementi lessicali. 

Esistono tre tipi principali di onomatopee:

  • Le voci onomatopeiche: parole che sono state oggetto di un completo adattamento grammaticale, con l’aggiunta di desinenze e suffissi che le rendono elementi stabili (soprattutto sostantivi e verbi) della lingua (esempio: bisbigliare, verbo che descrive l’azione e allo stesso tempo imita acusticamente l’atto del parlare sommesso).
  • Le interiezioni onomatopeiche o ideofoni: parole senza un significato proprio che imitano i versi degli animali, delle sensazioni fisiche o dei suoni: crack, bum, bang!
  • Le onomatopee descrittive: parole che non imitano propriamente il suono ma lo descrivono, come nel caso di intirizzito, probabilmente derivato di “intero” e poi alterato per onomatopea. 

I diversi tipi di onomatopee sono molto usati nella poesia come nel linguaggio comune, basta aguzzare l’udito nel proprio quotidiano per scoprire una grande varietà di parole che imitano dei suoni esistenti in natura. Ed è per questo che ci siamo divertiti in questo articolo a raccogliere alcune tra le più belle onomatopee esistenti nella lingua tedesca. Provare per credere!


Le nostre 10 onomatopee tedesche preferite


Papperlapapp (sciocchezze, baggianate)

Qualcuno sta raccontando una serie di incredibili stupidaggini da farvi restare senza parole? Provate a interromperlo esclamando di cuore un bel: Papperlapapp! (Sciocchezze!), espressione entrata nel Duden già nel 1880. La sillaba “Papp” imita l’atto di “pappare” (mangiare avidamente o rumorosamente) dei bambini. L’espressione può dunque voler dire: “smettila di farfugliare in modo infantile!”, o ancora “sei capace di dire solo delle baggianate“. Per quanto grazioso risuoni il termine Papperlapapp è evidente come il suo significato possa avere delle accezioni negative se riferito alle sciocchezze espresse da qualcuno.

Onomatopee tedesche: Papperlapapp


Wauwau (baubau)

Ci avete mai pensato? In Inghilterra quando un cane abbaia non fa baubau ma bow-wow. In Polonia al contrario fa hau hau. Mentre in Spagna i cani abbaiano con un deciso guau guau. I bambini che stanno imparando si esprimono attraverso dei suoni linguistici che identificano le cose per il loro rumore associato, una moto diventa ad esempio un brumbrum e un cane un wauwau (o un più nostrano baubau), modalità più semplice e diretta per loro per descrivere il mondo che li circonda. In base alla lingua nativa di partenza i genitori, rispondendo ai loro bambini, supportano la loro scoperta del mondo, dicendo in base alla lingua parlata: “ein Wauwau” (un baubau) o “Look, a bow-wow!”


Piep (cip-cip e bip-bip)

Che cosa hanno in comune un uccellino affamato e una sveglia in tedesco? Entrambe fanno Piep (cip-cip e bip-bip), quando vogliono destare attenzione. Questa espressione imita un suono stridulo e acuto, come di un essere che chiede aiuto. Molti animali utilizzano suoni acuti per segnalare un pericolo in agguato, così come lo stridulo Piep (bip-bip) della sveglia è capace di svegliarci la mattina. E sinceramente parlando, quante persone sarebbero capaci di alzarsi dal letto la mattina se la sveglia emettesse al posto del bip un dolce fruscio?

Onomatopee tedesche: Piep


Peng (bang, bum)

Senza sospettare nulla, ti dirigi verso un parco-giochi. Improvvisamente ti assale un cowboy, cerchi di scappare ma alla fine vieni colto da un fragoroso bang-bang, ed è chiaro per che per te è la fine, sei stato ferito! L’espressione Peng (bang bang) non è amata solo dai piccoli cowboy e dalle piccole cowgirl ma viene spesso usata nei fumetti in associazione anche ai boati, agli scoppi e alle esplosioni. Peng (bang bang o bum) è diventata un’espressione ricorrente del linguaggio comune per esprimere qualcosa di inaspettato: “Aprii la porta e …peng (bum)!  Mi cadde il mondo addosso.” Bè, forse in questo caso è molto meglio essere assaliti da un piccolo cowboy.


Knistern (frusciare)

Mai suono fu più accogliente e familiare! Si pronuncia lentamente iniziando dal suono scricchiolante della “k” per poi arrivare alla “s” sorda: Kniiiiiissssteeern, con un po’ di fantasia potete immaginare di essere di fronte a un falò o a un fiammifero che si consuma lentamente. Ai meno romantici, il suono di questa parola potrebbe ricordare invece un capo sintetico estratto dall’asciugatrice. Knistern si riferisce anche a rumori di tipo elettrico (ad esempio il fruscio o ronzio proveniente dagli altoparlanti). Quest’espressione descrive un rumore continuo e sommesso che si può sperimentare durante un viaggio avventuroso o mentre si è impegnati nelle faccende domestiche.


Flipflop (infradito)

Flip-flop-flip-flop-flip-flop è il suono che ci ricorda che è finalmente estate! Facile risalire alla provenienza onomatopeica del nome tedesco Flipflop per riferirsi alle infradito. E anche se oramai la moda ha sfornato varianti modaiole in tessuto o pelle, le infradito originali sono in plastica. Ed è proprio per questo che flippano e floppano in questo modo meraviglioso.

Onomatopee tedesche: Flipflop


Tirilieren (cinguettare)

“Alle Vögel sind schon da/alle Vögel, alle. (Tutti gli uccelli sono già qua/tutti gli uccelli sono qua). / Welch ein Singen, Musizieren, / Pfeifen, Zwitschern, Tirilieren!“ (Che bel cantare, musicare, / fischiettare, pigolare, cinguettare!). Lo scopo della poesia Frühlings Ankunft (L’arrivo della primavera), scritta da Heinrich Hoffmann von Fallersleben era quello di riprodurre la molteplicità dei versi degli uccelli. A questo proposito lo scrittore scelse il termine tirilieren, o se vogliamo, la versione elaborata del termine onomatopeico Piep. Fallersleben è conosciuto per le sue canzoni per bambini ricche di onomatopee, e fu sempre lui a comporre, l’oramai datato e un po’ altisonante inno nazionale tedesco.


Blubbern (ribollire, gorgogliare)

Provate a mettervi di fronte a uno specchio ripetendo blup, blup, blup. Vi sembrerà di riprodurre il suono di un minestrone che ribolle in pentola. Imitazione del suono di una bolla che si crea all’interno di un liquido gorgogliante per poi esplodere producendo un sordo blup, e non importa a che temperatura e né se si tratta di minestrone o di sugo al pomodoro. Blubbern viene usato anche per riferirsi al borbottio di chi si esprime in modo poco chiaro, per cui meglio evitare bibite con le bolle prima di tenere un discorso.

Onomatopee tedesche: Blubbern


Kladderadatsch (patatrac)

Un bicchiere di vetro che cade fa crash! Un libro: tonf! Come suona invece un pianoforte che precipita dal terzo piano in un negozio di porcellane? Kladderadatsch! Vera e propria opera d’arte tra i termini onomatopeici, Kladderadatsch descrive uno schianto o il rumore prodotto da vetri che vanno in frantumi e ci permette di visualizzare come se fosse davanti a noi il cacofonico patatrac provocato da un pianoforte che precipita in un negozio di porcellane. Kladderadatsch usato come sostantivo si riferisce a un momento di caos, di grande confusione (“È successo un patatrac, è precipitato un pianoforte dal terzo piano!”). Termine che conobbe un gran successo nel 1848 per l’omonima rivista satirica.


Jodeln (da yodel)

Ci riferiamo all’Alm-Öhi (nonno o vecchietto delle alpi, vedi Heidi) che intona il famoso canto Hollera-hidi tra le belle montagne alpine. Il termine Jodeln pronunciato mangiandosi la seconda sillaba, risulta già di per sé molto pittoresco. Storicamente entra a fare parte del vocabolario tedesco nel 19esimo secolo e si riferisce al tipico richiamo yodel e usato soprattutto nella zona delle Alpi. Anticamente in queste zone alpine le persone comunicavano a distanza con il grido cantato: Ahalles-Klario? – Jo (“Tuuutto beenee? – Bene… grazie).

 

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