Doppiaggese: espressioni doppiate in italiano che non vengono utilizzate

Da “ehi amico” a “dannazione”, vediamo insieme alcune curiose espressioni tipiche del cosiddetto “doppiaggese”.
Doppiaggese: espressioni doppiate in italiano che non vengono utilizzate

In questo articolo vi abbiamo parlato di celeberrime citazioni cinematografiche nella loro lingua originale, mentre in questo e in quest’altro abbiamo visto come accenti e dialetti non siano affatto facili da rendere in fase di doppiaggio. Oggi invece, sempre a proposito di film, serie tv e traduzioni, vediamo alcune espressioni del cosiddetto “doppiaggese”, noto anche come dubbese, in inglese. Si tratta di espressioni tipiche di pellicole e serie doppiate. Alcune, in italiano, vengono usate esclusivamente in quest’ambito e, inserite qua e là nei dialoghi doppiati, suonano sempre un po’ innaturali, anche se ormai ci abbiamo fatto l’orecchio. In altri casi, invece, queste espressioni sono entrate e far parte del vocabolario comune di noi italiani, ma molti non sanno che derivano proprio dal mondo del doppiaggio. Vediamone insieme alcune.

Ehi, amico

“Ehi amico” è una delle espressioni più comuni del doppiaggese, ma a quanti di voi è capitato di sentirla (o addirittura di usarla) nel mondo reale? Credo quasi nessuno, se non in tono ironico. Si tratta di un calco dell’inglese ehi man o yo man. “Amico” è stato il massimo che i nostri adattatori dialogisti hanno potuto fare, soprattutto se teniamo conto di tutti i vincoli del doppiaggio, come l’isocronia e la sincronizzazione del labiale. In pratica, serviva una parola breve come man e che possibilmente “ci assomigliasse”, ovvero che contenesse almeno qualche lettera uguale. “Amico” non sembra anche a voi la soluzione migliore? L’alternativa, in alcuni casi, è quella di eliminare direttamente l’appellativo man e procedere con il resto della traduzione, anche se questo significa togliere un po’ di enfasi alla frase originale.

Se già pochi di voi avranno mai detto “ehi amico”, forse ad ancor meno italiani sarà capitato di dire “fottiti amico”. L’espressione inglese da cui deriva, con ogni probabilità, già la conoscete.

Figliolo

“Figliolo” è un altro appellativo del tutto insolito in italiano, ma piuttosto frequente in “doppiaggese”. Si tratta semplicemente di una traduzione dell’inglese son e anch’esso è spesso preceduto da un amichevole “ehi”, sia nelle versioni originali che, di conseguenza, in quelle doppiate in italiano.

Dolcezza

In inglese (e quindi, chiaramente, in film e serie tv di lingua inglese) si usano anche una valanga di vezzeggiativi e nomignoli sdolcinati che per agenzie di traduzione e doppiaggio rappresentano delle bellissime gatte da pelare. Darling, dear, honey e sweetie sono i più diffusi, e spesso – sempre per i vincoli di sincronia che vi spiegavo prima – vengono tradotti in “doppiaggese” con “dolcezza”. Per quanto tutti i nomignoli siano per definizione un po’ imbarazzanti e, comunque, strettamente personali, credo di poter dire che “dolcezza” è davvero molto, ma molto poco usato in italiano. A volte però, in film e serie tv si utilizzano anche i più natural-sounding “tesoro” e “piccola”. Solo nel caso di baby i nostri amici traduttori possono tirare un sospiro di sollievo e lasciare il vezzeggiativo inglese esattamente così com’è anche nei dialoghi doppiati in italiano.

Oh, dannazione

Le parolacce meritano un capitolo a parte: qui ci siamo chiesti perché @#$% le usiamo, mentre qui ve ne abbiamo proposte alcune deliziosamente vintage e vecchio stile. Per quanto riguarda invece serie tv e film doppiati, possiamo dirvi che spesso le parolacce non sono altro che calchi delle versioni originali in inglese, ovvero traduzioni super letterali e non sempre fluidissime. La più famosa è forse “dannazione”, dall’inglese damn. Bella, per carità, ma totalmente assente nel nostro linguaggio quotidiano. Lo stesso vale anche per “dannato” (da damned) e per altre frequenti alternative del doppiaggese quali “maledizione” e “maledetto”.

Ci puoi scommettere

Ci sono poi alcune espressioni, come vi dicevo all’inizio dell’articolo, che utilizziamo in modo piuttosto naturale nel nostro linguaggio di tutti i giorni, senza però sapere che derivano proprio da questo vasto e affascinante mondo che è il doppiaggio. “Ci puoi scommettere” è il caso più emblematico e deriva dall’inglese you can bet, ma esistono anche molti altri esempi di questo tipo, come “dacci un taglio” (da cut it out), “l’hai detto” (da you said it), “la sai una cosa?” (da you know what?) e “nessun problema” (da no problem, che ormai da tempo utilizziamo spesso anche direttamente in inglese).

Se volete scoprire altre curiosità su film e traduzioni, queste belle carrellate di titoli di film tradotti in italiano e titoli di film tradotti (male) in italiano potrebbero fare al caso vostro.

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Valeria Visciglia
Valeria Visciglia è una studentessa ed ex ballerina nata a Torino. Dopo essersi diplomata con una tesina sul cervello poliglotta, si è iscritta alla facoltà di Scienze della Mediazione Linguistica. I suoi interessi includono scrivere, frequentare concerti, coccolare gatti, prendere aerei e cercare di capire qual è la sua lingua preferita.
Valeria Visciglia è una studentessa ed ex ballerina nata a Torino. Dopo essersi diplomata con una tesina sul cervello poliglotta, si è iscritta alla facoltà di Scienze della Mediazione Linguistica. I suoi interessi includono scrivere, frequentare concerti, coccolare gatti, prendere aerei e cercare di capire qual è la sua lingua preferita.

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